Rapporto Cedap. Non si ferma il calo delle nascite: nel 2019 nati oltre 20 mila bambini in meno. Si conferma l’aumento dei nati con Pma. Terapie intensive neonatali solo nel 30% dei punti nascita. Giù (di poco) numero dei cesarei

Rapporto Cedap. Non si ferma il calo delle nascite: nel 2019 nati oltre 20 mila bambini in meno. Si conferma l’aumento dei nati con Pma. Terapie intensive neonatali solo nel 30% dei punti nascita. Giù (di poco) numero dei cesarei

Rapporto Cedap. Non si ferma il calo delle nascite: nel 2019 nati oltre 20 mila bambini in meno. Si conferma l’aumento dei nati con Pma. Terapie intensive neonatali solo nel 30% dei punti nascita. Giù (di poco) numero dei cesarei
Pubblicato il Rapporto annuale sull’evento nascita in Italia (Cedap) curato dal Ministero della Salute. Nel 2019 sono nati 421.913 bambini (nel 2018 erano 442.676). L’88,8% dei parti è avvenuto negli Istituti di cura pubblici ed equiparati. Terapia intensiva neonatale presente solo nel 30% dei punti nascita. L’età media della madre è di 33 anni per le italiane mentre scende a 30,7 anni per le cittadine straniere. IL RAPPORTO

Prosegue inesorabile il calo delle nascite in tutte le aree del Paese: nel 2019 sono nati 421.913 bambini (nel 2018 erano 442.676), ovvero -20.763. In calo ovviamente anche il numero di parti (414 mila contro i 435 mila dell’anno precedente). È quanto emerge dal Rapporto annuale sull’evento nascita in Italia – CeDAP 2019, che illustra le analisi dei dati rilevati per l’anno 2018 dal flusso informativo del Certificato di Assistenza al Parto (CeDAP)
 
“Nel corso del 2019 – rimarca il Ministero della Salute – prosegue il calo delle nascite, in tutte le aree del Paese. Il fenomeno è in larga misura l’effetto della modificazione della struttura per età della popolazione femminile ed in parte dipende dalla diminuzione della propensione ad avere figli. Le cittadine straniere hanno finora compensato questo squilibrio strutturale; negli ultimi anni si nota, tuttavia, una diminuzione della fecondità delle donne straniere”.
 
Il tasso di natalità varia da 5,4 nati per mille donne in età fertile in Sardegna a 9,9 nella Provincia Autonoma di Bolzano rispetto ad una media nazionale del 7,0.
 
Le Regioni del Centro presentano tutte un tasso di natalità con valori inferiori alla media nazionale. Nelle Regioni del Sud, i tassi di natalità più elevati sono quelli di Campania, Calabria e Sicilia che presentano valori superiori alla media nazionale.
 
Anche la fecondità mantiene l’andamento decrescente degli anni precedenti: nel 2019 il numero medio di figli per donna scende a 1,22 (rispetto a 1,46 del 2010).
 
I dati per il 2019 danno livelli più elevati di fecondità al Nord nelle Province Autonome di Trento e Bolzano e nel Mezzogiorno in Campania e Sicilia. Le regioni in assoluto meno prolifiche sono invece Sardegna e Molise. Il tasso di mortalità infantile, che misura la mortalità nel primo anno di vita, è pari nel 2018 a 2,88 bambini ogni mille nati vivi.
 
Negli ultimi 10 anni tale tasso ha continuato a diminuire su tutto il territorio italiano, anche se negli anni più recenti si assiste ad un rallentamento di questo trend. Permangono, inoltre, notevoli differenze territoriali.
 
Il tasso di mortalità neonatale rappresenta la mortalità entro il primo mese di vita e contribuisce per oltre il 70% alla mortalità infantile. I decessi nel primo mese di vita sono dovuti principalmente a cause cosiddette endogene, legate alle condizioni della gravidanza e del parto o a malformazioni congenite del bambino.
 
La mortalità nel periodo post neonatale è invece generalmente dovuta a fattori di tipo esogeno legati alla qualità dell’ambiente igienico, sociale ed economico in cui vivono la madre e il bambino.
 
 
La sintesi dei dati
 
L’88,8% dei parti nel 2019 è avvenuto negli Istituti di cura pubblici, l’età media delle madri italiane è di 33 anni, superiore a 31 anni al primo figlio. Questi alcuni dei dati rilevati dal Rapporto CeDAP.
Il Rapporto annuale sull’evento nascita in Italia, a cura dell’Ufficio di Statistica del Ministero, illustra le analisi dei dati rilevati per l’anno 2019 dal flusso informativo del Certificato di Assistenza al Parto (CeDAP).
 
La rilevazione – istituita dal Decreto del Ministro della sanità 16 luglio 2001, n.349 Regolamento recante “Modificazioni al certificato di assistenza al parto, per la rilevazione dei dati di sanità pubblica e statistici di base relativi agli eventi di nascita, alla natimortalità ed ai nati affetti da malformazioni” – costituisce a livello nazionale la più ricca fonte di informazioni sanitarie, epidemiologiche e socio-demografiche relative all’evento nascita, rappresentando uno strumento essenziale per la programmazione sanitaria nazionale e regionale.
 
I punti nascita
La rilevazione 2019, con un totale di 386 punti nascita di queste 356 sono punti nascita mono-presidio e 30 sono punti nascita articolati su più presidi ospedalieri (a cui corrispondono 77 punti nascita). A livello nazionale il numero complessivo dei singoli punti nascita è pari a 433.
Il 62,4% dei parti si svolge in strutture dove avvengono almeno 1.000 parti annui. Tali strutture, in numero di 153 rappresentano il 35,3% dei punti nascita totali. Il 7,3% dei parti ha luogo invece in strutture che accolgono meno di 500 parti annui.
 
