Una bandiera blu per i reparti di cardiologia

Una bandiera blu per i reparti di cardiologia

Una bandiera blu per i reparti di cardiologia
Dal congresso della Società europea di cardiologia l’Anmco lancia un nuovo progetto: identificare e certificare le Unità operative che garantiscono un percorso di cura di qualità destinato ai paziente con infarto.

Le cardiologie come le spiagge. Dotate di un bollino blu che ne certifichi la qualità del percorso di cura destinato ai paziente con infarto. È questo il progetto dell’ Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (Anmco) presentato nei giorni scorsi a Parigi nel corso del congresso della European Society of Cardiology (ESC).
“Il nostro obiettivo non è quello di rilasciare semplicemente un bollino di eccellenza: la certificazione per l’infarto è un processo che mette al centro il paziente poiché rappresenta una garanzia che venga rispettato il suo diritto all’accesso alle cure migliori, al trattamento più sicuro ed efficace, indipendentemente dal nome e dalla Regione italiana della struttura ospedaliera a cui si rivolge”, ha spiegato Marino Scherillo, Presidente dell’Anmco.
Il progetto, denominato Standard of Care e realizzato grazie al supporto dell’alleanza Lilly-Daiichi Sankyo, ricalca un sistema analogo adottato dal sistema sanitario inglese e, per il momento, ha identificato 10 Unità operative divise equamente tra Nord, Centro e Sud su cui verrà sperimentato il modello: l’Ospedale Di Circolo di Busto Arsizio, l’Ospedale Civile di Legnano, gli Ospedali Riuniti-Ospedale Cattinara di Trieste, l’Ospedale Ca' Foncello di Treviso, l’Ospedale Civile Murri di Fermo, il San Filippo Neri di Roma, l’Azienda Ospedaliera Rummo di Benevento, l’Ospedale San Paolo di Bari, l’Ospedale Civile San Giovanni di Dio di Crotone el’Ospedale Civile Pugliese di Catanzaro.
In questa prima fase i responsabili Anmco del progetto definiranno e formalizzeranno gli elementi costitutivi di un modello di riferimento che sarà successivamente applicato dai dieci reparti pilota. Il modello sarà inoltre validato da un ente terzo certificatore seguendo l’iter di certificazione ISO 9001:2008. Solo in un secondo momento verrà esteso altre 400 unità coronariche presenti sul territorio.
Dal Congresso di Parigi, inoltre, arriva una ulteriore novità in tema di gestione dell’infarto. A 4 anni dall’ultimo aggiornamento, sono state presentate le nuove linee guida ESC per l’infarto NON STEMI (evento cardiaco meno grave). Nelle nuove linee guida sono stati inseriti i nuovi farmaci antitrombotici, tra cui il prasugrel.
L’infarto NON STEMI ha un forte impatto sul Sistema Sanitario italiano sia in termini di ospedalizzazioni sia di costi sanitari. Ogni anno si ricoverano in Italia 130 mila pazienti con infarto di cui 60 per cento è NON STEMI; nel 40 per cento dei casi si tratta di anziani (70 anni), con una lunga storia di malattia cardiaca. Secondo l’Anmco, inoltre, il costo annuo per il trattamento dell’infarto miocardico in Italia è di circa 1 miliardo di euro annuo (la patologia è tra i primi 5 DRG per voce di spesa). Anche su questo fronte potrebbe essere utile il progetto Standard of Care: “se esteso a tutti i centri della penisola, potrebbe permettere un contenimento dei costi sul trattamento dell’infarto di circa il 15 per cento”, ha precisato Scherillo. 

02 Settembre 2011

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