La sanità che funziona. Da Fiaso il secondo ‘Libro Bianco della Buonasanità’  

La sanità che funziona. Da Fiaso il secondo ‘Libro Bianco della Buonasanità’  

La sanità che funziona. Da Fiaso il secondo ‘Libro Bianco della Buonasanità’  
Le best practice selezionate hanno riguardato per lo più l’assistenza domiciliare e le modalità organizzative. Coinvolte 37 aziende sanitarie. La parte del leone la fa ancora l’Emilia Romagna, con 25 buone pratiche, seguita dalle Marche, con 12 ma nel complesso si assiste ad una rimonta del Sud, dove si collocano il 18,7% delle esperienze, due anni fa localizzate quasi esclusivamente al Nord.

La sanità? Non è solo ‘mala’. Anzi, crescono sempre di più le aziende che investono nelle buone pratiche stando attente ai costi. Questo il quadro che emerge dalla seconda raccolta di esperienze aziendali del “Libro Bianco della Buonasanità”, presentato oggi a Roma e che raccoglie 75 esperienze selezionate dal Comitato Scientifico (composto da esperti delle istituzioni, del mondo accademico e delle rappresentanze dei cittadini) dell’Osservatorio FIASO (la Federazione di Asl e Ospedali) sulle buone pratiche sanitarie. Una pubblicazione realizzata grazie anche alla collaborazione della redazione dell’agenzia giornalistica Ansa e al contributo della Glaxo Smith Kline. Al Libro Bianco, infatti, si affianca la messa in rete di oltre 200 buone pratiche selezionate dall’Osservatorio FIASO e accuratamente classificate in modo da renderle facilmente consultabili e quindi più facilmente esportabili su tutto il territorio nazionale.
 
La maggior parte delle esperienze selezionate dall’Osservatorio FIASO  sulla  “buonasanità”  ha riguardato l’integrazione socio-sanitaria e la presa in carico delle malattie croniche (27%), tema sempre più strategico per Aziende ed assistiti. Mentre al secondo posto ci sono le modalità organizzative, gestionali, formative e valutative che connotano la politiche del personale (25%). Seguono le buone pratiche tese a migliorare le strategie e gli strumenti correlati alle performance clinico-assistenziali e gestionali (24%), il rapporto medico-paziente (19% delle esperienze), i mutamenti nel ruolo e nelle funzioni dell’operatore infermieristico nei servizi ospedalieri e territoriali (5%). In tutto sono state coinvolte 37 Aziende, circa il 23% in più rispetto al 2011. Buonasanità in rimonta al Sud
 
Mentre le politiche di welfare sembrano sempre più orientate verso il “mettere soldi in tasca” per assistere chi è più fragile, la ASL 4 di Prato dimostra quanto sia molto più produttivo offrire servizi alle persone. E  così, con soli mille euro ad anziano, riesce a garantire l’assistenza domiciliare agli ultra sessantacinquenni soli e non autosufficienti, formando anche le badanti e abbattendo le più costose giornate di ricovero. A Trento invece si è puntato sul sapere degli utenti dei servizi di salute mentale e dei loro familiari, che con l’esperienza favoriscono il rapporto dei pazienti con gli operatori, migliorando l’adesione alle terapie; fatto tutt’altro che frequente nel campo del disagio psichico e mentale. Poi c’è chi, come a Bologna, ha creato una banca del latte materno per il nutrimento sicuro dei nati prematuri. O l’Ospedale S.Maria Nuova di Reggio Emilia, che dotando i ricoverati di semplice braccialetto con codice a barre è riuscito ad abbattere gli errori in corsia, soprattutto nella somministrazione di farmaci. Il polo ospedaliero del Santo Spirito a Roma si è calato invece nella realtà multietnica di oggi e ha trovato il modo di garantire l’assistenza religiosa alle persone di altri credi. Tutto questo mentre si diffondo le esperienze dei PDTA, i Percorsi diagnostici, terapeutici ed assistenziali, che per le principali patologie individuano gli accertamenti e le cure più appropriate per i pazienti. Un modo per migliorare gli standard di assistenza eliminando al contempo gli sprechi.
 
