Sicurezza stradale. Cinture in città per il 77,5% degli italiani al Nord contro il 44,9% al Sud

Sicurezza stradale. Cinture in città per il 77,5% degli italiani al Nord contro il 44,9% al Sud

Sicurezza stradale. Cinture in città per il 77,5% degli italiani al Nord contro il 44,9% al Sud
Sono i dati 2009-2011 del Sistema Ulisse dell'Iss, che monitora l'utilizzo di alcuni dispositivi di sicurezza stradale. L'uso del casco va dal 99,9% del Nord al 76,6% del Sud. Il 9% degli italiani guida mentre sta al cellulare. Ora sotto esame gli effetti del paraschiena per motociclisti e ciclomotoristi.

Cresce la sicurezza stradale in Italia. Almeno per quanto riguarda l’uso delle cinture di sicurezza e del casco. Anche se questa sana abitudine è ancora troppo poco diffusa. Se nel 2000 gli italiani che allacciavano la cintura il 29,4%, il dato è oggi a poco meno del 64%. Più forte è stato invece l’incremento dell’utilizzo del casco. Lo indossa oggi circa il 90% di chi va in moto o in motorino, mentre nel 1986 (anno di introduzione dell’obbligo del casco da cui, però, erano esclusi i maggiorenni) l’uso di questo dispositivo riguardava il 4% degli italiani su ciclomotore e il 15% in moto.

A tracciare il quadro dell’utilizzo dei dispositivi di sicurezza dei mezzi di trasporto è il progetto Ulisse dell’Istituto Superiore di Sanità, che sottolinea come le abitudini degli italiani rispetto a questi dispositivi siano ancora oggi molto diverse se si vive al Nord rispetto al Sud. Per fare un esempio, la cintura di sicurezza è utilizzata dal 77,5% dei cittadini del Nord, dal 66,5% dei cittadini delle regioni centrali e il 44,9% di quelli dell’Italia meridionale e insulare. Ancora più variegata è la situazione per quanto riguarda l’utilizzo del casco: “Le differenze – spiega l’Iss – possono essere anche molto consistenti, nello stesso territorio provinciale, da punto a punto e, nella stessa città, da quartiere a quartiere”.

“In termini di costi-benefici – sottolinea l’Iss -, incrementare l’uso dei dispositivi di sicurezza costituisce una delle azioni di prevenzione più importanti e meno costose da attuare nel breve termine, anche in funzione del raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle vittime della strada fissati a livello europeo e nazionale”. A tal fine l’Is e la Polizia Stradale hanno promosso il progetto ST.E.P. sull’uso e l’efficacia del dispositivo paraschiena per motociclisti e ciclomotoristi. “Il progetto – spiega l’Iss – è partito nel dicembre 2011 e sta già raccogliendo i primi dati che permetteranno di fornire una stima indicativa sull’uso del paraschiena e sulla sua efficacia nella prevenzione dei traumi spinali”.

Ma ecco i principali dati aggiornati del Sistema Ulisse che da oltre 10 anni monitora l’uso delle cinture e del casco in Italia, oltre che l'utilizzo di altri dispositivi dei mezzi di trasporto, come le cinture di sicurezza posteriori (stimato intorno al 10%), dei cellulari mentre si è alla guida (circa 9%) e sdelle luci diurne (80% in zona extraurbana).

L’uso delle cinture
Gli ultimi dati, relativi al biennio 2009-2011, rivelano che l’uso delle cinture di sicurezza nelle aree urbane riguarda meno del 64% degli utenti, con comportamenti molto differenti nelle diverse aree geografiche del Paese: il 77,5% al Nord, il 66,5% nelle regioni centrali e il 44,9% in quelle dell’Italia meridionale e insulare.
Nell’ultimo decennio l’uso delle cinture di sicurezza è cresciuto in media in Italia in misura rilevante, di quasi 35 punti percentuali. A ridosso del 2000 le prevalenze d’uso osservate dal Sistema Ulisse erano attestate al 29,4%. Successivamente, con l’introduzione della patente a punti nel 2003 le percentuali d’uso sono salite al 70,7% per poi rallentare negli anni successivi fino ai valori attuali (63,8%). L’uso delle cinture di sicurezza sulle strade extraurbane presenta generalmente valori più elevati di 5-10 punti percentuali a seconda delle diverse regioni rispetto alle prevalenze d’uso riscontrate in città.

