Sanità, sociale, scuola e politiche per la casa: una proposta di soluzione per la denatalità

Sanità, sociale, scuola e politiche per la casa: una proposta di soluzione per la denatalità

Sanità, sociale, scuola e politiche per la casa: una proposta di soluzione per la denatalità
I temi politici sul tappeto, quelli che appartengono intimamente alla Nazione, sono due: ricercare soluzioni alla denatalità crescente e cure sociali, prima che sanitarie, alla longevità che si consolida via via su numeri sempre più importanti. Due problemi che per essere risolti esigono l’esistenza di un nuovo progetto di salute.

È dato constatare oggi un sistema sanitario che non ha ormai un autore legislativo di riferimento, che disperde risorse a più non posso senza generare salute, tante sono le modifiche intervenute in modo confuso e asistematico che hanno causato (ahinoi) un grave allontanamento ideologico e sistemico dalla grande riforma del 1978.

I temi di malfunzionamento sono oramai oltre ogni soglia di sopportazione. Necessita riscriverlo tutto, offrendo il massimo spazio alla prevenzione e all’assistenza territoriale, senza però ricorrere alle solite fantasie cui il governo delle politiche sociosanitarie fa (mal) ricorso da decenni. Basta pensare agli errori di programmazione del PNRR e al ricorso al DM77/2022 sui quali si è disegnata una carta geografica delle aspirazioni dell’assistenza di prossimità fondata sulle case e gli ospedali di comunità che sono e rimarranno sulla carta. Ciò senza, tuttavia, scrivere nulla ad integrazione del d.lgs. 502/1992, meglio della regolazione del distratto sanitario, rimasto completamente avulso dalla introduzione dei nuovi presidi, che non hanno affatto sapore di assistenza prossima la domicilio dell’utenza.

È cinismo politico offrire aspettative alla collettività nazionale, che saranno difficilmente soddisfatte, già di per sé disperata nella solitudine assistenziale cui è condannata tutta la enorme periferia italiana in via di assoluta desertificazione.

Bisogna disegnare un Ssn sui temi emergenti, quelli che cambiano soventemente la vita per non tornare più indietro, nelle dimensioni che erano.

Sanità, sociale, scuola e politiche per la casa: è la formula
I temi politici sul tappeto, quelli che appartengono intimamente alla Nazione, sono due: ricercare soluzioni alla denatalità crescente e cure sociali, prima che sanitarie, alla longevità che si consolida via via su numeri sempre più importanti. Due problemi che per essere risolti esigono l’esistenza di un nuovo progetto di salute caratterizzato da elementi che interagiscano con tutte le materie, insignite nell’art. 117 della Costituzione a prescindere dalla potestas del loro esercizio legislativo, ad un punto tale da rappresentare una trasversalità primaria. Prime fra tutte quelle necessarie a costituire un insieme ineludibile, un quadrinomio di interesse pubblico che tuteli anche la rinascita demografica e assicuri una terza età dignitosa: la tutela della salute, l’assistenza sociale, la scuola che insegna la vita e le politiche per la casa.

La famiglia in senso lato deve rintracciare nell’ordinamento strumenti di ausilio sia afferenti alla sua formazione, alla procreazione e crescita dei figli che al sostegno alle categorie sino a ieri definite semplicisticamente degli anziani.

La versione ancillare che aggettivava nella sostanza il ruolo della famiglia costituiva una sua importante prerogativa. Quasi il contributo che la stessa assicurava allo Stato nel sostegno alla crescita dei giovani e all’invecchiamento dei genitori senza nulla a pretendere e conseguire per l’esercizio di un tale gravoso impegno, spesso limitativo delle libertà quotidiane principalmente del ceto femminile. Passata una siffatta esperienza senza che si dessero sostegni economici e di servizio adeguato ad un tale adempimento, solito per una pluralità di decenni, le famiglie hanno dovuto ricorrere sempre di più al loro autonomo sostentamento, sino ad arrivare al naturale impegno lavorativo delle donne. Si è arrivati ad oggi a registrare un nucleo familiare che è sempre più disperso nell’adempiere ai suoi vecchi compiti e sempre di più impegnato a realizzare la piccola economia in un Paese che desse poca cura al contributo sulla crescita dei figli e sul mantenimento dei nonni, diffusamente emarginati ad una vita presso le residenze per anziani ovvero le cosiddette case di riposo. A tutto questo non hanno contribuito alcunché, per quanto riguarda le sopravvenute inabilità al lavoro e le invalidità gradate per gravità, i benefit previdenziali non contributivi, appena in grado di compartecipare ad una parte dei costi di sostentamento ordinario.

Le nuove categorie sociali
A tutta questa inadeguatezza, caratterizzata da un grado di beneficità di welfare state spesso al di sotto del minimo necessario, il sistema della tutela della salute non ha offerto granché, per non parlare di quello sociosanitario rimasto allo stato teorico. Ciò in quanto, nella individuazione dei riparti dei finanziamenti, sia nazionali che regionali, si è da sempre trascurata l’individuazione dei set di allocazione specificatamente destinati alle problematiche dell’assistenza sociosanitaria alle famiglie, nonostante che a decorrere dal Dpcm 12 gennaio 2017 i già Liveas fossero confluiti nei Lea.

Al di là delle categorie anzidette, riferibili alla cura delle famiglie sin dalla loro formazione e del ceto maturo, l’attività del Ssn deve essere resa – pertanto passando da specifici set criteriologici di individuazione di allocazioni ad hoc del FSN – attraverso sottocategorie destinatarie di risorse vincolate che compongono la cifra del sociale nazionale. Tali sottocategorie potrebbero essere delle:

  • a) giovani in crescita under 18;
  • b) quelli maturi per affrontare la vita;
  • c) quelli in cerca di lavoro;
  • d) i diversamente giovani che hanno sostituito un segmento consistente degli anziani di ieri;
  • e) gli anziani di oggi over 70;
  • f) i vecchi tra gli 80/90;
  • g) i centenari e gli ultracentenari, testimoni di quella longevità guadagnata sul campo che impone rinnovate categorie di chi va ben oltre la gioventù tradizionale.

Sarebbe un modo per specificare nel dettaglio la prevenzione e l’educazione alla vita, nelle sue diverse fasi di età, ma soprattutto sarebbe un investimento di una verosimile importante resa economica, perché darebbe modo di evitare patologie sopravvenienti generative di costi economici elevati e condizioni esistenziali precarie.

Ettore Jorio

Ettore Jorio

14 Aprile 2025

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