L’Europa accelera sull’intelligenza artificiale in sanità: l’Italia tra i Paesi più attivi, ma formazione e governance restano le vere sfide. Il report Oms

L’Europa accelera sull’intelligenza artificiale in sanità: l’Italia tra i Paesi più attivi, ma formazione e governance restano le vere sfide. Il report Oms

L’Europa accelera sull’intelligenza artificiale in sanità: l’Italia tra i Paesi più attivi, ma formazione e governance restano le vere sfide. Il report Oms

Il primo rapporto OMS/Europa dedicato ai 27 Paesi UE fotografa una corsa ormai avviata dell’intelligenza artificiale nei sistemi sanitari: diagnostica assistita, chatbot e nuove regole comuni sono già realtà. L’Italia compare tra i Paesi più dinamici su strategia, linee etiche e investimenti, ma il nodo resta trasformare la sperimentazione in capacità diffusa, competenze professionali e fiducia pubblica. IL REPORT

L’intelligenza artificiale non è più una promessa lontana per la sanità europea: è già entrata negli ospedali, nei percorsi diagnostici, nei servizi ai pazienti e nelle scelte di governance. Il nuovo rapporto dell’OMS/Europa, il primo studio organico sul livello di preparazione dei 27 Stati membri dell’Unione europea, racconta una trasformazione rapida e diffusa, spinta soprattutto da un obiettivo condiviso da tutti i Paesi: migliorare l’assistenza ai pazienti.

L’Europa sanitaria sta dunque vivendo una fase di accelerazione senza precedenti nell’adozione dell’intelligenza artificiale. Il rapporto “Artificial intelligence is reshaping health systems: state of readiness across the European Union”, basato sui dati raccolti tra giugno 2024 e marzo 2025, evidenzia che tutti e 27 gli Stati membri dell’UE riconoscono nell’IA un fattore rilevante o moderato per migliorare cura ed esiti di salute; il 96% la considera utile anche per ridurre la pressione sulla forza lavoro e l’89% per aumentare l’efficienza del sistema.

Il dato più immediato riguarda l’uso clinico: quasi tre quarti dei Paesi UE, il 74%, dichiarano di utilizzare già strumenti di diagnostica assistita dall’IA, mentre il 63% impiega piattaforme conversazionali o chatbot per l’assistenza ai pazienti. Secondo l’OMS/Europa, si tratta dei due ambiti nei quali l’adozione appare oggi più avanzata, con un livello medio di maturità più alto rispetto all’intera Regione europea dell’OMS. La diagnostica assistita spazia soprattutto tra imaging, radiologia, dermatologia e oftalmologia; i chatbot, invece, stanno diventando una leva di ingaggio e supporto all’autonomia del paziente.

Il rapporto sottolinea anche che l’UE arriva a questo passaggio in un momento decisivo, perché può contare sul primo quadro giuridico completo al mondo dedicato specificamente all’IA, l’AI Act, adottato nel giugno 2024, mentre l’European Health Data Space è destinato a ridisegnare entro il 2029 le regole comuni per uso e riuso dei dati sanitari. Per l’OMS/Europa questa architettura normativa può diventare il fattore che consente all’innovazione di restare ancorata a sicurezza, diritti, trasparenza e responsabilità.

Accanto all’entusiasmo, però, emerge con forza il tema della preparazione reale dei sistemi sanitari. Solo il 26% dei Paesi UE offre oggi formazione in servizio sull’IA e il 22% la prevede nella formazione pre-laurea; appena il 15% garantisce entrambe. Eppure il punto, osserva il rapporto, è ormai cruciale: i professionisti sanitari restano legalmente ed eticamente responsabili anche quando le decisioni cliniche sono supportate da tecnologie che non sempre comprendono fino in fondo. Per questo l’OMS/Europa invita a investire su alfabetizzazione digitale, etica, governance dei dati e integrazione critica dell’IA nella pratica clinica.

Un altro snodo riguarda il rapporto con cittadini e pazienti. L’81% degli Stati membri coinvolge stakeholder rilevanti nella governance dell’IA in sanità, ma il coinvolgimento resta concentrato soprattutto su governi, provider sanitari e accademia, mentre associazioni di pazienti e opinione pubblica generale risultano molto meno consultate. È un limite non secondario: il rapporto avverte che sistemi sviluppati senza un reale coinvolgimento pubblico rischiano di incontrare resistenze, sfiducia e perfino di amplificare diseguaglianze già esistenti.

Sul piano strategico, l’Europa si muove soprattutto con approcci trasversali. L’85% dei Paesi UE ha già una strategia nazionale cross-settoriale sull’IA, ma solo l’11% dispone di una strategia specifica per la salute. Un altro 15% la sta sviluppando. L’OMS/Europa segnala che una regia generale aiuta coerenza e interoperabilità, ma rischia di essere troppo ampia per rispondere ai bisogni specifici dei sistemi sanitari; al contrario, strategie verticali per la salute possono accelerare implementazione e investimenti mirati, ma vanno coordinate per evitare frammentazione regolatoria.

