Farmacisti. Fip: “La self-care diventi pilastro dei sistemi sanitari”. Dai test rapidi all’IA, la farmacia può ridurre pressione su medici e ospedali

Farmacisti. Fip: “La self-care diventi pilastro dei sistemi sanitari”. Dai test rapidi all’IA, la farmacia può ridurre pressione su medici e ospedali

Farmacisti. Fip: “La self-care diventi pilastro dei sistemi sanitari”. Dai test rapidi all’IA, la farmacia può ridurre pressione su medici e ospedali

La Fip indica la self-care come pilastro dei sistemi sanitari e assegna ai farmacisti un ruolo centrale nella gestione dei disturbi comuni, dalla prevenzione al corretto indirizzo dei pazienti. Per rendere sostenibile questo modello servono regole chiare, remunerazione dei servizi, formazione su diagnostica e IA, accesso ai dati e piena integrazione della farmacia nelle cure primarie.ILDOCUMENTO

Rafforzare il ruolo dei farmacisti nella gestione dei disturbi comuni e nella promozione dell’autocura, integrando diagnostica, strumenti digitali, intelligenza artificiale, percorsi di presa in carico e modelli sostenibili di remunerazione. È questa la direzione indicata dalla International Pharmaceutical Federation nel report FIP Self-care Summit 2026: Key insights to advancing the future of self-care through pharmacy. 

Il documento parte da un assunto netto: in una fase in cui i sistemi sanitari sono sottoposti a pressioni crescenti per vincoli di bilancio, invecchiamento della popolazione, carenze di personale e aumento della domanda di assistenza, la self-care non può più essere considerata un ambito marginale. Al contrario, secondo Fip, deve diventare una componente strutturale delle politiche sanitarie e delle cure primarie.

In questo scenario, i farmacisti vengono indicati come professionisti “di prima linea”: accessibili, presenti sul territorio e in grado di intercettare precocemente bisogni di salute, orientare i cittadini, supportare l’uso corretto dei medicinali, favorire la prevenzione e indirizzare i pazienti verso altri professionisti quando necessario.

Il report sottolinea come la gestione in farmacia dei disturbi comuni sia già una realtà in molti Paesi, ma resti frenata da ostacoli ricorrenti: limiti regolatori, quadri giuridici poco chiari, insufficiente remunerazione dei servizi, carenze infrastrutturali, difficoltà di accesso ai dati sanitari dei pazienti e necessità di formazione specifica.

Tra le condizioni considerate prioritarie nel confronto del summit figurano le infezioni delle alte vie respiratorie, dolore e febbre nei bambini, dolore e febbre negli adulti e disturbi gastrointestinali. Sono aree nelle quali, secondo Fip, la farmacia può contribuire in modo rilevante a migliorare l’accesso alle cure e a ridurre il ricorso non necessario a medici di medicina generale, pronto soccorso e altri setting assistenziali.

Un capitolo centrale riguarda i test diagnostici rapidi e il point-of-care testing. Il report evidenzia che i farmacisti già oggi valutano sintomi e forniscono indicazioni terapeutiche o consigli di automedicazione, ma l’uso di strumenti diagnostici potrebbe rendere più sicura e appropriata la gestione dei disturbi comuni. Tuttavia, la disponibilità dei test non basta: senza possibilità di agire sui risultati, ad esempio attraverso prescrizioni o percorsi formalizzati di trattamento e invio, il rischio è quello di creare servizi frammentati.

Per Fip, dunque, la diagnostica in farmacia deve essere accompagnata da protocolli chiari, competenze certificate, spazi adeguati, sistemi di documentazione, accesso alle informazioni cliniche e modelli di remunerazione coerenti. Il punto non è solo introdurre nuovi strumenti, ma trasformare la farmacia in un nodo integrato delle cure primarie.

Ampio spazio viene dedicato anche all’intelligenza artificiale. Il report riconosce che l’IA sta già modificando il modo in cui cittadini e pazienti cercano informazioni sulla salute, spesso prima ancora di consultare un professionista. Questo fenomeno rappresenta una sfida, ma anche un’opportunità. I farmacisti, si legge nel documento, possono aiutare le persone a interpretare correttamente informazioni ottenute online, valutare l’affidabilità delle risposte generate da strumenti digitali e tradurre i dati in decisioni sicure e personalizzate.

Allo stesso tempo Fip avverte che l’IA non può sostituire il giudizio professionale, la relazione fiduciaria e la capacità del farmacista di ascoltare, contestualizzare e orientare il paziente. Per questo il report insiste sulla necessità di inserire competenze digitali e conoscenze sull’IA nei percorsi universitari e nella formazione continua, includendo anche aspetti etici, privacy, limiti di accuratezza, rischio di eccessiva dipendenza dagli strumenti tecnologici e problemi di equità nell’accesso.

Altro nodo cruciale è quello economico. Secondo il report, molti servizi di gestione dei disturbi comuni restano legati ai margini sui prodotti venduti, mentre dovrebbero essere riconosciuti e pagati come prestazioni professionali. Fip richiama la necessità di modelli fee-for-service, outcome-based o ibridi, sostenuti da dati, documentazione degli esiti e valutazioni economiche capaci di dimostrare risparmi per il sistema sanitario e benefici per i pazienti.

La documentazione diventa quindi una leva strategica. Senza registrare le attività svolte, gli interventi dei farmacisti rischiano di rimanere invisibili per decisori politici, assicuratori e altri stakeholder. Da qui l’invito a investire in sistemi informativi interoperabili, cartelle condivise, raccolta di real-world evidence e misurazione degli esiti riferiti dai pazienti.

Il report individua anche un ruolo decisivo per le associazioni professionali nazionali e regionali. A loro spetta sostenere la standardizzazione dei percorsi, diffondere linee guida e strumenti formativi, promuovere l’interoperabilità dei sistemi, costruire alleanze con pazienti, altri professionisti e decisori politici e tradurre le indicazioni internazionali in modelli adattati ai singoli contesti nazionali.

Tra le priorità emerse dal summit figurano l’aumento della consapevolezza dei regolatori sui servizi di self-care, il rafforzamento dell’advocacy, il riconoscimento delle differenze tra sistemi sanitari, la valorizzazione dell’accessibilità delle farmacie, lo sviluppo di framework nazionali per monitorare l’implementazione della self-care, l’uso responsabile dell’IA, l’aggiornamento dei modelli educativi e il coinvolgimento sistematico dei pazienti nella valutazione degli esiti.

Nelle conclusioni, Fip ribadisce che i farmacisti già oggi fanno molto più di quanto i sistemi sanitari riconoscano formalmente. La vera questione, afferma il report, non è se i farmacisti possano fare di più, ma se i sistemi sanitari siano pronti a sostenere e integrare pienamente il loro contributo. La farmacia del futuro, secondo la Federazione internazionale, dovrà essere un hub proattivo di cura: strutturato, digitale, basato sull’evidenza, connesso alle cure primarie e capace di offrire interventi tempestivi, sicuri e centrati sulla persona.

14 Maggio 2026

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