Tumori legati ad infezioni, nasce Ue Shield per diffondere prevenzione e vaccinazione

Tumori legati ad infezioni, nasce Ue Shield per diffondere prevenzione e vaccinazione

Tumori legati ad infezioni, nasce Ue Shield per diffondere prevenzione e vaccinazione

Il progetto Ue Shield punta ad agire contro Hiv, tubercolosi, epatite B e C e papilloma virus. Da sole le infezioni prevenibili sono riconducibili ad un tumore su otto.

Ogni anno, in Europa, oltre due milioni di persone ricevono una diagnosi di tumore e circa un caso su otto è riconducibile a un’infezione che avrebbe potuto essere evitata. Per rispondere a questa sfida, l’Unione europea, nell’ambito del Piano europeo per la lotta contro il cancro, sta rafforzando gli investimenti nella prevenzione delle infezioni oncogene, promuovendo l’accesso alla vaccinazione, ai test diagnostici e alle cure.

Nel continente europeo, infatti, un numero ancora troppo elevato di tumori è legato a infezioni prevenibili o curabili se individuate per tempo. Patogeni come il papillomavirus umano (HPV), i virus dell’epatite B e C, l’HIV e il batterio responsabile della tubercolosi sono complessivamente all’origine di circa il 12,5% dei casi di cancro. Interventi tempestivi di prevenzione, diagnosi precoce e trattamento possono ridurre in modo significativo questo impatto. Un esempio concreto è rappresentato dal calo dell’incidenza del tumore del collo dell’utero osservato in diversi Paesi dopo l’introduzione della vaccinazione anti-HPV nei programmi vaccinali pediatrici.

In questo contesto si inserisce SHIELD, un nuovo progetto europeo di cui si è recentemente tenuto il kick-off meeting, che ha l’obiettivo di semplificare l’accesso alla vaccinazione, ai test e ai percorsi di cura. L’iniziativa è finanziata dall’UE con quasi 20 milioni di euro e coinvolge 25 Paesi europei. Il coordinamento è affidato al Centro di Eccellenza per la Salute, l’Immunità e le Infezioni (CHIP) del Rigshospitalet di Copenaghen, mentre l’Istituto Superiore di Sanità coordina uno specifico Work Package dedicato a HPV ed epatite B.

“Troppe persone sviluppano un tumore a causa di infezioni che avremmo potuto prevenire – afferma Jens Lundgren, Professore di Malattie Infettive presso l’Università di Copenaghen e il Rigshospitalet -. L’azione congiunta SHIELD si concentrerà sull’inclusione, affinché nessuno resti escluso dai servizi. L’obiettivo finale è salvare vite umane e ridurre le disuguaglianze in ambito sanitario, superando confini nazionali e barriere sociali”.

L’azione SHIELD lavorerà per ampliare l’accesso alla vaccinazione contro HPV ed epatite B e per migliorare le attività di individuazione e test per epatite B e C, HPV, HIV e tubercolosi. Sebbene in molti Paesi europei siano già attivi programmi di prevenzione e screening, persistono barriere strutturali che ostacolano l’accesso ai servizi o ne ritardano l’utilizzo, aumentando il rischio di progressione dell’infezione verso forme tumorali. Un indicatore emblematico è la copertura vaccinale anti-HPV: pur essendo la vaccinazione per le ragazze prevista in tutti i Paesi UE, la percentuale di quindicenni vaccinate varia sensibilmente, oscillando tra il 7% e il 96%, con valori superiori al 50% in tre Paesi su quattro.

Una parte rilevante del progetto è dedicata allo sviluppo di modelli basati sui dati nazionali, capaci di stimare l’impatto delle politiche di prevenzione sull’andamento delle malattie. Questi strumenti permetteranno, ad esempio, di valutare come varia la diffusione dell’HIV in seguito alla riduzione degli interventi di prevenzione, come la distribuzione di siringhe sterili, oppure di definire la frequenza ottimale dello screening per il tumore cervicale in contesti in cui la vaccinazione anti-HPV è già ampiamente diffusa.

Grazie a questi modelli, i Paesi potranno pianificare strategie di prevenzione e vaccinazione più efficaci e mirate. Nel lungo periodo, ciò contribuirà a rendere i servizi di prevenzione più accessibili, appropriati, inclusivi ed economicamente sostenibili.

Oltre a questi obiettivi, SHIELD intende:

-supportare i Paesi nel contrasto allo stigma e alla discriminazione associati a HIV, epatiti virali, tubercolosi e infezioni sessualmente trasmissibili, come leva per aumentare prevenzione, test e adesione alle cure;

-formare educatori e operatori sanitari affinché evitino atteggiamenti stigmatizzanti nella consulenza e nell’assistenza;

-sviluppare informazioni più chiare, accessibili e inclusive sulla prevenzione e il trattamento, rivolte anche ai gruppi più vulnerabili;

-rafforzare il monitoraggio della copertura vaccinale, con particolare attenzione alle popolazioni a rischio;

-migliorare e personalizzare i percorsi di prevenzione, diagnosi e cura nei sistemi sanitari, sociali e penitenziari;

-raccogliere e condividere esperienze e buone pratiche a livello europeo, per garantire servizi più equi e omogenei, indipendentemente dal luogo di residenza.

18 Dicembre 2025

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