L’attività radiologica si misura in esami e tempi d’attesa. Standardizzazione e refertazione strutturata hanno reso l’imaging produttivo, ma il sistema rischia di comprare immagini, non risposte.
La premessa è che l’acquisizione volumetrica renda superflua la parte clinica: la radiologia diventerebbe un laboratorio d’analisi — il campione entra, il tracciato esce, le immagini le vede il clinico, il referto lo farà l’intelligenza artificiale.
Ma il paziente non è un campione. Un dolore toracico può indicare embolia polmonare o sindrome aortica, protocolli diversi. Sull’impegnativa, però, arriva già «angio-TC delle arterie polmonari»: la codifica ha stabilito la tecnica. Così un ematoma intramurale aortico non viene perso in lettura: non è mai stato acquisito, perché si riconosce sulla fase senza contrasto, che quella codifica non prevede.
La radiologia clinica non è eludibile: serve prima, per costruire l’esame, e dopo per interpretarlo — anamnesi, cartella, precedenti, confronto con curante e paziente. È tutto tempo, e resta fuori dal conteggio: chi lo usa risulta meno efficiente.
Il conto non torna nemmeno sui costi: è una reazione a catena, un esame che non risponde ne genera un altro, e finché ogni esame ne produce in media più di uno il sistema non si stabilizza. Le barre di controllo sono il tempo e la competenza clinica del radiologo.
Il paziente, intanto, rimbalza fra esami come una palla da biliardo finché qualcuno ne arresta la corsa e ricompone il percorso. Ogni rimbalzo conta come prestazione: fare e disfare è tutto un lavorare, e se si misurano i passaggi e non gli esiti il percorso peggiore produce i numeri migliori.
La radiologia interventistica rende evidente quel limite: raggiunge il bersaglio e lo tratta sotto guida delle immagini — accessi percutanei, cateteri, embolizzazioni, drenaggi, stent, ablazioni.
In elezione tratta fibromi uterini e ipertrofia prostatica benigna, ma anche malformazioni artero-venose polmonari e aneurismi cerebrali. In oncologia l’ablazione in TC o RM guida gli aghi e verifica col contrasto se il trattamento è completo: un residuo si ritratta nella stessa seduta.
La TIPS, shunt portosistemico intraepatico transgiugulare, ha sostituito gli shunt chirurgici nell’ipertensione portale ed è ponte al trapianto nelle varici sanguinanti o nell’ascite refrattaria.
Nell’urgenza interviene nei sanguinamenti ostetrici, digestivi e post-operatori e nel trauma toracico e addominale del paziente emodinamicamente stabilizzabile, dove ha largamente sostituito la laparotomia. È indispensabile alla grande chirurgia: controlla un’emorragia, drena una raccolta, crea per via percutanea una nuova anastomosi bilio-digestiva.
La forza è lavorare per tutti. Molte di queste procedure sono nate qui e restano di nicchia, coincidono con più specialità d’organo, e tenerle insieme conviene: meno macchine da comprare, e i casi concentrati costruiscono competenza. Anche le complicanze complesse travalicano le specialità: ogni specialista ne incontra poche, il radiologo interventista vede quelle di tutti.
Questa attività clinica, non avendo letti, non risulta. Ricoveri e DRG vanno al reparto che dimette, e non è detto sia una chirurgia: la TIPS si esegue per le medicine. La scheda la compila chi la procedura non l’ha eseguita; alla radiologia restano costi, materiali e personale. I letti non servono, e i codici ci sono già: l’ICD-9-CM, lo stesso di chirurgie e cardiologia interventistica. È economicamente vantaggioso che le procedure siano attribuite a chi le esegue, con accesso alla codifica e alla cartella clinica: codifica bene solo chi sa che cosa ha fatto, e ciò che non viene registrato non è una perdita della radiologia — è un ricovero pesato come se la procedura non fosse stata fatta.
Se contiamo solo esami e referti, la parte clinica resterà un costo. Se contiamo pazienti, risposte ed esiti, valorizziamo la radiologia clinica che cerca la diagnosi e, quando è possibile, esegue la terapia.
Giancarlo Mansueto
Presidente della Sezione di Studio di Radiologia Interventistica SIRM e Professore Ordinario di Radiologia, Dipartimento di Diagnostica e Sanità Pubblica, Università di Verona