Trapianti. La carenza di fondi per l’attività di trasporto e conservazione degli organi

Trapianti. La carenza di fondi per l’attività di trasporto e conservazione degli organi

Trapianti. La carenza di fondi per l’attività di trasporto e conservazione degli organi
A sottolineare il problema è Marco Borgogno, presidente dell'Associazione trapiantati di fegato (AITF) che rileva nella mancanza di finanziamenti ad hoc per questa attività una possibile spiegazione per la parziale appicazione dell'Intesa Stato Regioni del 2015

Nella filiera dello sviluppo tecnologico della chirurgia e, in particolare in quella dei trapianti, c’è un aspetto che potrebbe essere potenziato per raggiungere performance sempre più adeguate ai bisogni dei pazienti in attesa dell’organo indispensabile per la sua sopravvivenza. Stiamo parlando del trasporto e della conservazione dell’organo espiantato.
 
Ad effettuare un’analisi del Report annuale messo a disposizione dal Centro Nazionale Trapianti, Marco Borgogno presidente di quella dei trapiantati di fegato (AITF). Borgogno ricorda l’importanza dell’Intesa approvata dalla Conferenza Stato Regioni (n.55 del 25/03/2015), “un accordo quello sul trasporto e conservazione degli organi – dice Borgogno -, molto avanti per i suoi tempi ma, purtroppo, mai pienamente applicato”. 
Una possibile spiegazione potrebbe ricercarsi in una mancanza di fondi specifici che ne possano garantire la piena applicazione. L’accordo Stato/Regioni del marzo 2015, infatti, cita (punto 4 dell’All. 3): “Per l’attuazione del presente accordo si provvede nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, e comunque senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.
 
 
Tra le pagine del Report molti sono gli spunti interessanti che evidenziano l’importanza delle donazioni. Nel 2019 infatti sono stati trapiantati 3802 organi, suddivisi tra rene (1.930), fegato (1.214), polmone (292), cuore (246), pancreas (43).

Lo stesso documento individua anche le diverse cause che portano ad un mancato utilizzo di un organo prelevato. In particolare il capitolo dedicato agli “Eventi e reazioni avverse gravi”, riporta il peso percentuale delle succitate cause. Risulta evidente come sia l’area gestionale/organizzativa (41%) a porre le maggiori criticità in termini di mancato utilizzo degli organi prelevati. All’interno di quest’area, anche il trasporto dell’organo dal Centro donatore al Centro di trapianto può rappresentare uno dei fattori di criticità.
 

 
Da questo punto l’applicazione dell’accordo Stato-Regioni del 2015 darebbe certamente un impulso alle attività e ai servizi necessari per ridurre l’impatto degli eventi avversi creando i presupposti per un’implementazione dell’attività trapintologica.
 
Non va dimenticato, infatti, come a prescindere dal pur importante aspetto etico per ottimizzare una risorsa così preziosa come un organo donato, esistono anche fattori economici da tenere in considerazione sui costi associati ai mancati impianti:
1. costi relativi all’espianto eseguito: un’equipe medica si reca presso l’Ospedale del donatore ed esegue l’espianto.
2. costi relativi al trasporto dell’organo espiantato: la stessa equipe trasporta l’organo nel Centro di Trapianto.
3. costi relativi all’allestimento della Sala Operatoria per il trapianto: alla conferma della disponibilità dell’organo, il paziente ricevente viene prima ricoverato e poi trasferito in sala operatoria, in attesa del suo arrivo. E’ difatti solo in quel momento che l’equipe chirurgica accerta la non trapiantabilità dell’organo che in alcuni casi può essere causato  causato anche da un errato trasporto.
4. costi relativi alla gestione della patologia di quel paziente: il mancato trapianto costringe il SSN a doversi sobbarcare i costi per il trattamento del paziente sino alla successiva occasione di un nuovo organo (es. pazienti in dialisi).
 
La valorizzazione di queste inefficienze fa ipotizzare un danno economico di svariate migliaia di euro, stimabili tra i 60.000 e 80.000 euro per ciascun organo non trapiantato.
 
Per tutti questi motivi sarebbe necessario avere la piena applicabilità dell’Accordo Stato-Regioni sull’attività trapiantologica – conclude il presidente Borgogno – questione che porteremo in Commissione Igiene e sanità del Senato della Repubblica nell’audizione che abbiamo richiesto lo scorso 11 novembre e che, verosimilmente, dovrebbe avvenire al termine del periodo pandemico”.
 
Claudio Risso

Claudio Risso

14 Dicembre 2020

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