Torino. Partorisce dopo autotrapianto di tessuto ovarico. La prima volta in Italia

Torino. Partorisce dopo autotrapianto di tessuto ovarico. La prima volta in Italia

Torino. Partorisce dopo autotrapianto di tessuto ovarico. La prima volta in Italia
La mamma era affetta da una forma di beta talassemia, per curare la quale aveva dovuto sottoporsi a chemioterapia, che l’aveva resa sterile. Crioconservando e ritrapiantando il proprio stesso tessuto ovarico, la donna è riuscita dopo 8 anni a concepire naturalmente.

15 marzo 2011, una data che forse andrebbe segnata sul calendario. È infatti proprio a metà mattinata, che è nata la prima bimba concepita in Italia grazie all’autotrapianto di tessuto ovarico, crioconservato prima di un trattamento chemioterapico. Scenario di questo evento, che è anche uno tra i primi al mondo, è stato l’Ospedale Sant’Anna di Torino. La crioconservazione di questo tipo di tessuti è una tecnica sperimentale avanzata ed innovativa, pensata per permettere la gravidanza a tutte quelle donne che devono sottoporsi a terapie che potrebbero compromettere la loro capacità riproduttiva.
 
 
In questo caso, la neomamma era affetta da una forma di beta talassemiaper la quale all’età di 21 anni era stata sottoposta ad un trapianto di midollo osseo da donatore familiare, che richiedeva una preventiva chemioterapia ad alte dosi. Unico modo per permettere alla donna di avere figli anche a seguito del trattamento, che l’avrebbe certamente resa sterile, i medici avevano prelevato in laparoscopia dei campioni tessuto ovarico ricco di ovociti, che era stato immediatamente congelato. Per circa 8 anni è stato crioconservato in azoto liquido presso il Laboratorio FIVER dell’ospedale Sant’Anna, fino a quando, nel 2010, la paziente ha chiesto di poter scongelare il proprio tessuto ovarico e di ritrapiantarlo per poter ricercare una gravidanza. Ciò è avvenuto nel marzo dello stesso anno, in cui la paziente è stata sottoposta, per la prima volta in Italia, a due interventi chirurgici laparoscopici a questo scopo.

Dopo il trapianto di midollo osseo e la chemioterapia la paziente era entrata in menopausa, accusando i sintomi tipici, per questo era stato necessario impostare una terapia ormonale sostitutiva con estrogeni e progesterone. Ma dopo il trapianto la paziente ha potuto sospendere la terapia ormonale senza accusare i sintomi della menopausa e, dopo tre mesi dall’intervento, si è osservata la ripresa di cicli mestruali spontanei. Dopo poco più di un anno la paziente è rimasta incinta spontaneamente. La gravidanza ha avuto un decorso regolare ed oggi ha partorito con taglio cesareo Aurora, una bimba di 3670 grammi. 
 

La menopausa precoce, o meglio l’insufficienza ovarica prematura, è una patologia in costante aumento, sia per cause genetiche o autoimmuni sia, in particolare, per l’effetto indesiderato di terapie chemioterapiche o radiologiche finalizzate alla cura di tumori o di gravi malattie internistiche. Una delle conseguenze di questi trattamenti è infatti il danno indotto sulle cellule uovo, presenti nelle ovaie in numero limitato e non in grado di moltiplicarsi ulteriormente. Il danno agli ovociti risulta irreparabile ed i farmaci chemioterapici con effetto tossico sulle ovaie causano nella maggioranza dei casi menopausa precoce o infertilità incurabili. 
 
Con questo caso, che rientra nel progetto “Fertisave”, attivato nel 1997 presso il Dipartimento Universitario di Discipline Ginecologiche ed Ostetriche dell'ospedale Sant’Anna, si potrebbe dunque aprire una nuova prospettiva per tutte le donne che perdono la possibilità di procreare nella lotta al cancro o ad altre malattie.

16 Marzo 2012

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