Hantavirus. “Rischio molto basso in Europa e in Italia”. Le Faq del Ministero della Salute

Hantavirus. “Rischio molto basso in Europa e in Italia”. Le Faq del Ministero della Salute

Hantavirus. “Rischio molto basso in Europa e in Italia”. Le Faq del Ministero della Salute

Pubblicate le risposte alle domande più frequenti: dal focolaio sulla nave da crociera ai sintomi, dalle modalità di trasmissione alle misure di prevenzione. Nessun caso nel nostro Paese.

Febbre alta, dolori muscolari, difficoltà respiratorie. E alle spalle, magari, una cantina pulita da tempo, un solaio riaperto dopo mesi, un incontro ravvicinato con un roditore. Sono queste alcune delle situazioni che possono portare al contagio da hantavirus, un gruppo di virus trasmessi principalmente dai roditori che possono causare nell’uomo malattie gravi, talvolta fatali. Il Ministero della Salute ha pubblicato una serie di FAQ – domande e risposte – per fare chiarezza su un tema finito al centro dell’attenzione internazionale dopo il focolaio sulla nave da crociera MV Hondius.

La prima rassicurazione riguarda il nostro Paese. Le autorità sanitarie internazionali considerano il rischio per la popolazione generale molto basso in Europa e quindi anche in Italia. Nessun caso di infezione è stato segnalato sul territorio nazionale. Il focolaio segnalato all’Organizzazione Mondiale della Sanità il 2 maggio scorso rimane confinato all’imbarcazione nell’Atlantico, dove al 6 maggio erano stati identificati sette casi – cinque confermati in laboratorio e due sospetti – con tre decessi. Il virus è stato identificato come virus Andes, tipico delle Americhe.

Ma come avviene il contagio? Il Ministero spiega che la trasmissione si verifica principalmente attraverso il contatto con urine, feci o saliva di roditori infetti, oppure per inalazione del virus presente nei loro escreti. Raramente si può contrarre l’infezione tramite morso di roditore. Ancora più rara è la trasmissione da persona a persona, attualmente documentata solo per il virus Andes e solo a seguito di contatti stretti e prolungati. Cani e gatti, precisa il Ministero, non sono considerati una fonte comune di contagio per l’uomo. I principali responsabili della trasmissione restano i roditori.

I sintomi compaiono di solito tra una e otto settimane dopo l’esposizione, a seconda del tipo di virus. Febbre, mal di testa, dolori muscolari e sintomi gastrointestinali come dolore addominale, nausea o vomito sono i segnali più comuni. Ma la malattia può assumere forme molto diverse a seconda dell’area geografica. Nelle Americhe, gli hantavirus causano la sindrome cardiopolmonare, una grave malattia respiratoria con un tasso di mortalità che può raggiungere il 50 per cento. La patologia può progredire rapidamente, compromettendo cuore e polmoni. In Europa e in Asia, invece, gli stessi virus possono provocare la febbre emorragica con sindrome renale, che negli stadi avanzati causa disturbi della coagulazione e insufficienza renale.

Quando bisogna rivolgersi al medico? Il Ministero indica due situazioni principali: febbre alta e difficoltà respiratoria associate a possibile esposizione ai roditori, oppure viaggi in aree dove gli hantavirus sono presenti e successivi contatti con casi accertati di infezione. La diagnosi precoce è fondamentale, perché non esiste una terapia antivirale specifica. Le cure sono di supporto e risultano più efficaci se il trattamento viene iniziato tempestivamente. Non esiste nemmeno un vaccino contro tutte le forme di infezione da hantavirus.

La prevenzione, quindi, resta l’arma più importante. Il Ministero suggerisce una serie di misure pratiche per ridurre il rischio di contagio, tutte incentrate sul limitare i contatti tra persone e roditori. Bisogna evitare il contatto diretto con i roditori e i loro escreti, aerare bene i locali chiusi prima di pulirli, utilizzare guanti e mascherine durante le pulizie di cantine, soffitte o magazzini, aree potenzialmente contaminate. Fondamentale non spazzare a secco la polvere potenzialmente infetta: occorre invece inumidire le aree contaminate prima della pulizia. E poi mantenere puliti gli ambienti domestici e di lavoro e praticare una frequente igiene delle mani.

In caso di epidemia o di sospetto contagio, il Ministero raccomanda la tempestiva identificazione e il rapido isolamento dei casi, il monitoraggio dei contatti stretti e l’applicazione delle misure standard di prevenzione delle infezioni per limitare un’ulteriore diffusione.

Particolare attenzione merita l’ambito sanitario. Le evidenze disponibili indicano che il rischio di trasmissione di hantavirus, incluso il virus Andes, è molto basso quando vengono applicate misure appropriate di prevenzione e controllo delle infezioni. Negli ambienti sanitari, sono necessarie le precauzioni standard per tutti i pazienti: igiene delle mani, pulizia degli ambienti, manipolazione sicura del sangue e dei fluidi corporei. In caso di infezione sospetta o confermata, si raccomandano precauzioni standard combinate con precauzioni basate sulla trasmissione durante l’assistenza. Per le procedure che generano aerosol, come l’intubazione, è necessario adottare precauzioni per la trasmissione aerea. Il riconoscimento precoce dei casi sospetti, l’isolamento tempestivo e la costante adesione alle misure raccomandate restano essenziali per proteggere il personale sanitario.

In sintesi, il messaggio del Ministero è chiaro: il rischio per l’Italia è molto basso, ma la prevenzione e la consapevolezza rimangono gli strumenti più efficaci per evitare che situazioni apparentemente lontane possano trasformarsi in problemi vicini. E per chi viaggia o lavora in ambienti a rischio, le regole sono semplici e alla portata di tutti.

08 Maggio 2026

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