E l’Italia? Il rapporto colloca il nostro Paese nel gruppo degli Stati membri più attivi, ma ancora in una fase di costruzione e consolidamento. L’Italia risulta tra i quattro Paesi UE che stanno sviluppando una strategia nazionale di IA specifica per il settore salute, insieme a Cipro, Cechia e Spagna. Inoltre figura tra i dieci Paesi che, una volta individuate le priorità nazionali di applicazione dell’IA in sanità, hanno già allocato fondi o grant dedicati per sviluppo, test, implementazione e valutazione delle tecnologie più promettenti.

Il profilo italiano è significativo anche sul versante regolatorio. L’Italia è indicata tra i due Paesi UE che hanno già pubblicato linee guida etiche specifiche per l’IA in sanità, insieme alla Francia. Compare inoltre tra i sei Paesi che hanno prodotto indicazioni pratiche sull’“ethics by design” per i sistemi di IA in salute e tra i cinque che hanno emanato guida pratica sulle valutazioni d’impatto per la protezione dei dati. Ancora: l’Italia è tra i tre Stati membri che stanno sviluppando standard specifici di responsabilità giuridica per i danni causati dall’IA in ambito sanitario.

Sul fronte dei dati, il nostro Paese risulta tra quelli che dispongono già di un health data hub nazionale, cioè una piattaforma strutturata per aggregare e riutilizzare dati sanitari a fini di ricerca, innovazione e miglioramento del sistema. Questo elemento è particolarmente rilevante perché, secondo l’OMS/Europa, la qualità, l’interoperabilità e la disponibilità dei dati sono il fondamento della validazione e dello sviluppo di applicazioni di IA affidabili e clinicamente utili.

L’Italia compare anche nel gruppo dei Paesi che stanno già utilizzando, seppure con diversi livelli di maturità, tutte e sette le principali categorie di applicazione dell’IA censite dal rapporto: diagnostica assistita, chatbot per i pazienti, automazione logistica e amministrativa, chirurgia o robotica assistita, supporto alle decisioni e symptom checker, stratificazione prognostica del rischio e monitoraggio remoto del paziente. Nel caso italiano, tuttavia, il rapporto segnala un livello ancora prevalentemente informale, segno che la presenza delle tecnologie è ampia ma non sempre ancora consolidata in modelli strutturati, standardizzati e stabili nel tempo.

C’è poi un elemento che merita attenzione: nella tabella dedicata al coinvolgimento degli stakeholder, l’Italia risulta aver consultato attori governativi e mondo accademico, ma non ancora in modo esteso altri soggetti chiave come provider sanitari, associazioni di pazienti, sviluppatori di IA e pubblico generale. È un dato che suggerisce una possibile debolezza del percorso italiano proprio sul piano della partecipazione ampia, della trasparenza e della costruzione di fiducia sociale attorno alle nuove tecnologie.

Anche sul versante delle competenze, il quadro resta da rafforzare. L’Italia non compare tra i Paesi che già offrono formazione pre-servizio o in servizio strutturata sull’IA ai professionisti sanitari, almeno secondo la ricognizione del rapporto. È forse questo il punto politico più importante: non basta introdurre strumenti innovativi, occorre mettere medici, infermieri, tecnici e manager nelle condizioni di usarli in modo appropriato, consapevole e verificabile.

Nel complesso, il rapporto OMS/Europa restituisce quindi un doppio messaggio. Da una parte, l’UE appare oggi l’area del mondo più avanzata nel tentativo di coniugare innovazione, regole e diritti nel campo dell’intelligenza artificiale applicata alla salute. Dall’altra, la vera partita si giocherà sulla capacità di trasformare sperimentazioni e strategie in pratica clinica sicura, equa e sostenibile. Per riuscirci, l’OMS/Europa indica tre priorità: rafforzare la preparazione della forza lavoro, rendere davvero inclusiva la governance coinvolgendo professionisti, pazienti e cittadini, e creare centri di eccellenza in grado di testare tecnologie, condividere buone pratiche e sviluppare standard comuni.

Per l’Italia, la fotografia è quella di un Paese presente nel gruppo di testa su più fronti — strategia in sviluppo, linee etiche, data hub, finanziamenti e ampiezza delle applicazioni — ma chiamato ora a fare un salto di qualità: passare dall’attivismo alla maturità di sistema. Perché l’intelligenza artificiale, come suggerisce il rapporto, non sarà giudicata dalla sua sofisticazione tecnica, ma dalla sua capacità concreta di migliorare cure, accesso, sicurezza e fiducia.

L.F.

21 Aprile 2026

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