Cronicità. Con l’integrazione dei servizi di assistenza a livello istituzionale e professionale migliora la qualità e si risparmia fino al 4% della spesa sanitaria globale. Il rapporto Ocse

Cronicità. Con l’integrazione dei servizi di assistenza a livello istituzionale e professionale migliora la qualità e si risparmia fino al 4% della spesa sanitaria globale. Il rapporto Ocse

Cronicità. Con l’integrazione dei servizi di assistenza a livello istituzionale e professionale migliora la qualità e si risparmia fino al 4% della spesa sanitaria globale. Il rapporto Ocse
La frammentazione dell'assistenza, si legge nel rapporto, è un problema chiave per le persone con bisogni sanitari complessi. Le persone con esigenze sanitarie complesse, come i pazienti con una condizione cronica, richiedono cure da diversi fornitori in più contesti sanitari. Senza un'adeguata integrazione delle cure, sottolineano i curatori del rapporto, le persone possono tentare di soddisfare i propri bisogni insoddisfatti utilizzando servizi eccessivi in modo scoordinato. Tra i casi “scuola” anche un’esperienza italiana di telemedicina integrata.

Integrazione: è questa la parola magica per migliorare efficienza e qualità delle cure per i malati cronici. Ne è convinta l’Ocse che in un nuovo rapporto, titolato non a caso “Integrating Care to Prevent and Manage Chronic Diseases. Best Practices in Public Health”, esamina 13 case study in differenti Paesi (uno di questi è italiano) caratterizzati da una forte integrazione istituzionale e assistenziale nel campo dell’assistenza ai malati cronici in diverse situazioni e contesti.

Secondo questo rapporto l’integrazione, oltre che migliorare le performance clinico-assistenziali fa anche risparmiare con una riduzione della spesa sanitaria globale che può arrivare fino al 4% annuo mentre al contrario modelli di assistenza alle cronicità frammentati possono far lievitare la spesa fino a 4.000 euro per paziente.

Ma come si fa a integrare servizi e prestazioni? Ci sono varie strade e i 13 case study riportati dal rappoerto lo dimostrano. Si passa da modelli che sono riusciti a integrare a livello nazionale o regionale questi servizi ma anche modelli di integrazione molto più piccoli in ambito di comunità locali.
Ma la caratteristica comune: quella di unire gli sforzi, lavoro di equipe e soprattutto di mettere in sinergia i diversi apparati istituzionali coinvolti.

La frammentazione dell’assistenza, si legge nel rapporto, è un problema chiave per le persone con bisogni sanitari complessi. Le persone con esigenze sanitarie complesse, come i pazienti con una condizione cronica, richiedono cure da diversi fornitori in più contesti sanitari.

Senza un’adeguata integrazione delle cure, sottolineano i curatori del rapporto, le persone possono tentare di soddisfare i propri bisogni insoddisfatti utilizzando servizi eccessivi in modo scoordinato.

E, ciò non solo peggiora la loro esperienza, ma è anche pericoloso e costoso, con stime che mostrano come un’assistenza frammentata possa aumentare i costi di oltre 4.000 euro per paziente.

I paesi stanno sperimentando modelli integrati di assistenza in risposta al numero crescente di persone che vivono con bisogni sanitari complessi e rischiano di ricevere cure frammentate. Tali modelli di assistenza, spiega il rapporto, forniscono un’assistenza continua, coordinata e di alta qualità per tutta la vita di una persona. Si tratta di modelli che mirano a prevenire e gestire le condizioni croniche, migliorando così la salute della popolazione, migliorando le esperienze dei pazienti, riducendo i costi pro capite dell’assistenza sanitaria, creando un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata per gli operatori sanitari e promuovendo l’equità sanitaria.

Come abbiamo visto il rapporto esamina 13 modelli di assistenza integrata implementati nei paesi dell’OCSE e dell’UE a 27 utilizzando un quadro convalidato di valutazione delle prestazioni. I case study raccontati dall’Ocse, coprono un’ampia gamma di modelli di assistenza integrata che vanno da piccoli progetti pilota operanti a livello cittadino a programmi nazionali che coprono intere popolazioni.

Alcuni casi operano a un livello specifico di assistenza, come l’assistenza primaria, mentre altri coprono l’intero spettro dei servizi sanitari.

I risultati e le raccomandazioni dell’Ocse spaziano quindi dalle dimensioni chiave dell’assistenza integrata, alla governance, al finanziamento, alla forza lavoro, agli strumenti digitali e ai sistemi informativi sanitari fino alla loro trasferibilità.

La governance
Molti dei case study hanno perseguito l’integrazione dell’assistenza a un livello specifico di assistenza, come l’assistenza primaria, e spesso per una malattia specifica. Solo un piccolo numero di casi opera nell’intero spettro dei servizi sanitari per intere popolazioni.

