La sanità e il Fiscal Compact. Un’occasione “obbligata” per ridefinire i Piani di rientro

La sanità e il Fiscal Compact. Un’occasione “obbligata” per ridefinire i Piani di rientro

La sanità e il Fiscal Compact. Un’occasione “obbligata” per ridefinire i Piani di rientro
Il recente nuovo trattato europeo sulle politiche fiscali imporrà all'Italia scelte forti, anche nel settore della salute. A partire dalla capacità di riqualificare realmente spesa e servizi locali. In primo luogo nelle regioni sottoposte a Piano di rientro dal deficit sanitario

Gli impegni assunti in sede comunitaria, tra i quali l’insediamento nella Costituzione del pareggio di bilancio e il ripianamento progressivo del debito pubblico – che saranno entrambi sanzionati in caso di inadempienza con le misure previste nel nuovo Trattato UE (fiscal compact) – impongono un cambio radicale nelle politiche delle salute.

Un’esigenza non più trascurabile sarà, quindi, quella di incidere sensibilmente sui comportamenti delle regioni, troppo diverse nel governo della spesa sanitaria. Una aspettativa del federalismo fiscale con i suoi costi standard che entreranno in vigore il 2013.
Ci vorrà, pertanto, uno scatto di reni che non ha eguali nel sistema della salute, super impegnato con i cosiddetti piani di rientro, cui sono sottoposte 10 regioni che contano oltre 29 milioni di cittadini, pari a circa la metà della popolazione nazionale. Tutto questo senza contare quell’altra parte del Paese che arranca nel quadrare i propri bilanci e che ha verosimilmente “addolcito” qualche deficit di troppo allo scopo di apparire virtuosa.

Ci sarà un bel da farsi per il governo Monti, impegnato com’è in un difficilissimo percorso di recupero della posizione debitoria della Repubblica, peraltro rendicontata per difetto. Vuoi per il debito non ancora emerso dall’universo degli enti locali. Vuoi per le passività delle società partecipate sottaciute ai vari livelli istituzionali. Vuoi, infine, per le minusvalenze plurimilionarie che emergeranno a seguito della dismissione dei derivati, attraverso i quali una parte ben individuata del sistema bancario ha imbrogliato le istituzioni, stante una burocrazia spesso colpevole.
In una simile situazione diventa insopportabile ogni improvvida esecuzione delle politiche salutari da parte delle regioni. La eccessiva tolleranza di ieri, consentita da controlli – anche ministeriali – non propriamente all’altezza dei loro compiti, dovrà segnare il passo in favore di un rinsavimento gestionale che si renda garante di un corretto governo della spesa. Propedeutica a tutto questo sarà certamente la programmazione, quella vera, che (ahinoi!) ha lasciato da tempo il posto alle aride politiche di ripianamento.

Dunque, ci sarà bisogno di trasformare gli attuali piani di rientro del deficit/debito pregresso in tipici strumenti pianificatori di ampio respiro, così come originariamente intesi dal legislatore del 2004, che li ha nominalmente definiti programmi operativi di riorganizzazione, di riqualificazione o di potenziamento dei servizi sanitari regionali.
Insomma, all’attuale logica squisitamente ragioneristica dovrà subentrarne una nuova, attraverso la quale dovrà essere l’investimento in ammodernamento a fungere da strumento produttivo di una maggiore economicità e di un migliore servizio. Il tutto magari assistito da una agenzia nazionale, cui potere affidare la gestione del debito pregresso, proprio per questo abilitata ad essere parte essenziale in un instaurando processo di negoziazione del dovuto.
Un modo per ridare protagonismo al servizio pubblico e assicurare la migliore produttività godibile per la collettività in termini di percezione dei Lea da rideterminarsi. Ma anche per dividere il problema di ieri dal progetto del domani ed esprimere correttamente le valutazioni relative sulle responsabilità.

Solo così, investendo oggi per ottimizzare il SSN, si avrà modo di realizzare quella sanità normale, uniformemente diffusa e forte delle necessarie eccellenze.
Il governo Monti, forte com’è dei suoi saperi, saprà vincere la sfida e rendere godibile una sanità intelligente e finanziariamente sostenibile. Ovviamente qualche sacrificio in più a carico dei (molto) abbienti sarà inevitabile.

Ettore Jorio
Professore di diritto sanitario all’Università della Calabria

Ettore Jorio

06 Febbraio 2012

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