Trapianti: diminuiscono i donatori, ma non è una cattiva notizia

Trapianti: diminuiscono i donatori, ma non è una cattiva notizia

Trapianti: diminuiscono i donatori, ma non è una cattiva notizia
Il calo, infatti, è principalmente legato a una forte diminuzione delle morti per lesioni cerebrali e traumi tra le persone con meno di 40 anni. Proprio i donatori più idonei all’espianto. Come spiega a Quotidiano Sanità il direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt), Alessandro Nanni Costa, a cui abbiamo chiesto di commentare gli ultimi dati sui trapianti resi noti dal Cnt.

Diminuiscono gli interventi di trapianto in Italia. E questo perché diminuiscono anche i donatori. Se infatti nel 2009 i donatori effettivi (da cui cioè è stato possibile prelevare un organo) sono stati 1.167, i dati preliminari del Centro nazionale trapianti al 30 novembre 2010 parlano di 1.084, con un calo percentuale pari al 7%. Ma attenzione. Il calo dei donatori potenziali (cioè quelli segnalati dalla rianimazione e valutati idonei all’espianto, senza opposizione da parte dei familiari) è stato invece del 3%. “Questo significa che le rianimazioni hanno lavorato molto, ma hanno lavorato su una popolazione meno idonea alla donazione di organi”. Ad affermarlo è il direttore del Centro nazionale trapianti, Alessandro Nanni Costa, a cui abbiamo chiesto un commento sui dati.

Direttore, siamo di fronte ad un allarme donazioni in Italia?
Non c’è crisi nel sistema trapianti. C’è una diminuzione dei soggetti idonei al sistema. Mi spiego. Se guardiamo il numero dei donatori effettivi, il calo nell’ultimo anno è stato di circa il 7%. Pari al 3% è invece il calo dei potenziali donatori. Questo significa che la diminuzione delle attività dei reparti di rianimazione è stata molto contenuta rispetto a quella dei donatori che poi sono stati utilizzati. Il dato che però spiega tutto è quello dei morti per lesioni cerebrali nelle rianimazioni. Nel 2009 sono stati 5.600 mentre le proiezioni sulla base dei primi 6 mesi parlano, per il 2010, di 5.000 morti, con una riduzione di oltre il 10%. Ancor più consistente è stata la diminuzione di decessi per lesioni cerebrali e traumi nella popolazione con età inferiore a 40 anni. Il fatto è che proprio questi ultimi sono i donatori più idonei, perché hanno un età in cui gli organi sono ancora in buone condizioni. Gli organi, infatti, si deteriorano con l’avanzare dell’età.
Insomma, le rianimazioni hanno lavorato molto. Ma hanno lavorato su una popolazione meno idonea alla donazione di organi.

Qual è l’età media dei donatori oggi?
L’età media della popolazione sottoposta ad accertamento è di 55 anni. E in costante crescita, anno dopo anno. Il fatto che vi sia un minore numero di giovani morti è senz’altro una buona notizia. Tuttavia questo si traduce in una mancanza di organi, se la guardiamo dal lato del paziente che aspetta un trapianto. Prenda il cuore: gli interventi tra il 2009 e il 2010 sono passati da 355 a 262. Il fatto è che il cuore è l’organo più sensibile al deterioramento con l’avanzare dell’età. Se l’età dei donatori è alta, la possibilità di trapiantare il loro cuore è bassa.

E per gli altri organi?
Posso dire che negli ultimi anni l’Italia ha lavorato molto sul trapianto di polmone, che era un po’ il nostro punto debole. Oggi, invece, possiamo contare su un numero di interventi e aspettative di successo pari alla media europea.

Si registra una costante crescita delle opposizioni. Per quale ragione?
Il dato è abbastanza stabile negli anni. È vero, però, che esiste un problema opposizioni ed è dovuto alla mancanza di informazione. Bisogna informare i cittadini, ma per farlo bisogna anche formare il personale responsabile del colloquio con i familiari. Su questo il Centro nazionale trapianti sta insistendo molto, anche attraverso la promozione di importanti progetti formativi.

Non c’è crisi nel sistema. Ma non c’è nulla che il sistema possa fare per fermare questo trend in diminuzione?
Certamente. Il fatto che al calo dei trapianti vi siano delle motivazioni, non significa che il sistema sia soddisfatto e inerte. Il sistema è senz’altro valido e i rianimatori italiani sono molto bravi, ma si può sempre migliorare. In particolare investendo su due punti: la diminuzione delle opposizioni e l’aumento dell’efficienza dei diversi passaggi del processo di donazione/trapianto. La rete trapiantologica è viva e vivace. È cresciuta in maniera importante negli anni ed è impegnatissima a migliorare ancora.
 

13 Dicembre 2010

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