Clima. Nature: +2,3 milioni di morti da calore in 854 città europee entro 2099. Roma potrebbe essere la seconda città più colpita, seguita da Napoli, Milano

Clima. Nature: +2,3 milioni di morti da calore in 854 città europee entro 2099. Roma potrebbe essere la seconda città più colpita, seguita da Napoli, Milano

Clima. Nature: +2,3 milioni di morti da calore in 854 città europee entro 2099. Roma potrebbe essere la seconda città più colpita, seguita da Napoli, Milano
Questo studio, ha osservato Antonio Gasparrini, autore senior dell'articolo e responsabile del laboratorio Ehm alla London School of Hygiene & Tropical Medicine (Lshtm), “fornisce prove convincenti che il forte aumento dei decessi legati al calore supererà di gran lunga qualsiasi riduzione legata al freddo, comportando un aumento netto della mortalità in tutta Europa.

Il cambiamento climatico “comporterà probabilmente un aumento significativo dei decessi legati al calore in tutta Europa, superando sostanzialmente qualsiasi riduzione dei decessi legati al freddo”. Lo rileva uno studio di modellizzazione, condotto da ricercatori del laboratorio Environment & Health Modelling (Ehm) della London School of Hygiene & Tropical Medicine (Lshtm) e pubblicato su Nature Medicine. Il lavoro stima “che i cambiamenti climatici potrebbero direttamente causare oltre 2,3 milioni di decessi aggiuntivi legati alle temperature in 854 città europee entro il 2099, se non si intraprenderanno azioni urgenti per ridurre le emissioni di carbonio. Tuttavia, fino al 70% di questi decessi potrebbe essere evitato se si agisse rapidamente”. Questa tendenza persiste in tutti gli scenari di cambiamento climatico e anche in caso di alta capacità di adattamento al calore, sottolineando la necessità di politiche di mitigazione aggressive, ragionano gli autori. Roma potrebbe essere la seconda città più colpita con un aumento cumulativo di 147.738 decessi legati alle temperature entro la fine del secolo, seguita da Napoli con 147.248.

Lo studio suggerisce che, anche qualora venissero compiuti enormi sforzi per adattare le città alle temperature in aumento, ciò non sarebbe sufficiente a bilanciare l’aumento dei rischi per la salute dovuti all’esposizione al calore, specialmente nelle aree più vulnerabili come la regione mediterranea, l’Europa centrale e i Balcani. Solo rapidi tagli alle emissioni di carbonio – avvertono gli scienziati – che limitino l’aumento delle temperature, si sono dimostrati in grado di ridurre il numero di decessi estremi per calore”.

Secondo lo studio di modellizzazione, le dieci città europee che vedranno il più alto numero di decessi legati alle temperature entro la fine del secolo sono: Barcellona (Spagna), 246.082; Roma (Italia), 147.738; Napoli (Italia), 147.248; Madrid (Spagna), 129.716; Milano (Italia), 110.131; Atene (Grecia), 87.523; Valencia (Spagna), 67.519; Marsiglia (Francia), 51.306; Bucarest (Romania), 47.468; Genova (Italia), 36.338. A causa delle loro popolazioni più grandi, il numero più elevato di decessi legati alle temperature è previsto nelle città mediterranee più popolose, ma anche molte città più piccole a Malta, in Spagna e in Italia potrebbero essere gravemente colpite con tassi elevati di decessi legati alle temperature.

Secondo Pierre Masselot, autore principale del laboratorio Ehm alla London School of Hygiene & Tropical Medicine (Lshtm), i risultati “sottolineano l’urgente necessità di perseguire aggressivamente sia la mitigazione del cambiamento climatico che l’adattamento al calore crescente. Questo è particolarmente critico nella regione mediterranea dove, se non si agisce, le conseguenze potrebbero essere disastrose. Ma, seguendo un percorso più sostenibile, potremmo evitare milioni di decessi prima della fine del secolo”.

“Al di fuori della regione mediterranea – prosegue lo studio – si prevede che gli impatti saranno meno gravi, con altre capitali europee come Parigi (13.515) che potrebbero registrare un aumento più contenuto, ma comunque significativo, dei decessi cumulativi per freddo e calore. D’altro canto, la maggior parte delle città nelle isole britanniche e nei paesi scandinavi potrebbe vedere una diminuzione netta dei decessi, come Londra (-27.455). Tuttavia, questo calo del tasso di mortalità sarebbe ampiamente superato dagli aumenti nel resto d’Europa, con un totale di 2,3 milioni di decessi aggiuntivi in tutto il continente europeo”.

Questo studio, ha osservato Antonio Gasparrini, autore senior dell’articolo e responsabile del laboratorio Ehm alla London School of Hygiene & Tropical Medicine (Lshtm), “fornisce prove convincenti che il forte aumento dei decessi legati al calore supererà di gran lunga qualsiasi riduzione legata al freddo, comportando un aumento netto della mortalità in tutta Europa. Questi risultati smentiscono le teorie proposte sugli effetti benefici del cambiamento climatico, spesso utilizzate per opporsi alle fondamentali politiche di mitigazione che dovrebbero essere implementate il prima possibile”.

Secondo Christopher Callahan dell’Università di Stanford, scienziato non coinvolto nello studio, “questo lavoro è una sintesi impressionante della mortalità legata al calore e al freddo in tutta Europa. Sebbene il cambiamento climatico possa ridurre i decessi legati al freddo in inverno, questi risultati dimostrano in modo inequivocabile che l’aumento della mortalità legata al calore supererà questi potenziali benefici, con un bilancio di mortalità in crescita per ogni grado di riscaldamento globale. Una limitazione – avverte – di questo studio è che i loro numeri tengono conto solo del 40% circa della popolazione dei Paesi analizzati. Il bilancio totale dei decessi dovuti al cambiamento climatico in questi Paesi è probabilmente sostanzialmente maggiore rispetto a quanto indicato da questi numeri”.

“Uno degli scenari esaminati dagli autori è SSP3-7.0, uno scenario di riscaldamento relativamente elevato. Sebbene gli scenari di emissioni più estremi sembrino meno probabili oggi rispetto al passato, non dovremmo sottovalutare il potenziale di livelli molto alti di riscaldamento anche alla luce delle attuali politiche climatiche. Molti Paesi sono in ritardo nel raggiungere i loro obiettivi dichiarati sulle emissioni, e l’ascesa della seconda amministrazione Trump negli Stati Uniti ostacolerà seriamente ulteriori progressi nella riduzione delle emissioni”, conclude.

27 Gennaio 2025

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