Gli anestesisti e i rianimatori contro un documento del Css sulla gestione dell’Area Critica

Gli anestesisti e i rianimatori contro un documento del Css sulla gestione dell’Area Critica

Gli anestesisti e i rianimatori contro un documento del Css sulla gestione dell’Area Critica
Il documento emanato dal CSS senza alcuna consultazione con SIAARTI e le altre Società Scientifiche risulta contraddittorio e, sotto alcuni profili, non aderente alla buona pratica clinica necessaria al paziente critico (definito “in pericolo di vita”). In pratica, se da una parte si parla di area critica dall’altra in questo primo livello sembra rientrare, per tipologia di monitoraggio e di supporto di base, la maggior parte dei reparti ordinari clinici di area medica

È assolutamente necessario e urgente riconsiderare i contenuti del documento sviluppato da una Commissione della I Sezione del CSS con finalità consultiva per il Ministero della Salute e definito PDTA su un’Area strategica quale quella delle terapie subintensive e intensive. Rivolgiamo un appello al Ministro della Salute per essere auditi.

Abbiamo già condiviso, oltre un anno fa un documento propositivo di revisione del Dm 70/2015 sull’organizzazione della rete ospedaliera, sviluppato dai Tecnici della Società Scientifica e presentato, durante un percorso di incontri coordinato dalla FISM, al Ministero e ai Dipartimenti del Ministero per competenza. In tale documento veniva, in dettaglio e secondo metodologia dettata dalla buona pratica clinica, esposta la necessità di una revisione del modello assistenziale di area subintensiva e intensiva.

Tale modello, seguendo il percorso per intensità di cura che il paziente critico fa nelle nostre strutture territoriali e ospedaliere e avendo come riferimento la Buona pratica clinica e le Specialistiche Competenze, avrebbe dovuto portare a una revisione anche dei modelli e degli standard organizzativi.

Il modello proposto SIAARTI per intensità di cura prevede che sia il paziente e la sua condizione clinica di disfunzione mono-organo o pluri-organo che mette in pericolo la vita a dettare non solo una necessaria collaborazione tra Specialisti diversi ma anche l’esercizio da parte di questi Specialisti delle “proprie competenze distintive” mantenendo, per competenza, nei confronti degli stessi pazienti anche la “responsabilità clinica”, se pure in diverse piattaforme logistiche.

E in area intensiva e subintensiva gli Specialisti in Anestesia Rianimazione e Terapia Intensiva hanno un approccio multidisciplinare al paziente critico mantenendo quella funzione di coordinamento delle cure che deriva dalla “competenza” e da 5 anni post-laurea di studi specialistici nel campo.

Il documento emanato dal CSS senza alcuna consultazione con SIAARTI e le altre Società Scientifiche risulta contraddittorio e, sotto alcuni profili, non aderente alla buona pratica clinica necessaria al paziente critico (definito “in pericolo di vita”). Infatti, nel descrivere il livello 1 “bassa intensità” la inserisce impropriamente nell’area critica ma lo si rappresenta come un livello di cura che necessita di un monitoraggio di base (saturazione O2 e non invasivo). In pratica, se da una parte si parla di area critica dall’altra in questo primo livello sembra rientrare, per tipologia di monitoraggio e di supporto di base, la maggior parte dei reparti ordinari clinici di area medica.

Tra l’altro sempre in modo contraddittorio poi si descrivono le UTIC e le Stroke Unit come strutture a bassa intensità di cura.

Per il livello 2 – media intensità di cura – si registrano le maggiori contraddizioni e criticità. Infatti, stando a quanto si legge, in area critica di secondo livello dovrebbero essere assistiti “pazienti in pericolo di vita” e si ritiene necessario un supporto “multiorgano” e con un “supporto non invasivo ed invasivo della funzione respiratoria, renale, cardio-vascolare, terapia nutrizionale parenterale ed enterale”.

Quindi da una parte si parla di pazienti in pericolo di vita, dall’altra contestualmente si sostiene che necessitano di un “supporto di base all’insufficienza d’organo” ma poi li si descrive come pazienti che richiedono un supporto non invasivo e invasivo (quindi massima complessità) di tutti gli apparati e gli organi vitali.

È opportuno ricordare che tale tipologia di pazienti, com’è noto non solo a tutti gli Intensivisti italiani sul campo, sono di competenza e vengono trattati nelle terapie intensive, come oggi intese, dei DEA di I e II Livello con funzioni di hub o spoke delle reti di area intensiva. Sulle competenze e formazione questo documento realizzerebbe poi una equiparazione de facto tra specialisti in Anestesia rianimazione e terapia intensiva, medici d’urgenza e specialisti in pneumologia nel gestire il secondo livello di area intensiva che tratta la insufficienza acuta di tutti gli organi e gli apparati suggerendo che solo per specialisti in medicina interna e altri non precisati sia al contempo necessario e bastevole un periodo di “frequenza di 6 mesi in una struttura di II livello”.

L’approccio multidisciplinare in area Intensiva è nei fatti nelle nostre Aree Intensive e può essere riconsiderato e rimodulato senza andare a compromettere o ridurre la qualità dell’assistenza al paziente critico. Inoltre, poiché l’attività di SIAARTI non è di semplice critica ma è e vuole essere da sempre propositiva, si allega il testo originale del Documento SIAARTI trasmetto al Ministro Schillaci contenente tutte le considerazioni e le criticità rilevate nel Documento del CSS.

Antonello Giarratano
Presidente di SIAARTI (Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva)

Antonello Giarratano

30 Maggio 2023

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