Alcol. Oltre 8 mln di consumatori a rischio in Italia, ma solo l’8,3% dei casi gravi è intercettato dal Ssn. Il Report dell’Ona-Iss

Alcol. Oltre 8 mln di consumatori a rischio in Italia, ma solo l’8,3% dei casi gravi è intercettato dal Ssn. Il Report dell’Ona-Iss

Alcol. Oltre 8 mln di consumatori a rischio in Italia, ma solo l’8,3% dei casi gravi è intercettato dal Ssn. Il Report dell’Ona-Iss

In aumento i comportamenti più pericolosi, dal binge drinking ai consumi fuori pasto, con un coinvolgimento crescente di donne, giovani e anziani. Criticità nella prevenzione e nella presa in carico, con ampie quote di popolazione non raggiunte dai servizi

Sono oltre 8 milioni gli italiani che bevono mettendo a rischio la propria salute e 730mila quelli che hanno già sviluppato danni da alcol, ma solo una minima parte, l’8,3%, è intercettato e preso in carico dal Servizio sanitario nazionale. Nel complesso, nel Paese si contano 36 milioni di consumatori di alcol, pari al 76,7% degli uomini e al 57,1% delle donne. Una diffusione ampia, che si accompagna a modelli di consumo sempre più distanti dalla tradizione mediterranea e con evidenti criticità in tutte le fasce d’età.

A delineare il quadro sono i dati 2024 dell’Osservatorio nazionale alcol (Ona) dell’Istituto superiore di sanità, che presenta un rapporto epidemiologico annuale Istisan, in occasione del workshop internazionale “Alcohol Prevention Day – XXV edizione”.

Consumatori a rischio: giovani, donne e anziani i più esposti

Tra gli oltre 8 milioni di consumatori a rischio – pari al 21,8% dei maschi e al 9,1% delle femmine sopra gli 11 anni – emergono tre gruppi particolarmente vulnerabili: giovani, donne e anziani. Sono circa 1 milione e 270mila gli 11-24enni con consumi pericolosi, di cui 580mila minorenni. Le donne a rischio sono circa 2,5 milioni, mentre tra gli anziani si registra una quota elevata soprattutto tra i maschi.

“Proprio sui consumatori a rischio – sottolinea Claudia Gandin dell’Ona Iss – si potrebbe agire con un’Identificazione precoce e un intervento breve, Ipib, approccio per il quale su incarico del Ministero della Salute l’Ona sta lavorando svolgendo corsi di formazione specifici per il Servizio sanitario nazionale”.

Binge drinking in crescita, soprattutto tra le donne

Un elemento particolarmente critico è l’aumento del binge drinking, il consumo finalizzato all’ubriachezza. Nel 2024 riguarda 4 milioni e 450mila persone, tra cui 79mila minorenni. Il fenomeno è in forte crescita, soprattutto tra le donne: in dieci anni si registra un incremento dell’84%, passando dal 2,5% del 2014 al 4,6% del 2024. Tra gli uomini l’aumento è del 24%, senza segnali di riduzione.

Parallelamente crescono anche i consumi fuori pasto, in particolare tra le donne, dove raggiungono il 24,6%. Tra queste, 1 milione e 250mila dichiarano di bere con l’obiettivo di ubriacarsi. Un cambiamento che segnala l’abbandono progressivo dei modelli tradizionali e l’avvicinamento a stili di consumo tipici dei Paesi del Nord Europa.

Danni da alcol: ampia quota non intercettata dal Ssn

Particolarmente preoccupante è la situazione dei 730mila consumatori dannosi, ossia persone che presentano già danni fisici o mentali correlati all’alcol. Tra questi, 250mila sono donne. Nonostante la necessità di un trattamento clinico, solo l’8,3% viene intercettato dal Servizio sanitario nazionale. Una quota molto ridotta che evidenzia criticità nell’accesso, nell’identificazione precoce e nella presa in carico.

“Particolarmente critica – osserva ancora Gandin – risulta la situazione della popolazione anziana, uno dei target meno raggiunti dalle attività di prevenzione. In questa fascia si registra la quota più elevata di consumatori dannosi (2,34% tra i maschi e 1,19% tra le femmine over 65), spesso non intercettati dai servizi e dai professionisti del Servizio sanitario nazionale”.

Donne: consumi in aumento e nuovi rischi

Nel 2024 il 57,1% delle donne sopra gli 11 anni – quasi 16 milioni – ha consumato alcolici almeno una volta nell’anno. Le consumatrici a rischio sono oltre 2,5 milioni (9,1%), mentre il 4,6% ha praticato binge drinking. Negli ultimi dieci anni si osserva un incremento costante sia del consumo fuori pasto (+49,3%) sia del binge drinking (+78,7%). Il fenomeno riguarda tutte le fasce d’età, con particolare attenzione alle donne in età fertile e alle anziane.

Tra le minorenni (11-17 anni), il 13,3% è a rischio (260mila ragazze), il 5,6% consuma alcol fuori pasto e l’1,5% pratica binge drinking.

Secondo gli esperti dell’Ona, “azioni mirate sono particolarmente rilevanti per le giovani, le donne in età fertile e durante la gravidanza; per tutte è urgente una informazione capillare sulla correlazione tra l’alcol e un maggior rischio di sviluppare tumore della mammella”.

Giovani: 580mila minorenni a rischio

Tra i giovani, il quadro resta critico. Gli 11-24enni a rischio sono 1 milione e 270mila (18,2% dei maschi e 13,1% delle femmine). Tra questi, 580mila sono minorenni. Il binge drinking coinvolge 730mila giovani (11,1% dei maschi e 6,9% delle femmine), di cui 79mila sotto i 18 anni.

Tra i 18-24enni le bevande più consumate sono la birra (64,9%) e gli aperitivi alcolici (64,3%) tra i maschi, mentre tra le femmine prevalgono gli aperitivi (58,4%), seguiti dalla birra (41,9%).

Anziani: cresce il consumo fuori pasto

Nel 2024 sono 2 milioni e 450mila gli ultra65enni a rischio, con una prevalenza del 26,9% tra i maschi e del 6,3% tra le femmine. Tra i comportamenti più diffusi emergono il consumo fuori pasto (30% degli uomini e 10,3% delle donne) e quello abituale eccedentario. Il binge drinking riguarda il 5,5% degli uomini e l’1,4% delle donne. Negli ultimi dieci anni i consumi fuori pasto sono aumentati del 22% tra gli uomini e dell’80,7% tra le donne, segnando un progressivo allontanamento dal modello mediterraneo. In questa fascia d’età, il vino resta la bevanda principale associata al rischio.

Prevenzione e presa in carico: la sfida per il Ssn

Il quadro delineato dall’Iss evidenzia un problema strutturale: da un lato l’ampia diffusione dei consumi a rischio, dall’altro la limitata capacità di intercettare e trattare i casi più gravi. Il rafforzamento delle strategie di prevenzione, in particolare attraverso strumenti come l’identificazione precoce e l’intervento breve, e una maggiore attenzione ai gruppi più vulnerabili – giovani, donne e anziani – rappresentano le principali leve per ridurre l’impatto sanitario e sociale dell’alcol nel Paese.

15 Aprile 2026

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