Le terapie con radioligandi rappresentano un nuovo capitolo della lotta contro il cancro, grazie all’approccio pionieristico della teranostica, nel quale diagnosi e terapia si integrano. I radioligandi sono in grado di veicolare radiazioni direttamente alle cellule che esprimono il target specifico, con un’azione mirata, e rappresentano una delle aree di ricerca più promettenti nel trattamento dei tumori avanzati. Parallelamente alla disponibilità di questa terapia, emerge la necessità di realizzare modelli organizzativi in grado di rispondere alla nuova domanda di cura.
“La terapia con radioligandi rappresenta un’innovazione rilevante, perché permette di colpire in modo selettivo la malattia sulla base delle caratteristiche biologiche del tumore”, spiega Fabio Calabrò, Direttore UOC Oncologia Medica 1, Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena” di Roma, “È un approccio che integra diagnosi e trattamento e consente di trattare i pazienti che possono realmente beneficiarne, aprendo nuove opportunità nella medicina personalizzata”.
Novartis è tra le aziende pioniere nello sviluppo delle terapie con radioligandi, oggi considerate una delle piattaforme più avanzate della medicina di precisione in oncologia. L’Italia è in prima fila nella produzione globale di radioligandi, grazie alla presenza di siti altamente specializzati come quelli di Ivrea e Saluggia.
Una sfida per il sistema sanitario
La possibilità di disporre di terapie avanzate e altamente tecnologiche come quelle con radioligandi implica la capacità del sistema sanitario di garantirne l’accesso a tutti i pazienti. Una domanda crescente e una distribuzione non ancora omogenea delle infrastrutture rischiano di generare disuguaglianze nel raggiungere questo obiettivo.
Si impone, quindi, un’evoluzione dei modelli organizzativi: maggiore integrazione tra oncologia e medicina nucleare, processi più efficienti e, soprattutto, un potenziamento della capacità operativa dei centri per garantire una presa in carico tempestiva e la continuità assistenziale.
La situazione in Italia
Il monitoraggio dei centri evidenzia un progressivo rafforzamento della capacità del sistema di accogliere l’innovazione sul territorio nazionale, con un totale di 47 centri attivi distribuiti in 18 regioni italiane, ma al tempo stesso mostra una distribuzione non uniforme, con una maggiore concentrazione nelle regioni del Nord e del Centro.
La Lombardia è una delle aree a maggiore densità di centri, seguita da Lazio, Campania ed Emilia-Romagna, mentre alcune regioni del Sud e delle Isole, come Calabria e Sardegna, dispongono di un numero più limitato di strutture.
I dati, dunque, evidenziano quindi un duplice trend: da un lato, il consolidamento della rete nazionale e l’ampliamento dell’offerta; dall’altro, la necessità di proseguire nel rafforzamento dei modelli organizzativi e delle reti regionali per garantire un accesso sempre più equo e omogeneo alle cure su tutto il territorio.
“La diffusione della terapia con radioligandi pone sfide organizzative rilevanti, sia in termini di capacità dei centri sia di accesso per i pazienti,” osserva Claudio Rossetti, Direttore S.C. Medicina Nucleare Ospedale Niguarda e Coordinatore del Dipartimento interaziendale di Medicina Nucleare della Lombardia, “La collaborazione tra centri è un fattore chiave: modelli condivisi permettono di gestire in modo coordinato le diverse fasi del trattamento, migliorando l’accessibilità e la qualità della presa in carico”.
Il progetto RE-MODEL
Novartis, in collaborazione con il Politecnico di Milano, ha sviluppato il progetto RE-MODEL. Grazie al coinvolgimento di oltre 20 centri di Medicina Nucleare a livello nazionale, RE-MODEL ha evidenziato come modelli organizzativi evoluti, che consentano una gestione diurna del paziente, possano portare a un incremento della capacità operativa fino all’80%, permettendo di trattare fino al 15% in più di pazienti attraverso un utilizzo più efficiente delle risorse disponibili e una rimodulazione dell’impiego di spazi e personale, con un aumento di oltre il 40% dell’indice di rotazione dei posti letto.
“Oggi il valore dell’innovazione si misura anche nella capacità del sistema di renderla concretamente accessibile – conclude Marco Amorese, Head of Innovation, Business Excellence & Execution and Mature Brands, Novartis – Per questo diventa centrale la capacità del sistema sanitario di accogliere e integrare questa innovazione: accanto alla disponibilità della piattaforma terapeutica, servono organizzazione, integrazione multidisciplinare e adeguata capacità operativa dei centri. La sfida oggi non è solo innovare, ma rendere l’innovazione realmente disponibile per tutti”.