Perucci (Agenas): “Il PNE non è il ‘Gambero rosso’ della sanità italiana”

Perucci (Agenas): “Il PNE non è il ‘Gambero rosso’ della sanità italiana”

Perucci (Agenas): “Il PNE non è il ‘Gambero rosso’ della sanità italiana”
Intervista al direttore scientifico del Programma nazionale esiti dell’Agenas che ci spiega le novità della nuova edizione. “Abbiamo aumentato gli indicatori e fatto modifiche sulle modalità di analisi”. Sull’idea del TripAdvisor dice: “Credo sia molto complicato costruire un sistema del genere. Sarebbe utile invece pubblicare i volumi di attività dei singoli professionisti”

Lo chiarisce subito Carlo Perucci, da tre anni direttore scientifico del Programma nazionale esiti dell’Agenas: “Il Pne non è il ‘Gambero rosso’ della sanità italiana” perché “il sistema è uno strumento di auditing per i professionisti e le istituzioni”. E poi evidenzia la validità del Pne, che dove utilizzato, ha prodotto risultati. E poi ci informa che gli operatori potranno ottenere crediti Ecm attraverso un corso Fad sugli esiti. Scettico su un TripAdvisor della sanità ma favorevole alla pubblicazione dei volumi degli interventi effettuati dai professionisti.
 
Professor Perucci, quali novità ritroviamo in questo nuova edizione del Piano nazionale esiti?
Mi faccia premettere che il sistema è in continuo aggiornamento e si può sempre migliorare ma, a prescindere da ciò, il sito è più ricco e ha più indicatori e questo ha ulteriormente caratterizzato e reso anche più complesso lo strumento di auditing a disposizione dei professionisti e delle Istituzioni. Ma tornando alle novità, esse sono molte. A partire da quegli sugli indicatori che, oltre ad essere stati aggiornati, sono aumentati di numero (per esempio abbiamo aggiunto le complicanze dopo il parto, angioplastica per trattamento non acuto, script del rene ed altro) e alle modifiche che abbiamo fatto alle modalità di analisi. Su questo punto devo dire che altra grossa novità riguarda la proficua discussione e confronto che abbiamo attivato con numerose società scientifiche. Un rapporto proficuo che ci ha consentito di migliorare la metodologia. Inoltre, abbiamo allargato l’analisi dei volumi di attività. Siamo andati a vedere sia il volume dei ricoveri per territorio per una determinata patologia e sia il volume che quella patologia genera effettivamente la popolazione di quel territorio. E poi altra novità riguarda la possibilità per gli operatori sanitari di effettuare un corso Fad sugli esiti.
 
Il PNE così com’è, potrebbe essere come il TripAdvisor di cui si è parlato in questi giorni?
Lo ripeto il Pne non è un il ‘Gambero rosso’ della sanità italiana. È un sistema molto complesso e il cittadino non è in grado di valutare la qualità delle cure. Tornando al riferimento sul TripAdvisor, per esempio penso alla possibilità degli utenti di dare un parere sull’accoglienza delle strutture, credo sia veramente complesso costruire un sistema del genere. Ciò che invece credo si potrebbe pubblicare subito sono i volumi degli interventi dei singoli professionisti. Ma a parte questo la costruzione di un portale aperto a tutti è già stata decisa, ma è tutto fermo.
 
In che senso?
I fondi (7 milioni di euro) sono bloccati da tre anni, e soprattutto la spending review prevedeva che il Ministero della Salute modificasse tutti i sistemi informativi in chiave di interconnessione e finalizzandoli alla valutazione. Ebbene, non è stato fatto ancora nulla. Penso anche alle modifiche delle SDO (Schede dimissioni ospedaliere) in modo da poter identificare il professionista che effettivamente compie l’intervento. C’è il parere positivo delle Regioni ma è tutto bloccato sul tavolo del Ministero della Salute. Molti professionisti sarebbero ben contenti di farsi identificare mentre in altre aree d’Italia ciò potrebbe far emergere situazioni di gravi criticità.
 
Può farci un esempio?
Ci sono alcune centinaia di strutture (e badi bene parlo di strutture) che effettuano meno di cinque operazioni di tumore allo stomaco all’anno, quando la letteratura scientifica richiede una soglia minima per professionista di venti.
 
Per quanto riguarda invece l’assistenza territoriale ci sono novità?
Nel PNE già c’è un analisi delle performance territoriali. Gli indicatori per esempio sull’asma pediatrico, sul ricorso all’ospedale per una diagnosi di ipertensione o i ricoveri per diabete senza complicanze, evidenziano, laddove più alte, la carenza dell’assistenza territoriale. In questo senso, ma si ricollega anche a quanto dicevo prima, attraverso l’interconnessione dei sistemi, compresa anche l’analisi della farmaceutica si potrebbe fare molto di più. In alcune Regioni si sta facendo, ma a livello nazionale ancora non è possibile.
 
Infine, gli indicatori mostrano un miglioramento delle performance. Penso ai tempi per l’operazione al femore o ai cesarei in alcune aree. È il segno che il PNE funziona?
Sembra proprio di sì. Mi riferisco alla Sicilia dove sono stati inseriti come elemento di valutazione dei Dg alcuni indicatori e lì infatti si è intervenuto e le perfomance sono migliorate. Penso poi al parto cesareo, la cui media nazionale è passata in cinque anni dal 29% al 26%. E questo è un risultato clamoroso. Certo, la situazione è molto eterogenea, anche all’interno delle stesse Regioni. Ma credo che l’adozione sempre più massiccia degli strumenti di auditing clinico organizzativo e di valutazione forniti dal PNE non possa che far bene al miglioramento delle performance del nostro Ssn.
 
Luciano Fassari

Luciano Fassari

02 Ottobre 2013

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