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Anziani non autosufficienti. “Serve una riforma ambiziosa”. Le proposte di riforma delle associazioni del “Patto per un nuovo welfare” e della CARD


Elaborate le proposte di un Sistema nazionale di assistenza anziani non autosufficienti che, attraverso uno stretto coordinamento fra Stato, Regioni e Comuni, definisca un percorso unico e chiaro ed integri le prestazioni sanitarie e quelle sociali a favore dei quasi 4 milioni di anziani non autosufficienti e delle loro famiglie. IL DOCUMENTO

03 MAR - “Gli anziani non autosufficienti meritano una riforma ambiziosa”.
Con questa convinzione la CARD la Confederazione Associazioni Regionali di Distretto ha aderito ai lavori del Gruppo dalle organizzazioni del “Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza” che hanno elaborato un’articolata proposta finalizzata ad arricchire il Disegno di legge delega a cui sta lavorando il Governo.

“Gli operatori dei Distretti del Paese affrontano ogni giorno i problemi di milioni di queste persone e dei loro familiari, per cercare di dare risposte appropriate e globali ad una condizione che pesa grandemente sulla vita di ciascuno di loro – ha spiegato Paolo Da Col del Centro studi CARD – abbiamo quindi voluto portare nel Patto il nostro contributo di esperienze e di idee maturate nel corso di molti anni. Il tema della non autosufficienza costituisce da sempre una priorità per i Distretti, con particolare riferimento a quanto effettuato nel setting domiciliare”.
 
“Siamo all’avvio dell’iter della riforma sulla non autosufficienza, i cui primi atti consisteranno nella presentazione del Disegno di Legge Delega da parte del Governo e nella sua successiva discussione in Parlamento. Occorre fare presto ed unire le forze con l’obiettivo di arrivare ad una riforma, attesa da oltre 20 anni, che sia all’altezza delle esigenze dei 3,8 milioni di anziani non auto-sufficienti e delle loro famiglie” sottolineano la CARD insieme alle circa 50 organizzazioni del “Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza”.
 
Il documento rappresenta per CARD un punto di arrivo e di partenza: “Di arrivo, perché è la conclusione di un lungo lavoro partecipato e condiviso che affronta in modo globale l’argomento. Di partenza, perché da qui si potranno avviare ulteriori passi finalizzati a costruire dei decreti attuativi necessari per dare corpo al Decreto Legge”.

La proposta verte intorno a cinque messaggi fondamentali: arrivare ad una riforma ambiziosa; superare la frammentazione delle misure e dei servizi; dare risposte diverse ai diversi bisogni; puntare a percorsi di assistenza semplici ed unitari; conseguire la tutela pubblica della non autosufficienza.
Il cuore di quanto proposto dal Patto è l’istituzione di un Sistema nazionale di Assistenza agli anziani non autosufficienti che, attraverso uno stretto coordinamento fra Stato, Regioni e Comuni, definisca un percorso unico e chiaro ed integri le prestazioni sanitarie e quelle sociali a favore dei quasi 4 milioni di anziani non autosufficienti e delle loro famiglie.
 
Nello stesso tempo la riforma punta a promuovere la permanenza degli anziani al proprio domicilio, garantendo agli stessi e alle famiglie le prestazioni sociali e sanitarie di cui necessitano in un’ottica integrata, riconoscendo la funzione di cura del caregiver familiare e tutelandone il benessere psico-sociale; la domiciliarità è promossa anche attraverso la diffusione sull’intero territorio delle cosiddette Soluzioni Abitative di Servizio, previste anche dal Pnrr, ossia civili abitazioni - individuali, in coabitazione, condominiali o collettive - che garantiscano sicurezza e qualità alla vita agli anziani ed integrino servizi di supporto alla socialità e alla vita quotidiana, servizi alla persona, ausili tecnologici e tecnologie di assistenza. E per le Residenze Sanitarie Assistenziali, le Rsa, la proposta del Patto prevede misure che ne riformino organizzazione e operatività affinché assicurino qualità ed appropriatezza delle cure e qualità di vita agli anziani residenti.
 
“La nostra riforma – spiegano le organizzazioni del Patto – propone una nuova governance delle politiche per la non autosufficienza, affidata al Sistema nazionale Assistenza Anziani (Sna), che punti a costruire una filiera di risposte, che siano differenziate e complementari tra loro: servizi residenziali, semiresidenziali, domiciliari, trasferimenti monetari, adattamenti delle abitazioni, sostegni ai caregiver familiari e alle assistenti familiari (badanti). È necessario semplificare l’accesso degli anziani all’assistenza pubblica ed evitare che le famiglie debbano – come oggi accade – peregrinare tra una varietà di sportelli, luoghi e sedi. Nello Sna, pertanto, la possibilità di accedere a tutte le risposte pubbliche è definita attraverso una sola valutazione iniziale ed è previsto un percorso unitario, chiaro e semplice, all'interno della rete del welfare”.
 
La riforma prevede anche l’istituzione di una Prestazione Universale per la Non Autosufficienza, un contributo economico che assorbe l’indennità di accompagnamento e al quale si accede in base e esclusivamente al bisogno di cura (universalismo). “La logica è quella di sostenere le famiglie anche dal punto di vista economico, ma differenziando l’importo in base al fabbisogno assistenziale – concludono – oggi in Italia, il contributo economico per gli anziani non autosufficienti è di 520 euro, uguale per tutti, in Germania invece si arriva a 901 euro mensili per chi ne ha maggiore fabbisogno di assistenza”.

03 marzo 2022
© Riproduzione riservata

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