Il numero limitato di modelli di assistenza integrata che coprono intere popolazioni e tutti i servizi sanitari è in gran parte dovuto a strutture di governance frammentate nei settori dell’assistenza sanitaria e sociale.

I risultati dello studio dei casi evidenziano l’importanza di rafforzare le strutture di governance abbattendo i silos tra i sistemi amministrativi nell’assistenza sanitaria e sociale con il supporto delle principali parti interessate.

Ad esempio, a Badalona, in Spagna, i servizi sanitari e di assistenza sociale sono stati fusi in un’unica organizzazione di assistenza integrata (ICO), di proprietà del consiglio comunale. Il modello di governance dell’ICO coinvolge tutte le parti interessate, in particolare i leader politici, il che garantisce il supporto organizzativo e l’impegno nei confronti dell’ICO.

Il modello di governance ha anche creato una cultura coesa che supporta l’assistenza integrata.

Sulla base del lavoro di modellazione dell’OCSE, le strutture di governance che supportano l’integrazione dell’assistenza si dimostrano un buon investimento con stime che mostrano la possibilità di ridurre la spesa sanitaria annuale fino al 4% (come percentuale della spesa sanitaria totale).

Finanziamento e modelli di pagamento
I modelli di pagamento tradizionali, come quelli a tariffa per il servizio, secondo il rapporto Ocse, non incoraggiano il coordinamento dell’assistenza e possono contribuire ad aumentare la spesa. In diversi contesti sono stati implementati modelli di pagamento innovativi che incentivano i fornitori a fornire assistenza coordinata.

Questi nuovi modelli includono il costo del case manager; o forme di pagamenti a budget prefissati calcolati sulla tipologia di assistenza o modelli di pagamento in forma di quota mensile forfettaria che copre un insieme di prestazioni.

Forza lavoro
I pazienti con bisogni sanitari complessi necessitano di cure multidisciplinari, tuttavia, diversi ostacoli si frappongono a tale integrazione professionale prevalendo ancora in molti casi la logica a silos.

Per superare questo ostacoli l’Ocse raccomanda di sviluppare programmi di formazione dedicati per insegnare agli operatori sanitari nuove competenze hard e soft (ad es. collaborazione e costruzione di relazioni) e la promozione di nuovi ruoli professionali che supportino l’integrazione dell’assistenza.

Ad esempio, come parte della strategia della Polonia per migliorare il proprio settore sanitario primario (Primary Healthcare PLUS), il paese ha introdotto coordinatori dell’assistenza incaricati di migliorare il coordinamento tra gli operatori sanitari e tra gli operatori e il paziente.

Strumenti digitali e sistemi informativi sanitari
Gli strumenti digitali svolgono un ruolo chiave nel supportare l’integrazione dell’assistenza, come evidenziato da alcuni casi selezionati nel rapporto tra cui i servizi di telemedicina per i pazienti con malattie croniche sviluppati in Italia (vedi il case study specifico), Repubblica Ceca e Danimarca.

Nonostante il vantaggio di implementare strumenti digitali, essi, rileva il rapporto Ocse, non sono ancora ampiamente utilizzati soprattutto a causa dei bassi livelli di alfabetizzazione sanitaria digitale tra pazienti e professionisti.

Per promuovere l’uso degli strumenti digitali l’Ocse segnala quindi la necessità di programmi specifici per promuovere le attività di inclusione digitale rivolte alle popolazioni vulnerabili, coinvolgendo gli operatori sanitari nella progettazione di strumenti digitali, intraprendendo solide valutazioni degli strumenti digitali per creare fiducia e implementando le competenze sanitarie digitali.

Guardando poi a un livello di intervento più ampio l’Ocse immagina la creazione di una strategia digitale globale, rafforzando la governance dei dati sanitari e costruendo nuove capacità istituzionali e operative.

Il case study italiano
TeleHomeCare, sviluppato a Ceglie Mesapica, in provincia di Brindisi, è un intervento digitale ideato per supportare l’assistenza domiciliare attraverso il telemonitoraggio e il teleconsulto dei pazienti affetti da una o più delle seguenti patologie croniche: scompenso cardiaco, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e diabete.

L’intervento coinvolge il paziente, i caregiver dei pazienti, i medici di base, gli specialisti e gli infermieri che operano sul territorio.

Il dispositivo installato a casa del paziente – denominato Hospital-at-Home ( H@H) – consente al paziente di monitorare i parametri fisiologici, condividere le misurazioni con gli operatori della sala di controllo e gli operatori sanitari.

Tutti i parametri clinici dei pazienti domiciliari sono centralizzati nell’ospedale, che rispetta tutte le leggi sulla privacy. Il dispositivo consente ai medici di effettuare consultazioni a distanza con i pazienti tramite video.

C.F.

C.F.

13 Maggio 2023

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