Il valproato, farmaco ampiamente utilizzato contro l’epilessia e il disturbo bipolare, finisce ancora una volta al centro dell’attenzione del regolatorio europeo. Ma questa volta il verdetto è di segno diverso rispetto al passato.
Il comitato per la valutazione dei rischi in farmacovigilanza (Prac) dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) ha concluso che le prove attualmente disponibili su un possibile aumento del rischio di disturbi del neurosviluppo nei bambini nati da padri trattati con valproato sono “incoerenti” e che il ruolo causale del medicinale “è incerto”.
La revisione era stata avviata a luglio 2025 dopo la pubblicazione di uno studio danese basato su registri nazionali che non suggeriva alcun aumento del rischio. Un precedente studio del 2024, condotto sui dati di Danimarca, Norvegia e Svezia, aveva invece ipotizzato un possibile legame, portando il Prac a introdurre misure precauzionali per i pazienti di sesso maschile. In particolare, era stata raccomandata cautela per i tre mesi precedenti il concepimento.
Ora, dopo aver esaminato tutti i dati disponibili – compresi diversi studi osservazionali retrospettivi – il comitato rileva che i risultati sono contrastanti. “Differenze nel disegno degli studi, come i pazienti inclusi e il modo in cui sono state considerate le condizioni di salute di base, possono spiegare perché i risultati variano”, si legge nella nota. In sintesi: non è possibile stabilire se l’eventuale rischio sia dovuto al valproato o ad altri fattori, come la patologia di base del padre.
Misure precauzionali confermate fino al 2028
In attesa dei risultati di uno studio più ampio, specificamente progettato per superare i limiti delle ricerche precedenti, i cui esiti sono attesi per il 2028, il Prac ha deciso di mantenere le misure precauzionali introdotte nel 2024. Il comitato ha inoltre raccomandato di aggiornare le informazioni sul prodotto, la guida per gli operatori sanitari e quella per i pazienti maschi, per garantire l’accesso ai dati più recenti.
I disturbi del neurosviluppo – che includono disturbi dello spettro autistico, disabilità intellettiva, disturbi della comunicazione, Adhd e disturbi del movimento – continuano dunque a rappresentare un’area di attenzione, ma senza che sia possibile al momento parlare di un nesso causale accertato.
Ixchiq: vaccino anti-Chikungunya solo per chi è ad alto rischio
Novità anche per il vaccino Ixchiq, utilizzato per proteggere dagli 12 anni in su contro la malattia da virus Chikungunya. Il Prac ha raccomandato di limitarne l’uso alle sole persone ad alto rischio di infezione. La decisione arriva dopo una valutazione di routine dei dati di sicurezza, che ha evidenziato eventi avversi gravi – tra cui meningite asettica, infiammazione delle membrane che avvolgono cervello e midollo spinale – alcuni dei quali hanno portato a ospedalizzazione e a esiti fatali.
Gli effetti seri noti si manifestano principalmente nelle persone con più di 65 anni e in quelle con patologie croniche multiple, sebbene anche adulti giovani e altrimenti sani siano stati colpiti. Sono state osservate anche reazioni avverse simili a Chikungunya, prolungate o gravi, con deterioramento delle condizioni generali, comparsa di malessere, perdita di appetito, peggioramento di malattie preesistenti, encefalopatia, encefalite e confusione.
Il vaccino è controindicato nei pazienti con sistema immunitario indebolito e non deve essere somministrato insieme ad altri vaccini. Gli operatori sanitari riceveranno una comunicazione diretta per aggiornarli sulle nuove raccomandazioni.
Tavneos: monitoraggio epatico rafforzato
Infine, il Prac ha rafforzato le misure di sicurezza per Tavneos (avacopan), usato nel trattamento di due rare malattie infiammatorie dei vasi sanguigni: la granulomatosi eosinofilica con poliangioite e la poliangioite microscopica. Sulla base di recenti segnalazioni di lesioni epatiche gravi, inclusi casi con esito fatale, il comitato ha raccomandato un monitoraggio più stringente della funzionalità del fegato.
Prima di iniziare la terapia vanno eseguiti test di funzionalità epatica, che dovranno essere ripetuti almeno ogni due settimane nei primi tre mesi, poi ogni quattro settimane nei tre mesi successivi. Il trattamento deve essere interrotto immediatamente e permanentemente se si sospetta la sindrome dei dotti biliari a scomparsa (VBDS), una rara condizione in cui i piccoli dotti biliari all’interno del fegato vengono progressivamente danneggiati e scompaiono. Anche in questo caso, una comunicazione diretta informerà i medici delle nuove disposizioni.