Istat. In aumento nel 2017 (+8%) le spese per la salute delle famiglie. E dove ci sono anziani la spesa sanitaria incide di più 

Istat. In aumento nel 2017 (+8%) le spese per la salute delle famiglie. E dove ci sono anziani la spesa sanitaria incide di più 

Istat. In aumento nel 2017 (+8%) le spese per la salute delle famiglie. E dove ci sono anziani la spesa sanitaria incide di più 
La spesa per la salute  incide di più nelle famiglie di anziani rispetto a quelle di giovani, arrivando a pesare il 6,9% tra i single anziani (circa 3,5 volte di più dell’1,9% dei single con meno di 35 anni) e il 6,7% tra le coppie di anziani senza figli (quasi il doppio rispetto al 3,5% che si osserva se la persona di riferimento della coppia senza figli ha meno di 35 anni). IL REPORT ISTAT.

Nel 2017 aumentano dell’8,0% le spese per servizi sanitari e salute, che arrivano in media a 123 euro mensili, e quelle per comunicazioni (+2,5%).

La spesa sanitaria, largamente incomprimibile e che a livello nazionale rappresenta il 4,8% del totale, fa registrare un aumento significativo rispetto al 2016 per i single anziani (+17,3%). In generale, questa voce incide di più nelle famiglie di anziani rispetto a quelle di giovani, arrivando a pesare il 6,9% tra i single anziani (circa 3,5 volte di più dell’1,9% dei single con meno di 35 anni) e il 6,7% tra le coppie di anziani senza figli (quasi il doppio rispetto al 3,5% che si osserva se la persona di riferimento della coppia senza figli ha meno di 35 anni).

Il dato è quello rilevato dall’Istat che lo pubblica nel suo rapporto sulle spese per consumi delle famiglie 2017, anno in cui la spesa media mensile familiare in valori correnti nel complesso è stimata pari a 2.564 euro (+1,6% rispetto al 2016, +3,8% nei confronti del 2013, anno di minimo per la spesa delle famiglie).

Secondo l’Istat al crescere del titolo di studio della persona di riferimento, la spesa media mensile familiare varia sia in termini di livello, aumentando, sia in termini di struttura, modificandosi il peso relativo delle diverse componenti. Infatti, il titolo di studio, che è anche un indicatore della condizione socioeconomica familiare, non si distribuisce uniformemente per età, dal momento che i più giovani, spesso con figli minori, hanno in media titoli di studio più elevati dei più anziani.

A far registrare un aumento significativo della spesa complessiva rispetto al 2016 sono le famiglie con persona di riferimento almeno laureata (3.679 euro mensili, +3,6%) e quelle dove la stessa ha il diploma di scuola secondaria superiore (2.846, +2,2%).

Le famiglie con persona di riferimento almeno laureata spendono mediamente 2,2 volte i 1.699 euro spesi dalle famiglie in cui la persona di riferimento ha al massimo la licenza elementare. Rispetto alle altre, le prime riservano quote di spesa più elevate a ricreazione, spettacoli e cultura (6,4%) e a servizi ricettivi e di ristorazione (6,8%); le seconde, caratterizzate da persone di riferimento mediamente più anziane, hanno invece una struttura di spesa concentrata soprattutto su bisogni primari (68,4% per alimentari, abitazione, mobili, articoli e servizi per la casa) e sanità (6,7% contro una media nazionale del 4,8%).

Differenziale di spesa costante invece anche nel 2017 tra le famiglie composte da soli stranieri e quelle composte da soli italiani, con un divario che scende sotto i mille euro (1.679 contro 2.624 euro).

La spesa delle famiglie di soli stranieri si concentra su beni e servizi essenziali: il 22,0% è destinato alla spesa alimentare e il 36,8% all’abitazione.
Relativamente a quest’ultimo aspetto, scorporando la spesa per gli affitti figurativi, la differenza in termini di quota tra famiglie di soli italiani e famiglie di soli stranieri diventa ancora più elevata; per le prime, infatti, gli affitti figurativi valgono il 23,6% della spesa totale, mentre per le seconde rappresentano l’8,9%, valori che riflettono la diversa percentuale di famiglie che vivono in abitazione di proprietà, usufrutto o in uso gratuito nei due gruppi (rispettivamente, 87,1% e 25,4%), ma anche il fatto che gli stranieri vivono più spesso in abitazioni con valori di mercato mediamente più bassi.

Come nel 2015 e 2016, le famiglie con soli stranieri presentano quote di spesa più contenute per ricreazione, spettacoli e cultura e per servizi ricettivi e di ristorazione. Invece, continua a mantenersi più elevata rispetto alle altre famiglie la quota di spesa per comunicazioni, principalmente per effetto dei contatti con parenti e amici nei propri paesi di origine.

Per le famiglie di soli stranieri, rimane stabile la quota di spesa destinata alla sanità (2,8%, pari a 48 euro mensili), ben al di sotto della media nazionale (4,8%), anche per effetto di una minore età media dei componenti.
 

19 Giugno 2018

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