“Il Libro bianco della Buonasanità – sottolinea il Presidente di FIASO, Valerio Fabio Alberti – è il contributo che come Aziende offriamo in tempi di crisi al Paese, per dimostrare con i fatti che è ancora possibile coniugare buona qualità dei servizi e sostenibilità economica”.
Lo dimostra il fatto che la maggior parte delle esperienze selezionate dall’Osservatorio FIASO  sulla  “buonasanità”  ha riguardato l’integrazione socio-sanitaria e la presa in carico delle malattie croniche (27%), tema sempre più strategico per Aziende ed assistiti. Mentre al secondo posto ci sono le modalità organizzative, gestionali, formative e valutative che connotano la politiche del personale (25%). Seguono le buone pratiche tese a migliorare le strategie e gli strumenti correlati alle performance clinico-assistenziali e gestionali (24%), il rapporto medico-paziente (19% delle esperienze), i mutamenti nel ruolo e nelle funzioni dell’operatore infermieristico nei servizi ospedalieri e territoriali (5%). In tutto sono state coinvolte 37 aziende, il 23% in più circa rispetto allo scorso anno. E’ importante rimarcare anche che in oltre il 70% dei casi le esperienze sono state adottate in forma stabile dalle aziende.
La parte del leone la fa ancora l’Emilia Romagna, con 25 buone pratiche, seguita dalle Marche, con 12 ma nel complesso si assiste ad una rimonta del Sud, dove si collocano il 18,7% delle esperienze, due anni fa localizzate quasi esclusivamente al Nord. Anche se nel settentrione sono state selezionate il 56% delle esperienze e nel centro poco più del  25%. Al Sud la piccola Basilicata, con 4 best practice è seconda solo alla Sicilia (5 esperienze) tra le regioni del Sud e delle Isole.
 
Rispetto alla presa in carico dell’assistito e all’integrazione socio-sanitaria, le numerose esperienze segnalate da FIASO  mostrano come sia oramai una realtà sempre  più diffusa quella della continuità assistenziale, ossia dei servizi capaci di prendersi cura del paziente dal momento del suo ricovero fino al post dimissioni, attraverso équipe multidisciplinari di professionisti sanitari  che agiscono anche a domicilio. E sempre più numerose sono le iniziative per migliorare il rapporto medico-paziente. Che significa consenso alle cure e quindi minor contenzioso sanitario, all’origine di quella medicina difensiva che ci espone a rischi inutili e provoca almeno 10 miliardi di sprechi l’anno.
Alberti, Presidente FIASO e Maruggi, Vice-Presidente e Coordinatore dell’Osservatorio: “La Buonasanità passa per l’autonomia delle Aziende”
“Le esperienze e i progetti innovativi realizzati in questi anni dimostrano come sia possibile fare Buonasanità anche in tempi di crisi” sottolinea il Presidente di FIASO, Valerio Fabio Alberti. “Risultati – ha proseguito – che sarebbe stato impossibile conseguire senza un management all’altezza e la dedizione del personale sanitario. Spesso costretto a lavorare in condizioni non agevoli ma sul quale è fondamentale puntare anche in futuro attraverso forme che incentivino meglio merito e professionalità”.


 


“Al di là dei campanilismi – sottolinea a sua volta Giampiero Maruggi, Vice Presidente FIASO e Coordinatore dell’Osservatorio – la raccolta selezionata  dimostra che è possibile fare buonasanità anche al Sud perché la discriminante non è geografica ma gestionale.” “Senza dimenticare – ha aggiunto – come ciò avvenga mentre le mai sopite tendenze centralistiche trovano nelle esigenze di bilancio l’occasione per riprendere slancio, mortificando quell’autonomia di gestione senza la quale un’Azienda non può essere tale.”

10 Dicembre 2013

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