L’Unità di Terapia Intensiva Neonatale è presente in 120 dei 433 punti nascita analizzati; 102 Unità TIN sono collocate nell’ambito dei 153 punti nascita dove hanno luogo almeno 1.000 parti annui. Delle restanti 18 UOTIN, 7 sono collocate in punti nascita che effettuano meno di 800 parti annui. Le Unità Operative di Neonatologia sono presenti in 222 punti nascita di cui 123 svolgono più di 1.000 parti annui.
 
 
Le caratteristiche delle madri, italiane e straniere
L’88,8% dei parti è avvenuto negli Istituti di cura pubblici ed equiparati, l’11,0% nelle case di cura e solo lo 0,1% altrove (altra struttura di assistenza, domicilio, etc.). 
Nel 2019, circa il 21% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana. Tale fenomeno è più diffuso nelle aree del Paese con maggiore presenza straniera. Le aree geografiche di provenienza più rappresentate, sono quella dell’Africa (27,6%) e dell’Unione Europea (22,1%). Le madri di origine Asiatica e Sud Americana costituiscono rispettivamente il 20,2% ed il 7,8% delle madri straniere.
 
L’età media della madre è di 33 anni per le italiane mentre scende a 30,7 anni per le cittadine straniere. L’età media al primo figlio è per le donne italiane, quasi in tutte le Regioni, superiore a 31 anni, con variazioni sensibili tra le regioni del Nord e quelle del Sud. Le donne straniere partoriscono il primo figlio in media a 28,7 anni.
 
Delle donne che hanno partorito nell’anno 2019 il 42,9% ha una scolarità medio alta, il 25,9% medio bassa ed il 31,2% ha conseguito la laurea. Fra le straniere prevale invece una scolarità medio bassa (43,8%).
 
L’analisi della condizione professionale evidenzia che il 55,0% delle madri ha un’occupazione lavorativa, il 28,6% sono casalinghe e il 14,2% sono disoccupate o in cerca di prima occupazione. La condizione professionale delle straniere che hanno partorito nel 2019 è per il 52,7% quella di casalinga a fronte del 62,3% delle donne italiane che hanno invece un’occupazione lavorativa.
 
Le gravidanze
Nell’89,4% delle gravidanze il numero di visite ostetriche effettuate è superiore a 4 mentre nel 71,0% delle gravidanze si effettuano più di 3 ecografie. La percentuale di donne italiane che effettuano la prima visita oltre il primo trimestre di gravidanza è pari al 2,2% mentre tale percentuale sale all’11,0% per le donne straniere. 
 
Nell’ambito delle tecniche diagnostiche prenatali invasive sono state effettuate in media 3,9 amniocentesi ogni 100 parti. A livello nazionale alle madri con più di 40 anni il prelievo del liquido amniotico è stato effettuato nel 12,02% dei casi denotando un trend decrescente nell’ultimo triennio. 
 
Il parto
La donna ha accanto a sé al momento del parto (esclusi i cesarei) nel 92,9% dei casi il padre del bambino, nel 5,7% un familiare e nell’1,3% un’altra persona di fiducia. La presenza di una persona di fiducia piuttosto che di un’altra risulta essere influenzata dall’area geografica.
 
Si conferma il ricorso eccessivo all’espletamento del parto per via chirurgica. In media, nel 2019 il 31,8% dei parti è avvenuto con taglio cesareo (-0,5% rispetto al 2018), con notevoli differenze regionali (La Campania ha il dato più alto con il 52,9% di cesarei). I dati denotano comunque una tendenza alla diminuzione in linea con le indicazioni delle “Linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo”.
 
I dati sui neonati 
Lo 0,9% dei nati ha un peso inferiore a 1.500 grammi, il 6,2% ha un peso compreso tra 1500 e 2499 grammi, l’87,6% ha un peso tra 2500 e 3999 e il 5,2% supera i 4000 grammi di peso alla nascita.
Nei test di valutazione della vitalità del neonato tramite indice di Apgar, il 98,6% dei nati ha riportato un punteggio a 5 minuti dalla nascita compreso tra 7 e 10.
Sono stati rilevati 1.095 nati morti corrispondenti ad un tasso di natimortalità, pari a 2,60 nati morti ogni 1.000 nati, e registrati 5.290 casi di malformazioni diagnostiche alla nascita.
 
I numeri della PMA
Il ricorso ad una tecnica di procreazione medicalmente assistita (PMA) risulta effettuato in media 3,06 gravidanze ogni 100 (12.729 nati). La tecnica più utilizzata è stata la fecondazione in vitro con successivo trasferimento di embrioni nell’utero (FIVET), seguita dal metodo di fecondazione in vitro tramite iniezione di spermatozoo in citoplasma (ICSI). 
 
Il Rapporto CeDAP per la programmazione sanitaria
Il Rapporto nazionale CeDAP evidenzia che la disponibilità di dati attendibili e accurati risulta essenziale per supportare le politiche di sanità pubblica. Si auspica che le informazioni presentate nel Rapporto possano costituire sempre più un prezioso strumento conoscitivo per i diversi soggetti istituzionali responsabili della definizione ed attuazione delle politiche sanitarie del settore materno-infantile, per gli operatori e per i cittadini utenti del Servizio Sanitario Nazionale.

16 Giugno 2021

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