Il medico che non c’è più

Il medico che non c’è più

Il medico che non c’è più

Gentile Direttore, mi sento un po’ colpevole e notevolmente arrabbiato. Ho deciso di anticipare il mio pensionamento, perché sto diventando lo schiavo della galera, incatenato al remo, costretto a remare da un tamburo battuto dallo Stato, dalla Azienda e dai cittadini...

Gentile Direttore,
mi sento un po’ colpevole e notevolmente arrabbiato. Ho deciso di anticipare il mio pensionamento, perché sto diventando lo schiavo della galera, incatenato al remo, costretto a remare da un tamburo battuto dallo Stato, dalla Azienda e dai cittadini. Milleottocento assistiti all’assalto dei posti a sedere in sala d’attesa, spinti da una tragica disinformazione sanitaria e blanditi dalla cosmesi del web che li vuole tutti più sani e più belli.

Quaranta anni fa, quando ho incominciato a fare il medico, nessuno si sarebbe sognato di venire in ambulatorio per un raffreddore o mal di schiena o distorsione di una caviglia. Ora, non solo inviano quaranta messaggini al giorno, ma molti ricorrono ai pronto soccorso, anche perché molti medici di base si sono rinchiusi in difesa, ricorrendo a visite su appuntamento per non lasciarci le penne sul posto di lavoro.

Al solito, si spazza la polvere sotto il tappeto e il tappeto lo fa il pronto soccorso che deve gestire due terzi di tutte le prestazioni come codici bianchi. Codici che costano, perché nessun codice bianco è mai uscito da un pronto soccorso senza un prelievo di sangue una radiografia del torace e un elettrocardiogramma, pur per un semplice raffreddore. Giustamente, il collega di pronto soccorso non conosce il paziente e vuole tutelarsi, come dargli torto? Questa esplosione di “falsa assistenza” richiedeva un cambiamento strutturale massivo da parte degli enti governativi.

Sarebbe stato necessario garantire un ricambio generazionale dei medici fornendo ai giovani maggiori garanzie e una struttura sanitaria in grado di parlare ai pazienti perseguendo l’unico valido paradigma della medicina sul territorio: la relazione con gli assistiti che è alla base di una sanità responsabile ed efficace. Invece, anziché lavorare per garantire a medici e pazienti le migliori condizioni di relazione, si è preferito seguire la solita propaganda elettorale costruendo muri vuoti e inutili come le case della salute. I bancomat del mordi e fuggi senza contenuti e senza medici.

Mi sento colpevole e arrabbiato perché, quasi certamente, nessun giovane medico prenderà il mio posto, lascerò i miei assistiti in balia della sorte, per la quale non è il caso a governare ma la stupidità di tutti quei governi che hanno demolito la figura del medico di base, lasciandolo solo, senza ferie, malattia e con tutto a proprio carico. A queste condizioni, quale giovane medico troverebbe affascinante questa professione?

Mi rendo conto di essere l’ultimo dei Mohicani, un medico che probabilmente non esisterà più, perché tutto è cambiato, tranne l’inconsistenza e il dilettantismo di chi governa la Sanità pubblica. Tranne il famelico arrivismo e attaccamento ai privilegi dei nostri sindacati che hanno tutelato solo la propria poltrona.

Mi sento colpevole perché insieme a molti miei colleghi, ho permesso che tutto questo accadesse e arrabbiato perché a 65 anni non ho più la forza di arrabbiarmi. Mi auguro solo che i giovani colleghi e i futuri pazienti sappiano distinguere e riconoscere la fondamentale differenza che corre tra l’algoritmo della intelligenza artificiale e la coscienza di un medico.

Discorsi da vecchio, ma forse nel passato c’è ancora qualcosa da conservare e tutelare.

Enzo Bozza
Medico MMG
Vodo e Borca di Cadore (BL)

31 Marzo 2026

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