Dry Needling. Fnofi: “Il confronto guardi alla scienza e all’esperienza internazionale”

Dry Needling. Fnofi: “Il confronto guardi alla scienza e all’esperienza internazionale”

Dry Needling. Fnofi: “Il confronto guardi alla scienza e all’esperienza internazionale”

La Federazione dei fisioterapisti replica alla Simfer: "La sicurezza del paziente dipende dalla formazione, non dal titolo di chi esegue la tecnica". Citati Usa, Canada, Regno Unito e altri Paesi dove è già pratica consolidata.

Il dibattito sulla tecnica del Dry Needling rappresenta oggi uno dei temi più rilevanti per l’evoluzione della fisioterapia italiana e, più in generale, per il futuro delle metodiche di cura più attuali. La Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Fisioterapista (Fnofi) è impegnata in un intenso confronto con le istituzioni competenti affinché anche in Italia possa finalmente essere riconosciuta ai fisioterapisti adeguatamente formati la possibilità di utilizzare una tecnica che, nella stragrande maggioranza dei sistemi sanitari internazionali, costituisce ormai parte integrante della pratica clinica fisioterapica.

La replica alla Simfer
La recente presa di posizione della Simfer, che sostiene come il Dry Needling, in Italia, debba rimanere un atto di appannaggio esclusivamente del medico, rappresenta senza dubbio un contributo al dibattito, pur manifestando “una totale mancanza di obiettività, di rispetto verso l’evoluzione delle norme e delle stesse professioni sanitarie come quella del fisioterapista”, sottolinea la Fnofi in una nota.

“Il confronto non può arrestarsi a una posizione di principio – prosegue la Federazione – deve necessariamente misurarsi con la letteratura scientifica, con i modelli organizzativi adottati a livello internazionale e, ribadiamo, con il progresso delle professioni sanitarie e la loro necessaria valorizzazione, così come da tutti, ad una voce, continuamente dichiarato e come da obiettivo del DdL delega specifico (il cd. DdL ‘Professioni Sanitarie’) attualmente in discussione al Parlamento”.

Il Dry Needling è oggi praticato da fisioterapisti adeguatamente formati in numerosi Paesi, tra cui Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Spagna, Portogallo, Irlanda, Australia, Nuova Zelanda, Belgio, Paesi Bassi e Svizzera, oltre a molte altre realtà dove i sistemi sanitari hanno riconosciuto questa competenza all’interno della professione fisioterapica, nel rispetto di rigorosi percorsi formativi e di elevati standard di sicurezza.

“Questa esperienza internazionale dimostra un principio fondamentale: nello specifico del Dry Needling, in tutto il mondo, la sicurezza del paziente dipende dalla qualità della formazione, dall’adozione di protocolli condivisi e dall’assunzione di precise responsabilità professionali da parte del fisioterapista”, afferma la Fnofi.

Affermare che la tecnica del Dry Needling non possa essere esercitata in Italia dal fisioterapista soltanto perché prevede l’utilizzo di un ago, rischia di semplificare eccessivamente una questione molto più complessa, sostiene la Federazione, ricordando che nel nostro ordinamento esistono numerose procedure che comportano il superamento della barriera cutanea e che vengono legittimamente eseguite da professionisti sanitari diversi dal medico.

“Certe ‘prese di posizione’ appaiono, inoltre, ancor più singolari se si considera che, nel nostro Paese, si consente tranquillamente l’utilizzo di aghi che inoculano inchiostri, o di inserire piercing, forando da parte a parte la pelle anche in parti ‘sensibili’, a figure non sanitarie come i ‘tatuatori’, senza titoli universitari e senza alcuna competenza certificata a livello universitario”, sottolinea la nota.

“La vera domanda, dunque, non è chi debba ‘possedere’ una determinata tecnica, ma quale sia il modello più efficace per garantire ai cittadini trattamenti appropriati, sicuri e basati sulle migliori evidenze scientifiche disponibili”, afferma la Fnofi, ricordando che la fisioterapia italiana ha conosciuto un’evoluzione straordinaria sul piano scientifico, universitario e professionale.

“Oggi i fisioterapisti operano con elevati livelli di autonomia e responsabilità all’interno dei percorsi di cura, contribuendo ogni giorno alla presa in carico delle persone con disfunzioni muscoloscheletriche, neurologiche, respiratorie e in tutti gli altri ambiti della riabilitazione”, prosegue la nota.

La Fnofi continuerà a sostenere con determinazione questa visione, nella convinzione che il riconoscimento di nuove competenze debba sempre fondarsi su pilastri imprescindibili come evidenze scientifiche (sul tema del Dry Needling effettuato dal fisioterapista ne risultano pubblicate più di un migliaio dal 2017 a oggi), formazione qualificata e sicurezza delle cure.

“L’obiettivo, infatti, non è rivendicare spazi professionali, ma consentire ai fisioterapisti italiani di mettere a disposizione dei cittadini strumenti terapeutici già ampiamente utilizzati in tutti i principali Sistemi sanitari internazionali, nel rispetto delle competenze professionali, della qualità assistenziale e dell’interesse pubblico”, conclude la Federazione. “Le professioni sanitarie crescono quando cresce la conoscenza. Ed è alla conoscenza, alla scienza e all’esperienza internazionale che il dibattito dovrebbe continuare a guardare”.

02 Luglio 2026

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