I costi standard in sanità? “Siano analitici e non generici”

I costi standard in sanità? “Siano analitici e non generici”

I costi standard in sanità? “Siano analitici e non generici”
È quanto sostiene il Network italiano sanitario, una realtà composta da 21 aziende sanitarie, pubbliche e private. I costi standard attuali? “Non si sa bene come siano stati calcolati e non si considera affatto la composizione di tutte le voci che ne sono alla base, che fanno la differenza. Con il costo standard analitico invece si può spendere meglio e meno, perché si punta su cosa si fa e perché”.

Quando si parla di regioni benchmark e spending review, il pensiero corre subito ai costi standard. Ma in realtà su questo fronte c'è parecchia confusione e spesso spesa, tariffe e costi vengono usati come sinonimi, mentre si tratta di concetti ben diversi. Non solo. Il modello adottato dall'Italia è uno dei più antiquati in uso e non è assolutamente adatto a raggiungere lo scopo per cui è stato pensato, quello cioè di tagliare gli sprechi lì dove serve e far raggiungere una migliore efficienza a ospedali e strutture sanitarie. A fare il punto della situazione in un incontro con i giornalisti a Milano è stato il N.i.San, Network italiano sanitario, realtà composta da 21 aziende sanitarie, pubbliche e private.
 
Ci sono tre tipi di costo standard. “Il primo è quello del controllo per output – spiega Alberto Pasdera, economista sanitario e coordinatore scientifico del Nisan – cioè di cosa compro, ad esempio una siringa, non della prestazione effettivamente erogata. Un metodo che non migliora l'efficienza”. L'altro metodo è quello dell'output-spesa. “Si basa sugli utenti teorici – continua – quindi sulla spesa pro-capite, che è il modello su cui si sta discutendo ora, ma che non permette di sapere cosa si fa per l'utente, perché si parla solo di assistiti teorici”. Il terzo modello è quello dell'output-prodotto, “cioè cosa faccio effettivamente – precisa Pasdera – il costo per la prestazione o drg”.
Tuttavia c'è molta confusione tra il costo, che è l'utilizzo delle risorse per fare qualcosa, e la spesa, che sono le risorse assegnate. “Tutti i sistemi che hanno tagliato la spesa – nota Pasdera – hanno visto sempre aumentare i costi. Se si vuole ridurre la spesa standard, che è lo strumento per ripartire le risorse tra le regioni, bisogna agire sui costi che l'hanno generata. I costi standard sono lo strumento per determinare le tariffe e allocare le risorse tra le aziende sanitarie della stessa regione”.
 
Il fatto è che finora però, tramite i drg, si è applicato in Italia un sistema di costi standard generici, e non analitici. “Eppure già da 25 anni a livello internazionale – prosegue – la metodologia di riferimento è quella dell'Hospital patient costing. Tutte le strutture aderenti al N.i.San, tramite l'attività di rete, hanno prodotto costi standard analitici per drg/diagnosi/procedura dei ricoveri, basati sulla determinazione della media del costo per singolo episodio di ricovero. In questo modo si crea un parametro di equivalenza tra il costo dei servizi dei vari ospedali, e si cerca di metterli in relazione ad uno standard, tenendo sempre a mente la centralità del paziente”. Il sistema attuale dei drg si basa su costi standard generici, accusa Pasdera, “che non si sa bene come siano stati calcolati e non si considera affatto la composizione di tutte le voci che ne sono alla base, che fanno la differenza. Basti pensare che in sanità 1/3 dei costi è determinato da amministrazione, uffici tecnici e non costi di produzione. Una cifra enorme”.
 
Inoltre, se si continua ad agire sulla spesa storica, si taglia a tutti la stessa quota di risorse. Un sistema indubbiamente semplice da applicare, secondo il N.i.San, ma che fa perdere efficienza e qualità, e che colpisce soprattutto i più efficienti. Con il costo standard analitico invece si può spendere meglio e meno, perché si punta su cosa si fa e perché. In altre parole, si migliora l'efficienza superando il finanziamento basato sulla spesa storica. “Il costo standard in sanità – ricapitola Pasdera – è il valore medio unitario per prestazione/drg, deve essere analitico e non generico, è uno strumento di allocazione delle risorse, indispensabile per la corretta determinazione delle tariffe e la metodologia usata a livello internazionale è quella dell'Healthcare patient costing”.
 
In un momento in cui si continua a tagliare, aggiunge Adriano Lagostena, coordinatore N.i.San e dg dell'ente ospedaliero Galliera di Genova, “non si può agire sui soldi che mancano, ma si deve lavorare sulle risorse a disposizione, e come vengono utilizzate. Le tariffe coprono a malapena il 60% dei costi e il drg è un sistema di classificazione delle attività inadeguato che va superato. Bisogna puntare sui costi per episodio di ricovero calcolati in modo analitico. In questo modo si possono evitare i tagli lineari”.
 
Adele Lapertosa

Adele Lapertosa

04 Febbraio 2014

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