Vescica iperattiva. L’Italia è l’unico Paese europeo a non rimborsare i farmaci innovativi

Vescica iperattiva. L’Italia è l’unico Paese europeo a non rimborsare i farmaci innovativi

Vescica iperattiva. L’Italia è l’unico Paese europeo a non rimborsare i farmaci innovativi
La qualità dei servizi e dei trattamenti, diversi tra le varie Regioni, penalizza 5 milioni di Italiani colpiti da questa malattia. La Finco ha stimato in 300 mln di euro la spesa per presidi passivi. Somma che potrebbe essere ridotta con un più facile accesso alle terapie farmacologiche moderne, come la Tossina botulinica A.

Sono più le donne 11.6% (2.833.623mila) degli uomini 7% (2.374.404) di età adulta ad essere colpite dalla vescica iperattiva o urgenza minzionale scarsamente controllata. Cinque milioni, in pratica quanto l’intera popolazione del Lazio. E se ai costi – 300 milioni l’anno, in presidi passivi – che penalizzano l’intero sistema sanitario, aggiungiamo la diversità della qualità dei servizi e dei trattamenti nell’ambito delle singole regioni e delle singole Asl, il risultato deludente è costituito dal forte disorientamento del cittadino colpito da questa patologia e il rischio reale di essere sottoposto a cure inadeguate o di non essere curato affatto. La sanità fa acqua? Di questa invalidante e poco conosciuta patologia se ne è parlato oggi a Roma in una conferenza stampa promossa dalla rivista di economia sanitaria Italian Health Policy Brief e dalla Associazione Parlamentare e Legislativa per la salute e la prevenzione, cui hanno partecipato parlamentari di diversa appartenenza politica, clinici e rappresentanti delle associazioni dei pazienti.

“L’Italia è l’unico Paese europeo che non rimborsa i farmaci innovativi – ha detto Giulio Del Popolo, Presidente della Società Italiana di Urodinamica ( Siud) – questo fatto orienta i medici a prescrivere prodotti più economici ma con maggiori effetti collaterali quali secchezza delle fauci, disturbi
alla vista ecc, oltre a indirizzare le persone colpite da questa malattia, verso l’uso di pannoloni o dispositivi per il cateterismo perché rimborsati dal Servizio Sanitario, oltretutto – ha osservato ancora il Presidente della Siud – con criteri diversi tra le regioni e le stesse Asl. La Finco (Federazione italiana incontinenti) ha stimato in 300 milioni di euro, il 70% in pannoloni, la spesa per questi presidi passivi. Somma che potrebbe essere ridotta a fronte di un più facile accesso alle terapie farmacologiche più moderne, come la Tossina botulinica A, capace di modulare la trasmissione neuromuscolare, controllando la contrazione vescicale".
 
L’infiltrazione intra-detursoriale di tossina botulinica A è iniziata a titolo sperimentale, con successo negli anni 90 ed è nota la sua elevata capacità di modulare appunto, la trasmissione neuromuscolare. Il fattore età è al momento, la causa maggiormente riconosciuta per la IV, ma proprio l’invecchiamento esponenziale della popolazione fa sì che il quadro è destinato ad aggravarsi. “Purtroppo dobbiamo registrare ancora un inadeguato livello di assistenza da parte del Ssn – ha detto Maria Rizzotti, Vice Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato – sia per quanto riguarda la rimborsabilità che per le terapie farmacologiche e riabilitative che devono essere uguali su tutto il territorio nazionale, anche in un’ottica di razionalizzazione della spesa”.

“Bisogna rivedere tutte le strategie di prevenzione primaria, in quanto questa patologia che investe soprattutto le donne – ha detto Antonio Tomassini, Presidente della Associazione di Iniziativa Parlamentare e Legislativa per la salute e prevenzione – e determina pesanti risvolti psicologici e sociali. La vita di molte persone è scandita e limitata dalla urgenza di doversi recare in bagno, oltre che dal timore che altri possano rendersi conto del problema. La sindrome di vescica iperattiva – ha concluso Tomassini- oggi si può curare ed è questo il messaggio che dobbiamo lanciare, da questo incontro”. 
 
Emanuela Medi

Emanuela Medi

14 Novembre 2013

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