Carico mentale delle donne. Save The Children: “Il peso invisibile”

Carico mentale delle donne. Save The Children: “Il peso invisibile”

Carico mentale delle donne. Save The Children: “Il peso invisibile”

In vista della Giornata mondiale della salute materna, il 7 maggio, l’Ong ricorda come il 71% del lavoro intellettuale domestico ricada sulle madri, con un impatto emotivo significativo e problemi di salute collegati. Un “peso invisibile” che, sottolinea Save The Children, “è il prodotto di aspettative culturali, non biologiche”.

C’è un lavoro silenzioso, invisibile, che grava ogni giorno sulle donne: è il carico mentale, fatto di organizzazione, pianificazione e responsabilità continua sulle attività domestiche, familiari e lavorative. Non si vede, non è retribuito, ma pesa su benessere, relazioni e futuro. Lo sottolinea Save The Children, che in vista della Giornata mondiale della salute materna, il 7 maggio 2026, dedica un approfondimento a questo tema, grazie al contributo di Gina Riccio, psicologa e psicoterapeuta familiare e coordinatrice di Fiocchi in Ospedale Roma per Fondazione Archè Ets.

Il carico mentale delle donne, si spiega nell’approfondimento pubblicato sul sito dell’Ong, è il peso “invisibile” di pianificare, organizzare e monitorare costantemente le attività domestiche, familiari e lavorative. “Non si tratta solo di fare, ma anche di ‘pensare’ a tutto: anticipare bisogni, gestire imprevisti, prendersi cura del benessere emotivo degli altri e farsi carico di una responsabilità affettiva continua. E se qualcosa va storto, può emergere un forte senso di colpa. Tutto questo comporta ansia, stress cronico e stanchezza emotiva”.

Il termine “carico mentale” nasce negli anni Settanta in ambito lavorativo, per descrivere il sovraccarico di pensieri e responsabilità dei manager anche fuori dall’orario d’ufficio. Un decennio più tardi compare la stessa nozione in ambito domestico in un movimento inverso rispetto a quello dei dirigenti: “Nelle donne il carico psicologico supera la sfera domestica per invadere quella lavorativa. Sono le donne a sostenere la maggior parte del carico cognitivo, manageriale ed emotivo nella gestione familiare. È un insieme di funzioni che si intrecciano continuamente, ed è proprio questa somma continua di pensieri e responsabilità a renderlo così pesante”, si legge nell’approfondimento.

“Le ricerche mostrano che il 71% del lavoro intellettuale domestico ricade sulle madri, anche quando i padri pensano di condividerlo equamente. In molti casi, gli uomini tendono a sovrastimare il loro contributo in casa e sono convinti di svolgere più di quanto facciano realmente”. Per le donne questo squilibrio pesa (a volte) anche sulle carriere, rafforza modelli stereotipati, e si riflette anche nelle scelte di vita. Un carico mentale elevato riduce, ad esempio, la probabilità che una madre scelga di avere un secondo figlio, soprattutto quando deve conciliare lavoro e famiglia. Lo squilibrio si inserisce anche in un quadro più ampio di gender gap, cioè di disuguaglianza tra uomini e donne nella distribuzione di ruoli, opportunità e carichi di lavoro, sia dentro che fuori la famiglia. Queste donne si trovano spesso a dover cercare un equilibrio tra il ruolo genitoriale e carriere già avviate, ma anche a fare i conti con aspettative elevate rispetto al ruolo di madre e meno energie, vivendo con maggiore intensità il lavoro mentale. Tutto ciò può ridurre la disponibilità emotiva e pratica ad affrontare nuovamente la genitorialità.

Il carico mentale eccessivo nelle donne, si sottolinea “comporta gravi rischi per la salute psicofisica. I dati mostrano che: il 59% delle donne dichiara che continua a “pensare a tutto” anche a fine giornata (contro il 39% degli uomini); il 43% delle donne percepisce un impatto emotivo significativo nel dover mantenere un atteggiamento di sostegno costante verso gli altri; il 43% delle donne riporta problemi di salute collegati direttamente al carico mentale (contro il 19% degli uomini, più del doppio)”.

Inoltre, i principali effetti sulla salute associati a un carico mentale elevato e persistente includono:
• insonnia e difficoltà nel recupero del sonno, legate all’incapacità di “spegnere” i pensieri organizzativi
• stress cronico
• irritabilità e reattività emotiva aumentata, spesso erroneamente interpretata come tratto caratteriale anziché come sintomo
• ansia anticipatoria: lo stato di allerta costante verso ciò che potrebbe accadere, che potrebbe essere dimenticato, che potrebbe andare storto
• burnout: la forma più grave di esaurimento cognitivo ed emotivo, spesso preceduta da mesi o anni di carico accumulato non riconosciuto

“È importante sottolineare che questi effetti non dipendono dalla mancanza di resilienza individuale. Dipendono dall’esposizione prolungata a un sistema di aspettative squilibrate. Una persona può essere perfettamente funzionante, competente, capace, e tuttavia soccombere al peso cumulativo di un carico che non viene condiviso né riconosciuto. La prevenzione, in questo contesto, passa attraverso il cambiamento strutturale”, spiega l’approfondimento. Che sottolinea anche come “questo ‘peso invisibile’ è il prodotto di aspettative culturali, non biologiche, che assegnano alle donne la responsabilità principale della cura”. Si tratta, quindi, di un problema culturale e sistematico che non riguarda solo le singole donne. Per questo, la soluzione non può essere individuale, ma collettiva. Riconoscerlo come tale, è il primo passo per prevenirlo ed affrontarne le conseguenze in modo pertinente. Da Save The Childre, dunque, un appello a promuovere un cambiamento culturale che possa condurre a condizioni di equità di genere e condivisione delle responsabilità all’interno della famiglia e della società. “Ciò deve comportare una maggiore partecipazione degli uomini nelle attività domestiche e nella cura dei figli, nonché politiche organizzative che supportino il bilanciamento tra lavoro e vita privata per entrambi i sessi. Si parla di congedi paritari, di supporto alla gestione del lavoro di cura da parte dei servizi e della comunità, ma anche di una nuova narrazione sul ruolo degli uomini nel lavoro di cura, libero da stereotipi e condizionamenti”.

La consapevolezza e la discussione aperta su questi temi, conclude la ong, “sono essenziali per costruire una società che permetta a ciascuno di fiorire e di crescere liberi da stereotipi e disuguaglianze”.

29 Aprile 2026

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