I vaccini anti Covid funzionano ma a parlarne siamo rimasti in pochi

I vaccini anti Covid funzionano ma a parlarne siamo rimasti in pochi

I vaccini anti Covid funzionano ma a parlarne siamo rimasti in pochi
I dati di una possibile nuova ondata e le evidenze sull’opportunità di rilanciare le campagne vaccinali ci sono ma al momento sembrano aver assunto più le caratteristiche di profezie menagrame verso le quali fare gli scongiuri se non proprio voltarsi dall’altra parte con una certa insofferenza. Ma ricordiamoci che alla fine Cassandra aveva quasi sempre ragione

Ormai a parlare bene dei vaccini, soprattutto quelli anti Covid, sono rimasti solo gli scienziati e i medici (la maggior parte almeno).

Per il resto la politica e l’opinione pubblica sembrano quanto meno distanti se non indifferenti e in alcuni casi decisamente scettici.

Eppure i dati dimostrano ancora oggi che questi vaccini, indistintamente, offrono una discreta copertura dall’infezione e un ottimo scudo da frapporre alla malattia severa.

Il tasso di ospedalizzazione per i non vaccinati è pari a 70 ricoveri per 100.000 abitanti, e risulta tre volte più alto rispetto ai vaccinati con dose aggiuntiva/booster (24,4 ricoveri per 100.000 ab.).

Il tasso di ricoveri in terapia intensiva per i non vaccinati è pari a 2,7 ricoveri per 100.000 ab., e risulta tre volte più alto rispetto ai vaccinati con dose aggiuntiva/booster (0,9 ricoveri per 100.000 ab.).

Il tasso di mortalità per i non vaccinati è pari a 10,8 decessi per 100.000 ab., e risulta cinque volte più alto rispetto ai vaccinati con dose aggiuntiva/booster (2 decessi per 100.000 ab.)

Inoltre l’efficacia del vaccino nel prevenire la diagnosi di infezione è pari al 42% nei soggetti vaccinati con dose aggiuntiva/booster e arriva all’82%, sempre nei soggetti vaccinati con dose aggiuntiva/booster, nel prevenire la malattia severa.

E va detto che gli italiani hanno risposto molto bene alla campagna vaccinale, con il 90% che ha concluso il ciclo primario e con l’84,4% che ha aderito anche al richiamo della terza dose, poi la macchina si è inceppata, o meglio ha progressivamente rallentato fino a quasi fermarsi quando è arrivato il momento della quarta dose, ormai aperta a tutti gli over 12, e della quinta, riservata ai fragili.

Questi ultimi richiami infatti latitano: la quarta dose è ferma a un tasso di copertura del 22,5% e della quinta per ora non si conoscono i dati.

Eppure la circolazione del virus, seppur in rallentamento, è ancora molto attiva con quasi 166mila nuovi casi nell’ultima settimana e un totale di altri 496 morti con un tasso di positività ai test ancora fermo attorno al 15%.

E dall’Ecdc e da Ema pochi giorni fa è arrivato un allarme su una quasi certa nuova ondata che potrebbe essere causata da nuove sotto varianti di Omicron suggerendo agli stati membri della UE di non abbandonare le campagne vaccinali, che andrebbero invece sostenute e rilanciate soprattutto in vista della stagione invernale e di una epidemia influenzale che si stima anch’essa più virulenta rispetto agli ultimi anni in cui, soprattutto grazie a mascherine e isolamento, aveva colpito in modo molto lieve.

Insomma i dati su una possibile recrudescenza della pandemia e le evidenze sull’opportunità di rilanciare le campagne vaccinali ci sono ma al momento sembrano aver assunto più le caratteristiche di profezie menagrame verso le quali fare gli scongiuri se non proprio voltarsi dall’altra parte con una certa insofferenza.

Ma ricordiamoci che alla fine Cassandra aveva quasi sempre ragione.

Cesare Fassari

Cesare Fassari

05 Novembre 2022

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