L’uso del casco
Le rilevazioni del Sistema Ulisse sull’uso del casco mostrano mediamente in Italia, nelle aree urbane, una prevalenza d’uso di questo dispositivo attorno al 90% (per l’esattezza l’89,8%). Anche in questo caso, come si è riscontrato per le cinture di sicurezza, si rilevano alcune differenze – seppure meno marcate – tra le diverse aree geografiche del Paese che registrano queste prevalenze d’uso: il 99,9% nel Nord, il 93,1% nelle regioni centrali e il 76,6% in quelle dell’Italia meridionale e insulare.
Le percentuali indicate riguardano l’uso del casco sulle due ruote motorizzate (motocicli e ciclomotori) da parte dei conducenti e di eventuali trasportati e si riferiscono in particolare alle osservazioni compiute durante tutto l’arco della giornata nelle zone centrali delle aree urbane monitorate dal Sistema, essenzialmente i capoluoghi di provincia.
Le proporzioni d'uso del casco osservate negli ultimi anni non si discostano da quelle registrate all’inizio del decennio. D’altra parte, il completamento dell’obbligo del casco realizzato con la legge 472/1999 aveva già prodotto nei primi mesi del 2000 un innalzamento significativo delle prevalenze d’uso di questo dispositivo. Prima di quella data l’uso del casco costituiva praticamente una rarità. Secondo le rilevazioni compiute dall’Istituto Superiore di Sanità prima dell’introduzione dell’obbligo del casco nel 1986 (da cui vennero esclusi allora i ciclomotoristi maggiorenni) l’uso di questo dispositivo riguardava il 4% degli utenti su ciclomotore e il 15% in moto.
 

29 Marzo 2012

© Riproduzione riservata

Il Piano sanitario nazionale e non sociosanitario: il segno di un errore politico originario
Il Piano sanitario nazionale e non sociosanitario: il segno di un errore politico originario

Vi è qualcosa di profondamente rivelatore nel fatto che, dopo quasi vent’anni di assenza programmatoria, lo Stato torni finalmente a dotarsi di un Piano nazionale per il Servizio sanitario e...

Malattie croniche, l’Ocse divide l’Europa in sette profili di rischio. Italia nel gruppo dei Paesi più anziani con alto peso dei tumori
Malattie croniche, l’Ocse divide l’Europa in sette profili di rischio. Italia nel gruppo dei Paesi più anziani con alto peso dei tumori

Le malattie non trasmissibili restano il principale banco di prova per i sistemi sanitari europei. Tumori, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche e diabete di tipo 2 continuano infatti a rappresentare...

Italia sempre più anziana e diseguale. Multicronicità per 12,8 milioni di persone, ma le risorse sanitarie non seguono i reali bisogni. La fotografia nel nuovo Rapporto annuale Istat
Italia sempre più anziana e diseguale. Multicronicità per 12,8 milioni di persone, ma le risorse sanitarie non seguono i reali bisogni. La fotografia nel nuovo Rapporto annuale Istat

L’Italia non è soltanto un Paese che invecchia. È un Paese in cui l’invecchiamento rischia di trasformarsi sempre di più in una frattura sanitaria e sociale. Da una parte anziani...

Prima della cura ci sono le liste d’attesa: per 7 professionisti su 10 sono il primo ostacolo all’accesso. E così è boom di pazienti che si rivolgono al privato. La survey di Quotidiano Sanità
Prima della cura ci sono le liste d’attesa: per 7 professionisti su 10 sono il primo ostacolo all’accesso. E così è boom di pazienti che si rivolgono al privato. La survey di Quotidiano Sanità

Parte da un tema centrale per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale il ciclo di survey di Quotidiano Sanità, realizzate dal team Market Research di Homnya. La prima indagine, dedicata all’accesso alle cure,...