Traumi cerebrali. Nei picchi la proteina tau è protettiva?

Traumi cerebrali. Nei picchi la proteina tau è protettiva?

Traumi cerebrali. Nei picchi la proteina tau è protettiva?
Qual è il ruolo della proteina tau nel cervello degli esseri viventi? Un gruppo di ricercatori di Boston ha osservato che nel cervello dei picchi, che tutto il giorno sbattono la testa contro i tronchi, c’è un accumulo di Tau a differenza di altri uccelli che non becchettano. Quello che gli studiosi non sanno ancora è se l’accumulo di Tau sia protettivo o patologico, come accade nell’uomo

(Reuters Health) – Veri colpi di testa: se per una persona, sbattere la testa con tutta la forza su un tronco si traduce inevitabilmente in un trauma cerebrale, i picchi, che compiono questo atto un innumerevole numero di volte durante la loro vita, prosperano sulla Terra da circa 25 milioni di anni. Ma ora, una ricerca pubblicata su PLoS One dimostra, per la prima volta, che tutto questo sbatacchiare sembrerebbe avere conseguenze anche sul cervello dei pennuti: gli esami, infatti, avrebbero rivelato che tra i neuroni ci sarebbero accumuli di proteina “tau”, che nelle persone è associata a danni cerebrali caratteristici delle malattie neurodegenerative e dei traumi cranici.

I ricercatori hanno esaminato il tessuto cerebrale sia dei picchi  (Downy Woodpeckers), che di alcuni merli (Red-winged Blackbirds), provenienti entrambi dalle collezioni del Field Museum di Chicago e del Museo di storia naturale di Harvard, e hanno osservato che gli accumuli di proteina tau erano presenti solo nei picchi, mentre nei volatili che non picchiettano no.

“Si pensava che i picchi non avessero lesioni cerebrali – afferma George Farah, che ha lavorato allo studio dell'Università di Boston – ma questa ricerca sembra suggerire il contrario”. Gli scienziati stanno ora cercando di capire se l'accumulo di “Tau” nel picchio sia indicativo di danno cerebrale o se in qualche modo sia protettivo.

I picchi hanno diversi meccanismi di adattamento che permettono di attenuare l'impatto del becchettare. Affrontano una sostanziale forza gravitazionale, dovuta all'effetto dell'accelerazione della testa sul corpo, per beccare cibo come insetti e linfa dagli alberi o per attrarre i compagni, il picchio può arrivare a beccare con una forza anche di 1.400 grammi, notevole se si pensa che una persona può arrivare ad avere una commozione cerebrale con un impatto anche di soli 60 grammi. La proteina Tau, dunque, nel picchio, sembrerebbe aiutare a stabilizzare le cellule nervose del cervello. Se un neurone è danneggiato, la proteina tau può accumularsi, alterando, a volte, la funzione cerebrale.

Cummings ha sottolinato che ci sono molti tipi di Tau e alcuni di questi potrebbero essere neuroprotettivi. “Se effettivamente l’atto di becchettare porta ad un aumento dell'accumulo di Tau, il nostro studio non può rilevare la differenza tra Tau che potrebbe essere protettiva e Tau che può svolgere un ruolo patologico", afferma Cummings. Tuttavia, secondo il ricercatore, si può ipotizzare che poiché gli uccelli esistono da milioni di anni e prosperano, la malattia neurodegenerativa correlata al trauma potrebbe non essere un problema”.

Fonte: PLoS One

Will Dunhan

(Versione italiana Quotidiano Sanità/ Popular Science)

Will Dunhan

06 Febbraio 2018

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