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Assistenza agli anziani e DM71. Come governare il cambiamento?

di Laura Pelliccia

Il DM71 fa riferimento alla necessità di una stratificazione in base ai bisogni socioassistenziali, senza tuttavia individuare come dovrebbe avvenire operativamente la raccolta omogenea di questo tipo di informazioni. Risposte che possono essere fornite dalla “Griglia Fabbisogni-Risposte”

30 MAR - Il quadro di partenza
Per un’efficace governance degli interventi per gli anziani non autosufficienti servono adeguati strumenti di conoscenza e misurazione dei bisogni e delle relative risposte. La situazione attuale, sia dal lato della domanda che da quello dell’offerta, è quella di una limitata capacità conoscitiva.
 
Gli sforzi di analisi del fabbisogno assistenziale sinora si sono concentrati quasi esclusivamente sui bisogni di salute, intesi quali esigenze cliniche. Finora, con le piramidi della cronicità, la popolazione è stata stratificata unicamente in base alle patologie croniche, con il solo scopo di definire Piani assistenziali individualizzati (PAI) per la gestione dei bisogni clinici.
 
Anche i tentativi di lettura dei consumi della popolazione stratificata hanno tenuto conto dei soli servizi per assicurare risposte cliniche (assistenza ospedaliera, farmaceutica, specialistica ambulatoriale). Si è trattato insomma di processi che non sono stati in grado di leggere i “bisogni speciali” legati alla mancanza di autonomia.
 
Nel tempo le regioni hanno sviluppato proprie scale di valutazione della non autosufficienza principalmente con lo scopo di definire i criteri di eleggibilità a specifici servizi (es. RSA/ADI); questi strumenti, tuttavia, non hanno consentito ai territori di disporre del quadro d’insieme dei bisogni dei propri anziani e, oltretutto, a causa della disomogeneità delle scale, è risultata compromessa la possibilità di una lettura delle esigenze su base nazionale.
 
Un altro elemento di debolezza dei sistemi esistenti è quello di non riuscire a rappresentare le varie sfumature della non autosufficienza. Occorre infatti ricordare che la condizione di non autosufficienza si articola in differenti stadi di compromissione/fabbisogno e che non tutte le risposte sono appropriate per le varie condizioni.
 
Oltre alle richiamate difficoltà nel descrivere la situazione della domanda, si riscontrano limiti nella valutazione dell’offerta locale. Mancano sistemi in grado di riassumere gli interventi locali destinati a questo target; quelli esistenti fotografano distintamente la situazione della filiera sanitaria da quella sociale e spesso, sono molto generici, senza possibilità di distinguere tra gli interventi di risposta ai bisogni della cronicità da quelli per la non autosufficienza.
Questi limiti hanno frenato le attuali possibilità di valutare gli interventi delle varie regioni e di avviare efficaci processi di governance.
 
Quali strumenti di governance introduce il Sistema Nazionale Assistenza Anziani?
La proposta di riforma avanzata dal Patto per la non autosufficienza ha tentato di individuare una soluzione operativa alle soprarichiamate criticità, nell’ambito di un modello - quello del Sistema Nazionale Assistenza Anziani (SNA) - che adotta una logica sistemica, ossia tiene conto di tutti i livelli istituzionali e di tutte le dimensioni che interessano questo settore.
 
Lo SNA interviene sulle lacune nella lettura della domanda prevedendo l’introduzione della Valutazione Nazionale di Base (VNB) quale strumento comune tra i territori per raccogliere informazioni omogenee sui bisogni degli assistiti. A differenza dell’attuale disomogeneità valutativa, si potrà confidare su base nazionale, su uno strumento omogeneo di valutazione dei bisogni legati alla non autosufficienza. Sarà allo stesso tempo favorito il raccordo tra la valutazione per la richiesta degli interventi di responsabilità statale e la valutazione delle equipe integrate locali.
 
L’obiettivo è quello di mutuare l’esperienza sviluppata attraverso i sistemi di gestione della cronicità per stratificare la popolazione in base alle condizioni di non autosufficienza. Disporre del profilo di fabbisogno assistenziale della popolazione in carico allo SNA sarà un primo tassello di un processo di governance più ampio di messa in relazione della domanda con l’offerta, il cui cardine sarà la “Griglia Fabbisogni-Risposte”.
 
