Il giardino di Mario e il deserto del Pnrr, perché la prossimità non è un mattone

Il giardino di Mario e il deserto del Pnrr, perché la prossimità non è un mattone

Il giardino di Mario e il deserto del Pnrr, perché la prossimità non è un mattone

Gentile Direttore, sabato scorso, a San Basilio, abbiamo respirato l’aria della Medicina con la "M" maiuscola. Non quella dei convegni patinati, ma quella dei quartieri popolari, dove il medico è ancora un punto di riferimento, un argine, una speranza.

Gentile Direttore,

sabato scorso, a San Basilio, abbiamo respirato l’aria della Medicina con la “M” maiuscola. Non quella dei convegni patinati, ma quella dei quartieri popolari, dove il medico è ancora un punto di riferimento, un argine, una speranza. Il Comune di Roma ha intitolato un giardino a Mario Boni, e non è stata solo una cerimonia: è stato un atto di giustizia tardiva per un uomo che, nel 1995, ha scelto di morire nel suo studio, tra i suoi pazienti, nonostante la malattia lo stesse consumando. Mario non ha “chiuso bottega” fino all’ultimo respiro.

Ma Mario Boni non era solo il medico di San Basilio. È stato il Segretario della FIMMG che ha traghettato la medicina generale dal vecchio sistema mutualistico al Servizio Sanitario Nazionale. Insieme a giganti come Antonio Panti e Mario Falconi, ha costruito quella squadra che ha disegnato la modernità: hanno portato le vaccinazioni in convenzione, hanno navigato le tempeste del federalismo sanitario, hanno creato un modello che metteva il Medico di Medicina Generale al centro del sistema.

Oggi, guardando quel giardino, mi chiedo: cosa penserebbe Mario nel vedere questo sistema sgretolarsi sotto i colpi sempre piu’ potenti di una politica cinica, che vede come obiettivo non la salute , ma la prestazione?

Siamo davanti a un paradosso grottesco. Ci vendono il P.N.R.R. come l’ultima chiamata per il rilancio, ma quello a cui assistiamo è lo smantellamento scientifico della figura del medico di famiglia. Si insegue il “sol dell’avvenire” delle Case di Comunità, una logica semplicistica e un po’ furbastra che vorrebbe rinchiudere la cura dentro le mura di un palazzo, convinti che un’insegna basti a curare la gente.

In un’Italia fatta di anziani, di cronicità complesse, di polipatologie e di famiglie che non ce la fanno più, si decide di colpire chirurgicamente proprio il collante del sistema. E lo si fa dopo anni di fango gettato sull’immagine del medico di famiglia. Non è un errore: è una volontà precisa. Dopo aver inseguito il fallimentare modello inglese — che infatti è colato a picco — oggi ci propongono una “modernità” fatta di algoritmi, telemedicina e fascicoli elettronici, il tutto condito con una salsa tranquillante di promesse su nuove assunzioni. Ma con quali stipendi? Con quali numeri reali, rispetto a un fabbisogno che grida vendetta?

Mario Boni non l’avrebbe digerita. Ma, conoscendolo, non starebbe a guardare. Avrebbe proposto soluzioni. E le soluzioni ci sono, se solo si avesse il coraggio di guardare la realtà e non le slide di qualche consulente.

Dobbiamo rivedere l’assetto del sistema pubblico definendo ambiti funzionali, non stanze di palazzi. La “Prossimità” non è una “Casa” di cemento; è un’area definita in cui i professionisti lavorano in rete, connessi da obiettivi di processo e non da logiche burocratiche. Curare le persone significa stare dove le persone vivono, non aspettare che vengano a bussare a un totem elettronico in un corridoio asettico.

Il giardino di San Basilio ci ricorda che la medicina è dedizione, innovazione e presenza. Se vogliamo onorare Mario Boni, dobbiamo smettere di piegarci a una modernità di facciata e tornare a difendere l’unico sistema che tiene in piedi la salute degli italiani. Prima che sia troppo tardi. Chi sta con Noi?

Pier Luigi Bartoletti

Vice segretario Nazionale Fimmg

13 Maggio 2026

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