Sisma. Indagine sugli effetti in Emilia Romagna dopo 7 anni: nessun allarme salute ma il trauma resta

Sisma. Indagine sugli effetti in Emilia Romagna dopo 7 anni: nessun allarme salute ma il trauma resta

Sisma. Indagine sugli effetti in Emilia Romagna dopo 7 anni: nessun allarme salute ma il trauma resta
L’Ausl Irccs di Reggio Emilia pubblica l’indagine Este (Esiti di Salute Terremoto Emilia). Nei comuni del cratere il 76% dei 18-69enni ha una percezione positiva del proprio stato di salute. Ma dopo l’evento una persona su due riferisce ancora un pensiero intrusivo, cioè ricorda gli eventi anche quando non vuole o li ricorda a partire da altre situazioni. Questo a testimonianza di come il sisma sia stato uno spartiacque tra la vita prima e dopo il terremoto.  L’INDAGINE

Valutare gli esiti a medio termine del sisma del maggio 2012 su stato di salute, stili di vita e ricorso ai servizi di prevenzione territoriali. Con questo scopo è nata ed è stata sviluppata, tra il novembre 2014 e il marzo 2016, l’indagine ESTE, Esiti di Salute Terremoto Emilia. L’indagine ha raccolto 1.940 interviste telefoniche di persone residenti in data 19 maggio 2012 nei 21 comuni delle province di Modena e Reggio Emilia colpiti dal sisma secondo il D.L. 74/2012 (denominato "cratere ristretto"), indipendentemente dalla residenza al momento dell'intervista.

A partire dalle dichiarazioni degli intervistati, le domande hanno permesso di indagare aspetti come i danni economici, la perdita di lavoro e dell’abitazione, disagi relazionali, lavorativi e abitativi. Facendo emergere, tra le altre cose, che nei comuni del cratere il 76% dei 18-69enni ha una percezione positiva del proprio stato di salute, percentuale significativamente maggiore nell’area del cratere ristretto della provincia di Reggio Emilia (82%) rispetto a quella di Modena (73%). Tuttavia la percentuale di 18-69enni che hanno riportato uno stato di salute buono o molto buono risulta significativamente inferiore tra le persone che hanno avuto ferite, perdite o rotture affettive in seguito al sisma (65%), tra quelle che hanno subito danni economici o lavorativi gravi (66%), tra quelle con abitazione classificata inagibile nell’immediato post-sisma (62%) e quelle che hanno abitato fuori casa dopo il sisma (73%), quelle che hanno dovuto cambiare temporaneamente o definitivamente comune (72%) o quelle che hanno tuttora disagi abitativi (71%).

Ma se a livello di salute i dati non sono allarmanti, l’indagine ha permesso di segnalare il peso del sisma a livello psicologico. Anni dopo l’evento, nei comuni del cratere ristretto delle province di Modena e Reggio Emilia il 52% dei 18-69enni ha riferito ancora un pensiero intrusivo: il 17% moderato e il 35% forte. La prevalenza di persone con forte pensiero intrusivo è più elevata tra i 35-49enni (39%) e i 50-69enni (38%), le donne (40%), gli italiani (36%), chi ha una licenza elementare o nessun titolo (44%), chi ha riferito molte difficoltà economiche (49%) e chi soffre di una patologia cronica (48%).

Il forte pensiero intrusivo è più elevato tra le persone che hanno subito ferite, perdite o rotture affettive (48%), hanno subito gravi danni economici o lavorativi (53%), hanno avuto l’abitazione classificata inagibile (56%), hanno abitato fuori casa nell’immediato (41%), hanno dovuto cambiare comune (50%) o hanno tuttora disagi abitativi (46%). La differenza tra le due province è coerente con il maggior impatto del sima nei comuni modenesi del cratere.

In definitiva, si spiega nel rapporto, “la quota rilevante di popolazione con pensieri intrusivi mostra come il sisma sia stato un evento pervasivo nel loro vissuto, rappresentando uno spartiacque nella loro vita”.

20 Maggio 2019

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