La politica ha ucciso la riforma Schillaci. E il Ssn continua a morire

La politica ha ucciso la riforma Schillaci. E il Ssn continua a morire

La politica ha ucciso la riforma Schillaci. E il Ssn continua a morire

Case di comunità senza medici, ospedali di comunità fantasma, universalismo e uniformità in agonia. Ancora una volta la politica rinvia le scelte strutturali, sacrificando la salute dei cittadini sull'altare dei calcoli elettorali.

L’esigenza della politica impera. Specie in prossimità delle elezioni, allorquando medici di famiglia, tassisti e balneari non vanno toccati. Guai a perderli.

Nonostante la condivisione conseguita nella Conferenza Stato-Regioni: stop alla riforma elaborata, con spirito costruttivo, dal ministro Orazio Schillaci. E dire che essa rappresentava l’unico strumento concretamente disponibile per riempire di contenuti umano-professionali quelle poche Case di comunità che si riusciranno a realizzare entro la scadenza del PNRR. Quanto agli Ospedali di comunità, neppure se ne parla, malgrado la loro fondamentale funzione di filtro rispetto all’occupazione impropria dei posti letto ospedalieri, oggi sempre più frequentemente sottratti a chi ne avrebbe effettivo bisogno.

Insomma, ancora una volta l’interesse della politica prevale sulla sine publica causa. Ancora una volta, tutta la politica – nessuno escluso – tratta l’erogazione della tutela della salute come un fenomeno condizionato da convenienze e calcoli elettorali. E ciò avviene nonostante sia ormai evidente come, dal 1948 ad oggi, fatta eccezione per la solenne enunciazione dei principi consacrati nella legge n. 833 del 1978, l’universalità dell’accesso alle cure sia rimasta troppo spesso lettera morta, mentre l’uniformità delle prestazioni appare ormai prossima all’agonia.

Vengono così sacrificate, sull’altare delle complicità ritenute utili alle imminenti competizioni elettorali e a discapito dell’intera Nazione:

  • la responsabilità, che dovrebbe assicurare il buon governo delle risorse collettive e la loro destinazione secondo criteri di equità ed efficienza;
  • la solidarietà, che dovrebbe garantire a ogni cittadino il diritto di non essere lasciato indietro, indipendentemente dalla condizione economica o dal luogo di residenza;
  • l’impegno della politica a ricostruire il necessario punto di equilibrio tra responsabilità e solidarietà, presupposto imprescindibile di ogni sistema sanitario realmente universale;
  • la volontà riformatrice, cui la politica sembra rinunciare, smarrendo progressivamente la propria funzione e la propria ragion d’essere;
  • il coraggio di realizzare quelle riforme capaci di restituire fiducia ai cittadini, autorevolezza alle istituzioni e una prospettiva di futuro alla Repubblica.

Così, mentre si rinvia ancora una volta ogni scelta strutturale, il Servizio sanitario nazionale continua a perdere coesione, efficacia e credibilità, lasciando che siano i cittadini, soprattutto i più fragili, a pagare il prezzo più alto dell’inerzia e delle convenienze della politica.

Ettore Jorio

Ettore Jorio

08 Giugno 2026

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