Intervista a Spandonaro (Crea Sanità): “I 2 mld in più alla sanità? Una buona notizia ma non bastano a colmare il gap con altri Paesi Ue”

Intervista a Spandonaro (Crea Sanità): “I 2 mld in più alla sanità? Una buona notizia ma non bastano a colmare il gap con altri Paesi Ue”

Intervista a Spandonaro (Crea Sanità): “I 2 mld in più alla sanità? Una buona notizia ma non bastano a colmare il gap con altri Paesi Ue”
A colloquio con il professore di Economia Sanitaria di Tor Vergata e presidente del Crea Sanità che sarà uno dei protagonisti del Forum Risk Management 2019. “Smettiamo di guardare la sanità solo dal punto di vista dell’assistenza. La politica lavori veramente per rendere la salute un investimento puntando su ricerca e innovazione”

“Ogni volta ragioniamo sulla sanità solo guardando alla parte assistenziale ma non facciamo nulla per trasformarla in una forma di sviluppo economico per il Paese”. È questo il ragionamento di Federico Spandonaro, Professore aggregato presso l'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Presidente di C.R.E.A. Sanità che in vista del prossimo Forum Risk Management (Firenze 26-29 novembre) dove sarà tra i protagonisti ci ha rilasciato un’intervista in cui analizza le prime scelte del nuovo Governo e lancia alcune idee per rendere veramente la salute un investimento per il sistema Paese.
 
Professore come giudica le prime mosse del Governo? In Manovra è stato confermato l’aumento di 2 mld del Fondo sanitario.
Lo sforzo c’è stato ed è una buona notizia ma la cattiva notizia è che questo aumento non basta a chiudere il gap che abbiamo accumulato negli ultimi 10 anni con gli altri Paesi europei.
 
Quindi il problema della sostenibilità del Ssn è sempre presente…
Sostenibilità rispetto a che cosa? Se mi chiede se da qui a 5 anni il sistema è sostenibile le rispondo di sì. Se mi chiede invece se con le risorse che abbiamo possiamo avere tutte le nuove terapie le rispondo che il sistema è insostenibile.
 
E quindi?
In questi anni abbiamo sempre evitato un tema politico fondamentale.
 
Quale?
Il punto è: quanti soldi vogliamo mettere sulla sanità? Vede, il fatto è che ogni volta ragioniamo sulla sanità solo guardando la parte assistenziale ma non facciamo nulla per trasformarla in una forma di sviluppo economico per il Paese.
 
Si dice spesso che la sanità è investimento ma alla fine negli ultimi anni le risorse sono arrivate col contagocce…
Per rendere gli slogan realtà occorrerebbe prima di tutto analizzare l’impatto che hanno i settori della farmaceutica, dei device e del digitale e cercare di capire quanto contribuiscono al sistema economico italiano. Negli anni invece si è sempre guardato alle aziende solo ragionando sul risparmio, che sul breve produci risultati ma alla lunga non sviluppa economie.
 
E cosa si dovrebbe fare?
Per esempio investire in ricerca e innovazione. Ma badi bene, non solo dal punto di vista economico, ma costruendo un clima fertile senza la nostra burocrazia che alla fine disincentiva chi vuole innovare. Per farle un esempio pensi se noi avessimo investito sulle terapie innovative quante risorse avremmo potuto portare al Paese. E poi mi spiega perché con tutte le eccellenze sanitarie che abbiamo non riusciamo a mettere in atto politiche attrattive verso i pazienti di altri paesi?
 
Torniamo all’attualità. Cosa pensa delle autonomie?
Se guardiamo alla sanità è chiaro che è il settore più pronto. Ma alcune richieste non mi convincono: penso al tema del personale dove si rischia di acuire ancora di più le differenze tra le Regioni con il rischio di svuotare il personale delle Regioni del Sud. E poi non mi piacciono le richieste di avere mano libera nella gestione dei fondi integrativi che potrebbero diventare sostitutivi e non complementari come dovrebbero essere.
 
E sulla carenza di personale che mi dice?
Abbiamo certamente delle carenze su alcune specialità, ma trovare gente tanto per metterla come paventano alcune proposte non mi pare una buona idea. Ma il problema non è semplicemente sostituire le persone. Bisogna capire realmente quali sono i fabbisogni del sistema da qui ai prossimi anni. Oggi e sempre più nei prossimi anni servirà per esempio tanto personale per l’assistenza domiciliare. E poi me lo faccia dire: i medici non possono perdere tempo con le attività amministrative, serve loro un supporto che oggi non hanno.
 
Luciano Fassari

Luciano Fassari

18 Ottobre 2019

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