Cittadinanzattiva: “Troppi cittadini fuori dal Ssn”. Liste d’attesa e agende chiuse dominano le segnalazioni nel nuovo Rapporto PIT Salute

Cittadinanzattiva: “Troppi cittadini fuori dal Ssn”. Liste d’attesa e agende chiuse dominano le segnalazioni nel nuovo Rapporto PIT Salute

Cittadinanzattiva: “Troppi cittadini fuori dal Ssn”. Liste d’attesa e agende chiuse dominano le segnalazioni nel nuovo Rapporto PIT Salute

Quasi una segnalazione su due riguarda le difficoltà di accesso a visite, esami e prestazioni. In forte crescita l’assistenza protesica, passata dallo 0,9% al 7%. Mandorino: “In 30 anni abbiamo dato voce a oltre mezzo milione di persone, ma sui tempi di attesa i cittadini ancora non vedono rispettati i propri diritti”. Il 14 giugno circa 60 iniziative territoriali per la Giornata dei diritti del malato. IL RAPPORTO

Sono 14.176 le segnalazioni ricevute nel 2025 da Cittadinanzattiva attraverso i punti di tutela e di ascolto diffusi sul territorio nazionale. A trent’anni dall’avvio del PIT Salute, il Rapporto 2026, realizzato in collaborazione con FNO TSRM e PSTRP, FNOFI, FNOMCeO, FNOPI e FOFI, restituisce l’immagine di un Servizio sanitario nazionale in cui la principale criticità non è più solo la qualità della cura, ma la possibilità stessa di accedervi.

Il dato più evidente riguarda le liste d’attesa e, più in generale, l’accesso alle prestazioni. Quasi la metà delle segnalazioni, il 48,2%, riguarda infatti le difficoltà di accesso ai servizi sanitari. All’interno di questo ambito, il 62,2% delle istanze segnala tempi di attesa troppo lunghi per visite ed esami diagnostici, mentre il 37,2% denuncia problemi già nella fase di prenotazione, soprattutto per agende chiuse o bloccate e difficoltà a contattare i Cup.

Il Rapporto parla di una vera “architettura di esclusione” dal percorso di cura. Il cittadino non solo attende troppo, ma spesso non riesce nemmeno a prenotare. Le agende chiuse rappresentano, secondo Cittadinanzattiva, la forma più grave di barriera all’accesso perché rendono invisibile la domanda di salute e impediscono di misurare il bisogno reale.

Le prestazioni più colpite dai ritardi sono Tac, risonanze ed ecografie. Oltre la metà dei cittadini che si sono rivolti a Cittadinanzattiva per esami diagnostici, il 56,6%, riferisce un mancato rispetto dei codici di priorità indicati in ricetta. Gli esempi riportati nel Rapporto mostrano tempi incompatibili con la tempestività richiesta dai percorsi clinici: per colonscopia e gastroscopia con priorità urgente, da erogare entro 72 ore, si attendono mediamente fra 23 e 31 giorni; per una mammografia bilaterale in classe breve, prevista entro 10 giorni, l’attesa arriva a 102 giorni.

La prevenzione, sottolinea il Rapporto, “può attendere”: fino a 480 giorni per una mammografia programmata, che dovrebbe essere erogata entro 120 giorni, 420 giorni per una colonscopia programmata e 310 giorni per una colonscopia differibile. Il picco massimo è stato segnalato per una risonanza magnetica all’encefalo in classe P: 540 giorni rispetto ai 120 previsti.

Il mancato rispetto delle priorità riguarda anche le visite specialistiche. Una visita cardiologica in classe breve, da erogare entro 10 giorni, può arrivare a 42 giorni; se programmata, fino a 270 giorni. Per una visita oculistica programmata si segnalano attese fino a 483 giorni. Particolarmente critico anche il dato della visita oncologica in classe D: 180 giorni, sei mesi, un tempo che Cittadinanzattiva giudica difficilmente compatibile con la necessità di tempestività del percorso oncologico.

