Obiettivi di sviluppo sostenibile. Oms: stagnano i progressi su inquinamento atmosferico e salute. Profonde le disuguaglianze globali

Obiettivi di sviluppo sostenibile. Oms: stagnano i progressi su inquinamento atmosferico e salute. Profonde le disuguaglianze globali

Obiettivi di sviluppo sostenibile. Oms: stagnano i progressi su inquinamento atmosferico e salute. Profonde le disuguaglianze globali

L’Asia registra i maggiori miglioramenti, mentre Africa e altre aree restano indietro. L’Oms evidenzia un divario persistente tra Paesi ricchi e poveri, dove l'esposizione agli inquinanti e la mancanza di accesso a sistemi di cottura puliti continuano a gravare in modo sproporzionato sulla salute, e sollecita politiche basate su dati affidabili per tutelare salute e ambiente.

Nonostante i progressi registrati fino al 2020, l’inquinamento atmosferico continua a rappresentare una grave minaccia per la salute globale. I nuovi dati pubblicati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sugli indicatori degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), relativi all’inquinamento atmosferico esterno e domestico, mostrano infatti che i livelli di PM2.5 sono diminuiti fino al 2020 e da allora sono rimasti sostanzialmente invariati e mettono in evidenza profonde disuguaglianze tra i Paesi: quelli a basso e medio reddito restano esposti a concentrazioni di inquinanti molto più elevate rispetto alle nazioni ad alto reddito, con conseguenze rilevanti per la salute pubblica e l’ambiente.

“L’Oms si impegna a fornire dati solidi e basati su prove concrete, essenziali per un processo decisionale coraggioso. Non possiamo affrontare la crisi climatica e dell’inquinamento atmosferico né proteggere la salute pubblica senza informazioni affidabili che mettano in luce le disuguaglianze e le disparità globali. Mettere la scienza in primo piano per guidare il monitoraggio e promuovere la collaborazione multisettoriale è fondamentale per garantire l’accesso universale all’aria e all’energia pulite, salvaguardando la salute delle persone e del pianeta, ora e per le generazioni future” ha dichiarato Bruce Gordon, Direttore ai, Ambiente, Cambiamenti Climatici, One Health e Migrazione, dell’Oms.

Principali risultati sulle disuguaglianze globali

Nel 2023, il numero di persone esposte a una qualità dell’aria superiore al limite provvisorio meno rigoroso di 35 µg/m³, proposto dalle linee guida globali dell’OMS sulla qualità dell’aria, era tredici volte superiore nei paesi a basso e medio reddito rispetto a quelli ad alto reddito, interessando 6,5 miliardi di persone.

Nel 2024, circa 2 miliardi di persone si affidavano ancora a stufe e combustibili inefficienti per cucinare, con conseguenti elevati livelli di inquinanti dannosi per la salute all’interno e all’esterno delle abitazioni. L’esposizione all’inquinamento atmosferico, sia esterno che domestico, è la causa principale di numerose malattie non trasmissibili, tra cui malattie cardiache, ictus, broncopneumopatia cronica ostruttiva e tumore ai polmoni, e colpisce in particolare le comunità più vulnerabili e le popolazioni a rischio.

A causa dell’esposizione a livelli pericolosi di inquinamento atmosferico, i paesi a basso e medio reddito sopportano il 90% di questi impatti, di cui l’83% è dovuto a malattie non trasmissibili, come cardiopatia ischemica, ictus, malattie respiratorie croniche e cancro ai polmoni.

Le tendenze regionali mostrano progressi disomogenei A livello regionale, i livelli e le tendenze del particolato fine sono disomogenei. L’Asia presenta i livelli più elevati di inquinamento atmosferico, ma mostra anche i maggiori progressi, mentre alcune regioni sono rimaste sostanzialmente invariate nell’ultimo decennio, come l’Africa, l’Asia occidentale e il Nord Africa. Nelle città, l’inquinamento atmosferico è generalmente più elevato rispetto alle aree rurali. Tuttavia, le città hanno registrato notevoli riduzioni indipendentemente dal livello di reddito. Al contrario, i progressi nelle aree rurali variano a seconda del livello di reddito, con alcuni casi di aumento dell’inquinamento in alcune zone rurali dei paesi a basso reddito.

Un modello di disuguaglianza simile si osserva anche per le popolazioni con accesso a sistemi di cottura puliti. Mentre l’accesso è quasi raddoppiato nella maggior parte dell’Asia dal 2010, la popolazione senza accesso è in crescita in Oceania (esclusi Australia e Nuova Zelanda), Africa subsahariana, Asia occidentale e Nord Africa. Nelle aree urbane il tasso di accesso è dell’89%, ma dei 2 miliardi di persone senza accesso a energia pulita per uso domestico, 1,5 miliardi vivono in aree rurali. Circa 970 milioni di persone non hanno accesso nella sola Africa subsahariana, e questa cifra potrebbe raggiungere 1 miliardo entro il 2027. Entro il 2030, si prevede che il 58% del deficit globale di accesso si concentrerà nell’Africa subsahariana.

Una fonte unica di dati ufficiali L’Oms è responsabile del monitoraggio di tre indicatori degli Obiettivi di sviluppo sostenibile legati alla salute ambientale: la mortalità attribuibile all’inquinamento atmosferico esterno e domestico, l’accesso della popolazione a combustibili e tecnologie pulite, e i livelli annuali di PM2.5 nelle città. I dati, raccolti in collaborazione con i governi nazionali e integrati con rilevazioni satellitari, modelli statistici e stime epidemiologiche, costituiscono una fonte armonizzata a livello internazionale per orientare le politiche nei settori della salute, dell’energia, dei trasporti e dell’ambiente. Attraverso strumenti dedicati per la valutazione dell’impatto sanitario dell’inquinamento, l’Oms punta a tradurre le evidenze scientifiche in azioni concrete, con l’obiettivo di dimezzare entro il 2040 la mortalità legata all’inquinamento atmosferico e favorire l’accesso universale a sistemi di cottura puliti entro il 2030.

30 Giugno 2026

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