C’è bisogno di un Griglia, innanzi tutto per superare la Babele delle diverse denominazioni locali dei servizi (si pensi ad esempio al ventaglio di etichette con cui il servizio RSA è definito da regione a regione). Per realizzare una classificazione degli interventi efficace, non basta tuttavia ricondurre le tipologie di strutture delle regioni alle categorie “residenziale”/”diurna”/”domiciliare”. Bisogna infatti chiedersi se quel servizio risponde ai bisogni della non autosufficienza e, per di più, a quale profilo di non autosufficienza, tra quelli individuati per la stratificazione, esso si rivolge. Ad esempio, non è detto che l’ADI, se erogata per esigenze cliniche estemporanee, possa essere considerata un servizio per la non autosufficienza. Per essere considerati servizi per il mantenimento al domicilio degli anziani, gli interventi locali dovranno assicurare regolarità e intensità negli accessi.
 
La Griglia Fabbisogni-Risposte sarà definita quale esito di un percorso condiviso tra Stato e Regioni; essa conterrà i criteri con cui i servizi (sociosanitari e sociali), indipendentemente dalla denominazione locale, possono essere considerati risposte a un certo profilo di bisogno. Si arriverà, dunque, a un glossario condiviso basato su una logica funzionale.
 
Disporre di una stratificazione degli assistiti e di una classificazione funzionale degli interventi assistenziali consente di fare confronti tra il fabbisogno assistenziale atteso - data la stratificazione dei propri assistiti risultante dalla VNB - e il livello di interventi effettivi erogati dalle regioni.
 
Lo scopo di questa operazione non è tanto quello di condizionare le risposte che le regioni sono tenute ad erogare al singolo assistito. Piuttosto l’obiettivo è quello di promuovere la riqualificazione a livello di sistema, sia dal punto di vista quantitativo (entità delle risposte) che qualitativo (appropriatezza rispetto al fabbisogno assistenziale della popolazione target).
 
Le regioni avranno margini di flessibilità nella gestione dei singoli casi nel senso che potranno individuare risposte che si discostano da quelle suggerite dalla Griglia Fabbisogni Risposte dato il profilo di bisogno risultante dalla VNB. Saranno comunque monitorati, a livello complessivo, sui grandi numeri, gli scostamenti di ciò che erogano le regioni rispetto all’atteso. Qualora dovessero risultare rilevanti e sistematici scostamenti potranno essere assegnati ai territori obiettivi di miglioramento. Insomma, non tanto regole ferree sul singolo caso stimoli al miglioramento continuo.
 
Ragionare dal punto di vista funzionale - non solo per setting - consente anche di tener conto delle diverse preferenze territoriali rispetto al ricorso alla residenzialità/mantenimento al domicilio. Infine un monitoraggio sul sistema – a prescindere dalle filiere istituzionali coinvolte – dovrebbe rappresentare uno stimolo concreto all’integrazione socio-sanitaria.
 
Quali opportunità nell’attuale scenario evolutivo?
Tra i vantaggi della nuova logica dello SNA, quello di rappresentare una facilitazione per i nuovi processi di rafforzamento del territorio. Il DM71 fa riferimento alla necessità di una stratificazione in base ai bisogni socioassistenziali, senza tuttavia individuare come dovrebbe avvenire operativamente la raccolta omogenea di questo tipo di informazioni. Non sembrano peraltro definiti i sistemi con cui saranno monitorate le regioni rispetto all’effettiva implementazione di quanto auspicato.
 
Lo SNA intende promuovere la disponibilità sistematica di informazioni sul fabbisogno legato alla non autosufficienza; si tratta di passaggi che potrebbero rappresentare il necessario elemento di completamento – in chiave multidimensionale - ai processi di stratificazione basati sulle informazioni di carattere sanitario, nel quadro del nuovo modello organizzativo promosso dallo stesso DM71.
 
La Griglia Fabbisogni-Risposte dovrebbe superare i limiti dei sistemi di monitoraggio monosetting (indicatori separati per l’attività residenziale da quella domiciliare) per approdare a una lettura di tipo funzionale (a quale livello di non autosufficienza risponde quel servizio diurno/residenziale/domiciliare). Saper leggere le risposte territoriali con questo livello di affinamento permette una governance più mirata di quella che oggi, ad esempio, offre la Griglia Lea.
 
Le regioni potrebbero scegliere di applicare al proprio interno la logica di governance promossa dalla Griglia Fabbisogni-Risposte per favorire, a livello intraregionale, i processi di miglioramento, aggiungendo valore ai benefici attesi dall’implementazione delle Case della Comunità, Centrali operative ecc.
 
Laura Pelliccia
Collaboratore di ricerca Network Non Autosufficienza

30 marzo 2022
© Riproduzione riservata


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