Dai Lea e dai Leps ai Lec: i Livelli essenziali di comunità

Dai Lea e dai Leps ai Lec: i Livelli essenziali di comunità

Dai Lea e dai Leps ai Lec: i Livelli essenziali di comunità

I Livelli essenziali di comunità come paradigma per misurare la capacità dei territori di produrre inclusione e coesione sociale, completando il welfare oltre le prestazioni.

Per oltre quarant’anni il sistema di welfare italiano ha costruito la propria architettura attorno ai livelli essenziali delle prestazioni. Prima i LEA, destinati a garantire uniformemente il diritto costituzionale alla tutela della salute; successivamente i LEPS, chiamati ad assicurare un analogo livello di protezione nell’ambito dell’assistenza sociale.

Entrambi rappresentano conquiste fondamentali dello Stato sociale. Essi misurano ciò che la Repubblica deve garantire a ogni persona, indipendentemente dal luogo di residenza e dalle condizioni economiche. Tuttavia, la loro stessa natura evidenzia un limite: essi descrivono le prestazioni dovute, ma non sempre riescono a rappresentare il contesto umano, relazionale e comunitario entro il quale tali prestazioni acquistano reale efficacia.

Una visita domiciliare, un ricovero ospedaliero, un progetto assistenziale individualizzato o un intervento educativo possono essere perfettamente conformi agli standard previsti e, nondimeno, risultare insufficienti se la persona continua a vivere in un contesto caratterizzato da isolamento, fragilità relazionale e assenza di reti di prossimità.

È proprio qui che l’economia sociale introduce una prospettiva nuova.

La salute non è soltanto il risultato dell’attività del Servizio sanitario nazionale, così come il benessere sociale non dipende esclusivamente dall’efficienza dei servizi assistenziali. Entrambi sono influenzati dalla qualità della comunità nella quale la persona vive, lavora, studia e costruisce relazioni.

Da questa considerazione potrebbe nascere una nuova categoria interpretativa: i Livelli essenziali di comunità (LEC).

Non si tratta di immaginare un’ulteriore categoria giuridica destinata ad affiancare LEA e LEPS, bensì di elaborare un paradigma scientifico capace di misurare la capacità delle comunità territoriali di produrre inclusione, solidarietà, partecipazione e coesione sociale.

I LEC rappresenterebbero, in questa prospettiva, il patrimonio relazionale di un territorio: la densità delle reti associative, la presenza del volontariato organizzato, delle cooperative sociali, delle imprese sociali, delle fondazioni, delle esperienze mutualistiche, delle scuole aperte alla comunità, delle università, delle parrocchie, delle associazioni culturali, sportive e civiche, nonché la capacità delle istituzioni pubbliche di coordinarne l’azione.

Una comunità ricca di tali risorse produce naturalmente salute, previene l’emarginazione, riduce la solitudine, sostiene gli anziani, accompagna le persone con disabilità, favorisce l’inclusione dei minori e rafforza la resilienza collettiva.

Al contrario, una comunità povera di relazioni, pur disponendo di servizi formalmente efficienti, tende a generare maggiore domanda sanitaria e assistenziale, trasformando problemi sociali in patologie e fragilità individuali.

I LEC consentono dunque di spostare l’attenzione dalla semplice erogazione delle prestazioni alla qualità dell’ecosistema nel quale i diritti costituzionali vengono concretamente esercitati.

In questa prospettiva cambia anche il significato della sussidiarietà orizzontale prevista dall’art. 118, quarto comma, della Costituzione. Essa non rappresenta più soltanto una tecnica organizzativa attraverso la quale il pubblico valorizza l’iniziativa dei cittadini, ma diviene il criterio ordinatore di una comunità che produce direttamente benessere collettivo.

L’economia sociale rende evidente come il bene comune non derivi esclusivamente dall’intervento pubblico né dalla capacità allocativa del mercato, ma dall’interazione stabile tra istituzioni, autonomie territoriali, imprese, Terzo settore e cittadinanza attiva.

I LEC diventano così l’indicatore della capacità di una comunità di trasformare la solidarietà costituzionale in salute, inclusione e sviluppo umano.

Se i LEA misurano ciò che il Servizio sanitario deve garantire e i LEPS ciò che il sistema sociale deve assicurare, i LEC potrebbero misurare ciò che una comunità è concretamente in grado di generare attraverso il proprio capitale sociale.

La loro introduzione nel dibattito scientifico consentirebbe di leggere il welfare non più come semplice sistema redistributivo, ma come infrastruttura relazionale della Repubblica.

In questo senso, i LEC non sostituiscono i LEA né i LEPS: li completano, quale  categoria interpretativa del welfare costituzionale.  Essi rappresentano il terreno sul quale i diritti costituzionali trovano le condizioni necessarie per trasformarsi da prestazioni formalmente garantite a diritti realmente vissuti.

È probabilmente questa la lezione più profonda contenuta nel Piano nazionale per l’economia sociale: la qualità di una democrazia non dipende soltanto dall’efficienza delle sue istituzioni, ma anche dalla forza delle sue comunità. Ed è proprio nella comunità che il principio personalista, la solidarietà, l’eguaglianza sostanziale e la sussidiarietà trovano il luogo naturale della loro piena realizzazione.

Ettore Jorio

08 Luglio 2026

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