Istat: 7 italiani su 10 si sentono in buona salute

Istat: 7 italiani su 10 si sentono in buona salute

Istat: 7 italiani su 10 si sentono in buona salute
Nel 2010 il 70,6% degli italiani ha affermato di sentirsi bene, contro il 69,3% dello scorso anno. Lo rileva l’Annuario statistico Istat pubblicato oggi, dal quale emerge che è costante il numero di medici di medicina generale, diminuisce però il numero di assistiti per medico. Trend inverso per i pediatri. Migliora l'assistenza territoriale, ma l’ospedale resta il punto di riferimento della sanità italiana, pur con significativi cambiamenti: la quota di posti letto in day hospital rispetto gli ordinari è aumentata dall’8,3% nel 1997 al 14,4% nel 2006.

Gli italiani si sentono in forma. Anche più dello scorso anno. Seppur di poco, infatti, cresce la quota di persone che definisce il suo stato di salute “buono” o “molto buono”, che è passata dal al 69,3% del 2009 al 70,6% del 2010. Gli uomini battono le donne: rispettivamente, infatti, la quota che valuta positivamente il suo stato di salute è del 75% contro il 66,5%.

Sono questi alcuni dei dati contenuti nell’Annuario statistico Istat 2010 pubblicato oggi: 26 capitoli che fotografano l’Italia sotto ogni aspetto, dal lavoro all’istruzione, dai divorzi alle spese per l’assicurazione. E poi la salute, a cui è dedicato un intero capitolo.

Dall’Annuario emerge che nonostante si sentano in forma, il 38,6 per cento dgli italiani afferma essere affetto da almeno una malattia cronica. Le patologie cronico-degenerative sono più frequenti nelle fasce di età anziane: già nella classe 55-59 anni ne soffre il 57,5 per cento e tra le persone ultrasettantacinquenni la quota raggiunge l’86,7 per cento. Come per la salute, lo svantaggio del sesso femminile emerge anche dall’analisi dei dati relativi alla quota di popolazione che soffre di almeno una malattia cronica. Sono, infatti, le donne a esserne più frequentemente colpite, in particolare dopo i 50 anni. Il 20,1 per cento ha dichiarato di essere affetto da due o più patologie croniche, con differenze di genere molto marcate a partire dai 45 anni, che aumentano all’aumentare dell’età. Tra gli ultrasettantacinquenni la comorbilità si attesta al 68,4 per cento (60,6 per cento tra gli uomini e 73,5 per cento tra le donne). 
 
Per quanto riguarda il Ssn, l’Annuario passa in rassegna il personale medico registrando, tra l’altro, come iI medici di medicina generale sia rimasto pressoché stabile negli ultimi anni, con 8 medici ogni 10 mila abitanti. Diminuiscono, però, gli assistiti. Dal 2006 al 2007, infatti, ogni medico di famiglia ha in media perso 5 pazienti. Lo stesso valore nel passaggio tra il 2005 e il 2006 era positivo e portava a ogni medico 39 assistiti in più. In totale, ogni medico ha circa 1.114 assistiti, sebbene il contratto dei medici di medicina generale preveda che si possano assistere fino a un massimo di 1.500 pazienti,
Tendenza inversa tra i pediatri. il numero di bambini assistiti per pediatra risulta infatti in leggero aumento dal 2006 al 2007 – circa 7 unità in più per medico – così come dal 2005 al 2006.
Gli ambulatori e i laboratori pubblici e privati convenzionati sono circa 17 ogni 100 mila abitanti (dato del 2007). Negli ultimi tre anni la dotazione ha subito una leggera riduzione: dal 2005 al 2006 si è avuto 1 ambulatorio e laboratorio in meno ogni 100 mila abitanti, dal 2006 al 2007 si è avuta una variazione quasi nulla di -0,4.
 
Crescono i servizi sul territorio. Dall’Annuario emerge che 18 Regioni hanno attivato l’Adi nella totalità delle Asl, per un totale di assistiti in costante aumento: da 396 mila nel 2005 a 414 mila nel 2006, fino ad arrivare a 475 mila nel 2007.
In aumento anche i posti letto nelle strutture per l’assistenza residenziale e semiresidenziale: nel primo caso sono passati da circa 181 mila nel 2006 a 188 mila nel 2007, con un incremento pari al 4,0 per cento in un solo anno; nelle strutture semiresidenziale la crescita è stata ancora maggiore, da 38 mila a 41 mila, con una variazione quasi del 7 per cento.
 
Contestualmente, diminuiscono i posti letto in ospedale, anche se il servizio ospedaliero è tutt’oggi il settore sanitario che assorbe più risorse economiche e il maggiore punto di riferimento per i pazienti.
I posti letto per il ricovero ordinario, comunque, sono diminuiti costantemente passando, dal 1997 al 2006, da 6,1 a 4,5 ogni mille abitanti, mentre la quota di posti letto in day hospital rispetto ai posti letto ordinari è aumentata significativamente nel tempo passando dall’8,3 per cento nel 1997 al 14,4 per cento nel 2006.
Per quanto riguarda il tasso di ospedalizzazione, parallelamente all’andamento dell’offerta di posti letto, è andato diminuendo nel tempo, in particolare in regime ordinario: da 183 ricoveri per mille abitanti nel 1996 a 143 nel 2006.
La degenza media si mantiene sostanzialmente stabile dal 2002, registrando solo una variazione che va da 6,7 a 6,8 giorni.
I ricoveri nei reparti per acuti sono la tipologia più frequente (93,0 per cento), ammontano a circa 11,2 milioni di cui il 69,0 per cento in regime ordinario e il restante 31,0 per cento in day hospital.
Il 39,4 della popolazione ha fatto uso di farmaci nei due giorni precedenti all’intervista effettuata dall’Istat. Anche in questo caso, le donne si rivelano meno in salute degli uomini: il 44,1 per cento di loro ha assunto farmaci contro il 34,5 per cento degli uomini.
Le quote di consumatori aumentano all’avanzare dell’età: dopo i 55 anni oltre la metà della popolazione ne fa uso, fino a raggiungere l’86,0 per cento tra le persone di 75 anni e oltre.
 

19 Novembre 2010

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