La difficoltà prosegue anche dopo il primo accesso. Per le visite di controllo, il cittadino “una volta entrato nel sistema, viene spesso abbandonato a tempi di attesa biblici per i successivi passaggi”. Anche quando il controllo è urgente, si attendono 46 giorni per una visita ortopedica, 42 per una oculistica e 41 per una cardiologica. Il dato più grave riguarda la ginecologia: 660 giorni, quasi due anni, per una visita di controllo programmata.

Al secondo posto tra le criticità segnalate si colloca l’assistenza sanitaria di prossimità, con il 19,7% del totale. Le difficoltà riguardano soprattutto il rapporto con medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, che pesano per oltre il 60% all’interno di questo ambito. I cittadini lamentano difficoltà nel reperire il medico telefonicamente, nell’ottenere appuntamenti in tempi brevi e nella sostituzione dei professionisti andati in pensione.

Seguono le segnalazioni sulla salute mentale, pari al 12,8% dell’area della prossimità, con molte istanze legate all’impossibilità di accedere a percorsi psicoterapici nel pubblico. Le RSA raccolgono il 6,4% delle segnalazioni dell’ambito, con criticità concentrate sulle rette, sulla trasparenza della quota sanitaria e sulla qualità assistenziale. L’assistenza domiciliare integrata pesa per il 3,9%: nonostante l’aumento numerico della platea, i cittadini descrivono interventi frammentati, più vicini a una somma di singole prestazioni che a un progetto assistenziale continuativo.

Il terzo ambito per numero di segnalazioni è l’assistenza protesica e integrativa, in netto aumento rispetto al 2024: dallo 0,9% al 7% del totale. Secondo Cittadinanzattiva, il balzo è legato soprattutto all’entrata in vigore del Decreto tariffe, che ha rimodulato i rimborsi massimi stabiliti dal Ministero della Salute. Lo scostamento tra i rimborsi e i costi reali di mercato ha prodotto un duplice effetto: da un lato, molte aziende e officine ortopediche hanno interrotto le forniture tramite il Servizio sanitario nazionale; dall’altro, le Asl si sono trovate nell’impossibilità amministrativa di autorizzare presidi di qualità senza richiedere conguagli economici agli utenti.

A ciò si aggiunge la nuova classificazione dei dispositivi, con la distinzione tra dispositivi su misura e dispositivi di serie. Le segnalazioni raccolte testimoniano il rischio di sacrificare la personalizzazione della cura a favore di prodotti standardizzati, non sempre adeguati alla condizione clinica e anatomica del cittadino.

Il Rapporto dedica anche una riflessione ai 30 anni di attività del PIT Salute. “Nei trent’anni di attività dei punti di tutela PIT Salute, Cittadinanzattiva, attraverso le sue realtà territoriali e nazionale, ha dato voce ad oltre mezzo milione di persone, contribuendo a raggiungere vittorie storiche per l’equità e la dignità dei cittadini e dei pazienti, dal riconoscimento degli indennizzi per il sangue infetto, all’approvazione della legge 38 del 2010 sul dolore, alla abolizione del superticket nel 2020”, dichiara Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva.

Mandorino ricorda però che molte battaglie restano aperte: dai tempi di attesa alla riforma per gli anziani non autosufficienti, dal riconoscimento del caregiver familiare alle Case della comunità, il cui modello “fatica a decollare” e che in molti casi rischiano di rimanere “strutture vuote e di poca utilità per le comunità di riferimento”.

Il 14 giugno, in occasione della Giornata per i diritti del malato, Cittadinanzattiva porterà la tutela nelle piazze con circa 60 iniziative territoriali. “Oggi i nostri Punti di intervento e tutela sono molto cambiati rispetto a 30 anni fa, possono contare su strumenti informatici e nuove tecnologie per sostenere i cittadini, ma l’elemento fondante della nostra tutela, ossia la prossimità, resta centrale”, afferma Isabella Mori, responsabile tutela di Cittadinanzattiva.

11 Giugno 2026

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