Coronavirus. Gli italiani bocciano informazioni e procedure istituzionali. Più affidabili i medici di famiglia. L’indagine della Fondazione The Bridge

Coronavirus. Gli italiani bocciano informazioni e procedure istituzionali. Più affidabili i medici di famiglia. L’indagine della Fondazione The Bridge

Coronavirus. Gli italiani bocciano informazioni e procedure istituzionali. Più affidabili i medici di famiglia. L’indagine della Fondazione The Bridge
Iardino: “Molte delle criticità riguardano l’offerta del sistema sanitario, soprattutto per chi prima della crisi presentava già patologie croniche o temporanee in fase di emergenza: il 55% ha avuto difficoltà ad accedere ad accertamenti o esami. L'INDAGINE

La maggior parte delle famiglie italiane entrate in contatto con il Covid-19 ha preferito rivolgersi al medico di medicina generale piuttosto che ai contatti forniti a livello nazionale e locale. Il motivo? Per il 44% di chi ha scelto i numeri istituzionali, il sistema non ha funzionato e dà giudizio negativo, mentre soltanto il 16% si dichiara pienamente soddisfatto delle risposte ricevute.

Sono alcuni dei dati che emergono dall’indagine realizzata dalla Fondazione The Bridge attraverso un questionario, basato su un campione di 2600 risposte pervenute da tutto il territorio nazionale, per indagare sulla percezione dei cittadini in merito alla qualità dei servizi sanitari, modalità di accesso alle strutture e modalità di comunicazione in tempo di emergenza pandemica.
 
Secondo le risposte fornite dagli italiani, nei casi in cui un familiare si sia ammalato di Covid-19, ben il 49% non ha ricevuto indicazioni sulle procedure da seguire e solo il 5% ha tenuto uno stretto regime di quarantena. Tra chi, inoltre, è stato messo in quarantena obbligatoria, solo nell’1% dei casi c’è stata una verifica dell’aderenza.

“Sono dati allarmanti quelli che emergono dalla nostra indagine – afferma Rosaria Iardino, presidente della Fondazione The Bridge – oltre alla solita mancanza di fiducia nell’informazione istituzionale, che conferma i dati che avevamo raccolto all’inizio dell’emergenza coronavirus, molte delle criticità rilevate riguardano l’offerta del sistema sanitario, soprattutto per chi prima di questa crisi presentava già patologie croniche o temporanee in fase di emergenza”.

“Dal campione molto ampio che ha risposto al nostro questionario – continua Iardino – risulta che la maggior parte di coloro che avevano già prenotato visite specialistiche presso strutture sanitarie ha preferito rimandarle o cancellarle. E addirittura il 55% di chi presenta patologie croniche ha affermato di aver avuto difficoltà ad accedere ad accertamenti o esami, così come il 65% ha dichiarato di aver avuto tempi di attesa più lunghi”.
 
Questo pone un serio problema su tutto il Sistema sanitario, nell’immediato e per il futuro: “L’intero sistema è già sotto stress, il rischio che finisca al collasso una volta terminata l’emergenza o che non sia più in grado di assorbire la regolare routine è reale – conclude la presidente – l bisogna già adesso aprire una seria riflessione su quanto potrebbe accadere nei prossimi mesi riguardo alla gestione delle liste d’attesa, sia per pazienti sani che avevano programmato le visite e i controlli che, soprattutto, per quelli con patologie croniche che hanno necessità di continue cure”.

09 Aprile 2020

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