Una richiesta da 6,818 miliardi di euro aggiuntivi per il 2027, 5,454 miliardi per il 2028 e 5,751 miliardi annui dal 2029. È il cuore del pacchetto di proposte sanitarie da inserire nella prossima Legge di Bilancio contenute nel documento predisposto dal Coordinamento tecnico della Commissione Salute delle Regioni (che Quotidiano Sanità ha potuto visionare) e che oggi (salvo piccoli ritocchi) verrà visionati dai presidenti. Nel complesso, la manovra delineata vale 18,023 miliardi nel triennio 2027-2029.
La proposta degli assessori punta soprattutto su personale, copertura dell’aumento dei costi sostenuti dalle aziende sanitarie e innovazione terapeutica. Nel solo 2027, infatti, il documento quantifica 1,722 miliardi per il personale sanitario, 3,480 miliardi per le voci di spesa non soggette a tetto, 1,5 miliardi per l’innovazione terapeutica, oltre a 114 milioni per l’assistenza sanitaria ai profughi ucraini e 2 milioni per i defibrillatori.
Via i tetti alla spesa per il personale
Uno dei capitoli più rilevanti riguarda il personale. La proposta prevede il superamento degli attuali vincoli alla spesa e l’introduzione di un sistema nel quale organici e fabbisogni siano determinati sulla base della necessità di garantire i Lea, della programmazione sanitaria nazionale e regionale, dell’equilibrio economico-finanziario e della sicurezza e valorizzazione dei professionisti.
Entro il 31 dicembre 2027 un decreto dei ministeri della Salute e dell’Economia, previa intesa con le Regioni, dovrebbe definire una nuova metodologia nazionale per determinare il fabbisogno di personale. Le Regioni dovrebbero poi adeguare i propri piani triennali e gli obiettivi di spesa entro il 31 marzo 2028. Il testo prevede inoltre l’abrogazione delle principali norme che negli anni hanno fissato limiti alla spesa per il personale sanitario.
Agli infermieri 1,1 miliardi l’anno. Più risorse anche per i medici
Accanto al superamento dei tetti arriva una proposta specifica sugli stipendi. Per gli infermieri vengono messi sul piatto 1,111 miliardi di euro l’anno, con l’obiettivo dichiarato di recuperare due terzi del divario retributivo rispetto alla media dei Paesi dell’Europa occidentale. Il documento stima una retribuzione lorda italiana di 36.560 euro contro una media, corretta per il potere d’acquisto, di 49.727 euro, con un gap di 13.167 euro. L’intervento proposto punta a riconoscerne due terzi, pari a 8.778 euro lordi per infermiere, considerando una platea di 277.138 professionisti.
Per i dirigenti medici vengono invece previsti 611 milioni nel 2027 e 474 milioni in ciascuno dei due anni successivi. Il meccanismo è differenziato: per i medici dell’Emergenza-Urgenza e per gli specialisti in Anatomia patologica la proposta punta a coprire integralmente il differenziale retributivo con la media europea, stanziando rispettivamente 114 e 23 milioni di euro dal 2027. Per gli altri dirigenti medici è previsto il recupero di due terzi del gap, con 474 milioni l’anno.
La scelta di concentrare maggiori risorse su Pronto soccorso e Anatomia patologica viene motivata nel documento con le difficoltà di reclutamento: per l’Emergenza-Urgenza viene richiamata una carenza di circa 3.500 medici, mentre per l’Anatomia patologica viene segnalata una riduzione del 25% degli organici in cinque anni.
Beni, servizi e farmaci ospedalieri: 3,48 miliardi nel 2027
Altro capitolo pesante è quello delle spese non soggette a tetto. La proposta destina 3,480 miliardi nel 2027, 3,753 miliardi nel 2028 e 4,050 miliardi nel 2029 alla copertura soprattutto di beni e servizi essenziali e farmaci ospedalieri. La quantificazione viene effettuata prendendo come riferimento una crescita dei costi del 4,93%, ritenuta dal documento più aderente alla dinamica effettiva della spesa sanitaria rispetto all’inflazione programmata.
Nasce il Fondo da 1,5 miliardi per le terapie che fanno risparmiare il Ssn
Tra le novità figura poi la proposta di istituire un “Fondo per l’Innovazione a Risparmio Certificato”, con una dotazione iniziale di 1,5 miliardi di euro nel 2027. L’obiettivo è finanziare farmaci, trattamenti innovativi e interventi di prevenzione capaci di produrre, entro 36 mesi, una riduzione dimostrabile dei costi complessivi sostenuti dal Servizio sanitario.
“L’attuale sistema di finanziamento della spesa sanitaria è spesso basato su una logica di “silos” (compartimenti stagni) – evidenziano le Regioni -, dove il costo di un farmaco o di un trattamento innovativo viene percepito esclusivamente come un onere immediato, senza considerare i risparmi indiretti che tale innovazione genera sul sistema complessivo (minori ospedalizzazioni, riduzione delle liste d’attesa, contrazione delle prestazioni diagnostiche)”.
Le quote del Piano sanitario tornano al finanziamento indistinto
Il documento propone inoltre di ricondurre al finanziamento indistinto del Fondo sanitario nazionale le risorse oggi vincolate agli obiettivi prioritari e di rilievo nazionale del Piano sanitario, ritenendo che molte delle attività originariamente finanziate come progetti siano nel frattempo diventate strutturali per aziende ed enti del Ssn.
Ucraina, non autosufficienza e defibrillatori
Sul fronte dell’assistenza ai profughi provenienti dall’Ucraina, la proposta chiede di portare da 9 a 114 milioni di euro il finanziamento previsto per il 2027, mantenendolo allo stesso livello negli anni successivi fino alla conclusione degli eventi bellici. Prevista inoltre la possibilità per le Regioni di contabilizzare anticipatamente l’80% dell’ultimo importo consolidato in attesa dei trasferimenti definitivi.
Intervento anche sul Fondo nazionale per le non autosufficienze: dal 2027 le Regioni potrebbero iscrivere a bilancio l’ultimo valore annuale assegnato e ricevere, già da gennaio, un’anticipazione pari all’80% delle risorse sulla base del riparto precedente, in attesa dell’assegnazione definitiva.
Infine, viene proposta la prosecuzione per altri tre anni, dal 2027, del programma nazionale per la diffusione dei defibrillatori automatici esterni (DAE), con un finanziamento di 2 milioni di euro l’anno.