Self care. Ai cittadini mancano competenze e risorse economiche

Self care. Ai cittadini mancano competenze e risorse economiche

Self care. Ai cittadini mancano competenze e risorse economiche
I risultati di un’indagine su 10 paesi europei, tra cui l’Italia. Nel nostro Paese solo il 26% degli intervistati ritiene di avere buone competenze per migliorare la propria salute. E per il 25% costa comunque troppo. A livello europeo è circa il 20% la quota di cittadini che non crede di potersi occupare della propria salute.

Gli europei credono di dover essere responsabili della propria salute e fanno buoni propositi per migliorarla, tuttavia solo il 15% è convinto di poterci davvero riuscire, meno del 20% è disposto a cambiare qualcosa del suo stile di vita, oltre il 20% non si fida delle proprie conoscenze e competenze. Nell'affrontare un problema di salute, il primo passo è rivolgersi al medico di famiglia. D’altra parte, automedicazione, corretti stili di vita, attività fisica e sana alimentazione hanno un costo. Troppo alto, per gli europei, che per il 25% considera i costi del self care "proibitivi".

Sono questi i principali dati del 'Barometro di percezione del self care” presentato oggi a Gastein (in Austria) da Epposi, un gruppo di esperti sanitari indipendente e a stakeholder multipli, con sede a Bruxelles, che per la prima volta ha analizzato nel dettaglio l'atteggiamento dei cittadini europei rispetto al “self care”, cioè quel comportamento – praticato dalle persone e supportato da esperti e professionisti – che mira a migliorare o ristabilire la salute, trattare o prevenire le malattie. Questo significa esercizio regolare, buona salute mentale, regimi dietetici, automedicazione, buona igiene ed evitare rischi per la salute. Significa anche prendersi cura delle patologie minori, delle patologie croniche e a lungo termine e della salute personale dopo essere stati dimessi da strutture specialistiche. È quindi comprensibile quando il self care sia importante per la tenuta dei sistemi sanitari alla luce dell’invecchiamento della popolazione e del crescente peso delle patologie croniche. Tuttavia, l’indagine dimostra come il self care in Europa e in Italia stenti a decollare.
L'indagine ha coinvolto quasi 2.000 cittadini in 10 Paesi europei, compresa l'Italia, e “dimostra che i consumatori desiderano utilizzare il self care per assumere un maggiore controllo sulla propria salute e sul proprio benessere”, ha affermato Jacqueline Bowman-Busato, Executive Director di Epposi. “Quasi il 90% degli intervistati ritiene che il self care sia fondamentale per mantenersi in salute e gestire patologie come diabete, incontinenza e piccoli disturbi correlati. Molti, tuttavia, sentono di non essere in grado di gestire la propria salute per una questione di costi, educazione alla salute e addirittura capacità comunicative dei medici professionisti. Questi ostacoli – ha continuato – possono e devono essere superati, poiché i vantaggi individuali, sociali ed economici del self care sono davvero significativi. Anche la sostituzione di una minima percentuale di visite ospedaliere con il self care, ad esempio, allevierebbe la pressione finanziaria e umana sui sistemi sanitari, garantendo una maggiore indipendenza ai pazienti e alle loro famiglie".

Bowman-Busato ha sottolineato come molti degli ostacoli siano relativamente facili da affrontare. "Migliorare l'educazione alla salute di base e fornire informazioni di qualità sarebbe un ottimo inizio". In Italia, spiegano gli esperti di Epposi, “solo il 26% degli intervistati ritiene di possedere buone conoscenze e competenze in materia di self care, meno della metà rispetto alla Danimarca”.

Bowman-Busato ha anche fatto riferimento a ostacoli finanziari: "I prodotti e i servizi di self care devono essere facilmente accessibili e acquistabili; il 25% degli intervistati ha affermato di ritenere i costi proibitivi. I governi dovrebbero identificare politiche che incoraggino il self care, soprattutto per le fasce di popolazione a basso reddito". Ciò è particolarmente importante per l'Italia, “Paese in cui il numero di intervistati che ha citato il reddito come un ostacolo al self care è risultato essere otto volte superiore rispetto alla Scozia”.

Ma ecco i principali numeri dell’indagine sul self care condotta nell’estate 2013 in Italia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Scozia, Slovacchia e Spagna.

Cosa si intende per self care. Per il…
– 55% è buona alimentazione, buona igiene e prevenzione dei rischi
– 37,5% è esercizio fisico e benessere mentale
– 33,1% è il mantenimento della salute personale, automedicazione
– 9% è collaborazione tra cittadino e professionisti sanitari

L’importanza del self care. Per il…
– 88,2% è importante
– 76% è d’accordo con la frase “E’ mia responsabilità prendermi cura della mia salute e ho intenzione di farlo”

Percezione dei cittadini sui benefici del self care. Per il…
– 77% ha migliorato la salute e la qualità della vita
– 72% ha migliorato la prevenzione delle condizioni e delle patologie
– 70% ha migliorato la gestione delle condizioni e delle patologie
– 69% ha aumentato la propria indipendenza
– 67% ha reso più appropriato il ricorso al medico di famiglia o ai servizi ospedalieri
– 64% ha aumentato la propria produttività
– 15% non vede alcun beneficio

Fiducia sulle proprie capacità di prendersi cura della propria salute
– 9% per niente fiducioso
– 12% non molto fiducioso
– 21% neutrale
– 51% fiducioso
– 15% molto fiducioso

Fonti di informazioni sul self care. Per il…
– 66% il medico di famiglia
– 20% il farmacista

Cosa si fa per mantenersi in salute
– 52% consulto il dottore
– 20% cambio qualcosa dei miei stili di vita
– 6% assumo farmaci da banco
– 6% assumo farmaci su prescrizione
– 6% assumo integratori erboristici e/o vitamine
– 5% consulto il farmacista
– 5% non faccio nulla

Il ruolo dei professionisti sanitari. Per il…
– 90% è molto importante

Importanza dei consigli per la salute. Per il…
– 70% sono importanti o molto importanti

Fattori che influenzano la decisione di cambiare stili di vita. Per il…
– 77% la motivazione personale
– 74% la responsabilità personale
– 74% l’incremento dell’indipendenza e del controllo sulle proprie vite

Fattori che ostacolano il cambiamento di stili di vita. Per il…
– 23% il reddito
– 14% la mancanza di motivazione, senso di responsabilità e fiducia

L’automedicazione…
– 80% non la praticano ma è intenzionato a farlo
– 32% la farebbe se consigliato dal proprio medico
– 24% la farebbe se consigliato dal proprio farmacista
– 18% è intenzionato a farla senza consiglio dei professionisti sanitari
– 75% già la pratica almeno una volta al mese

Fonti di informazione sull’automedicazione. Per il…
– 38% i farmacisti
– 27% i medici di famiglia
– 18% internet

 

03 Ottobre 2013

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