Dalle CAR-T per leucemie e malattie autoimmuni allo screening precoce del diabete tipo 1, fino alle nuove terapie per fibrosi cistica, bronchiolite e malattie atopiche.
La pediatria sta vivendo una trasformazione profonda: oggi non si interviene più soltanto quando la malattia si manifesta, ma sempre più spesso prima che compaiano i sintomi, con strumenti capaci di prevedere il rischio, modificare il decorso delle patologie e costruire cure personalizzate sul singolo bambino
“Un cambio di paradigma destinato a ridefinire la medicina dell’infanzia: dalla cura alla prevenzione, dalla terapia standard alla medicina di precisione e personalizzata, dalla gestione della malattia alla possibilità di intercettarla e modificarla prima ancora che provochi danni irreversibili” commenta il Presidente Società italiana di pediatria (Sip) Rino Agostiniani.
CAR-T: fino al 90% di remissioni nelle leucemie pediatriche e nuove prospettive per le malattie autoimmuni. “Reset” del sistema immunitario e stop agli immunosoppressori.
Tra le innovazioni più rivoluzionarie ci sono le cellule CAR-T, terapie cellulari già utilizzate con successo nelle leucemie pediatriche e oggi sempre più promettenti anche nei tumori solidi e nelle malattie autoimmuni gravi. Ogni anno in Italia circa 400 bambini e adolescenti si ammalano di leucemia linfoblastica acuta, il tumore pediatrico più frequente. Nei casi refrattari o recidivati, le CAR-T hanno cambiato radicalmente la prognosi, con tassi di remissione completa che raggiungono l’80-90%. Risultati molto incoraggianti stanno emergendo anche nel neuroblastoma, uno dei tumori solidi pediatrici più aggressivi. Studi condotti all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù hanno mostrato una risposta globale nel 66% dei pazienti con una malattia ricaduta e refrattaria, con remissioni complete nel 40% dei casi a sei mesi e una sopravvivenza a cinque anni superiore al 40% nei casi più avanzati, rispetto a valori che non andavano oltre il 15% con le terapie convenzionali.
Ma la vera svolta riguarda oggi le malattie autoimmuni pediatriche severe. “Stiamo assistendo a un vero cambio di paradigma”, spiega il professor Franco Locatelli, responsabile dell’area di Oncoematologia e Terapia Cellulare e Genica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e Professore di Pediatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Se inizialmente le CAR-T erano limitate alle neoplasie ematologiche, oggi si stanno dimostrando efficaci anche in altri contesti, incluse le malattie autoimmuni, come lupus eritematoso sistemico, dermatomiosite, sclerosi sistemica, e, in prospettiva, alcune malattie neurologiche autoimmuni”.
In uno studio recente condotto all’ Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e pubblicato su Nature Medicine su bambini refrattari alle terapie convenzionali, le CAR-T anti-CD19 hanno ottenuto remissioni complete e durature, consentendo la sospensione delle terapie immunosoppressive. Alcuni pazienti sono oggi liberi da malattia a quasi tre anni dal trattamento.
“Il meccanismo è una sorta di reset del sistema immunitario”, spiega Locatelli. “Le cellule responsabili dell’autoimmunità vengono eliminate e, quando il sistema immunitario si ricostruisce, le cellule B che portavano all’aggressione sull’organismo del paziente non si ripresentano”. Un cambiamento enorme soprattutto nei bambini, perché significa poter ridurre o addirittura evitare anni di terapie immunosoppressive croniche, spesso associate a effetti collaterali importanti sulla crescita, sul metabolismo e sulla qualità di vita. “Nei prossimi anni queste terapie potrebbero essere utilizzate sempre più precocemente, con l’obiettivo di prevenire danni irreversibili a organi come reni, polmoni o sistema nervoso”.
VRS: giù ricoveri e terapie intensive pediatriche
E cambia anche la storia della bronchiolite da virus respiratorio sinciziale (VRS), principale causa di ricovero nei primi mesi di vita. A modificare lo scenario è stato l’arrivo del nirsevimab, l’anticorpo monoclonale somministrato in dose unica per proteggere i bambini soprattutto nel primo anno di vita. Già nella scorsa stagione, un monitoraggio della Società Italiana di Pediatria aveva registrato un forte calo dei ricoveri nei bambini sotto i 12 mesi, pur con marcate differenze regionali.
Ora i nuovi dati preliminari della seconda stagione di immunizzazione con l’anticorpo monoclonale, raccolti dai presidenti delle sezioni regionali della Società Italiana di Pediatria e attualmente riferiti a 12 Regioni, mostrano un ulteriore calo delle ospedalizzazioni nei bambini sotto i 12 mesi: i ricoveri sono passati dai 4.530 della stagione 2023-2024, quando non c’era ancora l’anticorpo, ai 2.430 del 2024-2025 nella prima stagione di nirsevimab, ai 1.610 del 2025-2026. Ancora più marcato il calo dei ricoveri in terapia intensiva neonatale e pediatrica, scesi da 343 a 129 fino a 62 casi.
Diabete tipo 1: con lo screening la diagnosi arriva prima dei sintomi e cala del 49% il rischio di forme severe
Un altro ambito in forte evoluzione è quello dello screening precoce per il diabete tipo 1 e la celiachia. L’obiettivo oggi non è più soltanto diagnosticare la malattia quando compaiono i sintomi, ma identificarla nelle fasi iniziali, quando può restare silente per mesi o anni.
In questa direzione si inserisce la Legge 130/2023, che ha introdotto in Italia un programma nazionale di screening pediatrico, con una sperimentazione pilota, condotta in 4 regioni (Campania, Lombardia, Marche e Sardegna) che ha coinvolto oltre 5.500 bambini, 429 pediatri di famiglia e più di 5.300 campioni analizzati. I dati preliminari mostrano che circa l’1% dei bambini sottoposti al test presentava marcatori di rischio per il diabete tipo 1, consentendo di identificare casi già in fase presintomatica, prima dell’esordio clinico della malattia.
“Il risultato più importante riguarda però la riduzione delle forme più gravi di esordio” afferma Valentino Cherubini, Responsabile dell’Unità di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, Dipartimento di Salute della Donna e del Bambino, Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche. Contestualmente all’introduzione della Legge 130, infatti uno studio multicentrico italiano condotto in 59 centri pediatrici ha documentato una riduzione del 26% del rischio di chetoacidosi diabetica e del 49% delle forme gravi nei bambini con nuova diagnosi di diabete tipo 1.
“Il diabete tipo 1 non si scopre più soltanto in emergenza”, aggiunge Cherubini. “Oggi possiamo intercettarlo prima dei sintomi, monitorarne l’evoluzione e in alcuni casi utilizzare terapie in grado di rallentarne la progressione”.
Fibrosi cistica: in 25 anni guadagnati oltre 40 anni di vita grazie alle nuove terapie
La fibrosi cistica rappresenta uno degli esempi più concreti di come la ricerca pediatrica abbia cambiato il destino di malattie un tempo considerate rapidamente progressive e invalidanti. In Italia convivono con questa patologia circa 6.000 persone, di cui una quota importante in età pediatrica. Nel 2000 l’aspettativa di vita dei bambini con fibrosi cistica non superava i 25 anni. Oggi, grazie ai modulatori della proteina CFTR, le nuove generazioni possono realisticamente guardare a una prospettiva di vita superiore ai 60-70 anni.
Si tratta di farmaci che non si limitano a controllare i sintomi, ma agiscono direttamente sul difetto genetico responsabile della malattia. Dal 2021 queste terapie innovative sono disponibili anche in Italia e oggi circa il 90% dei pazienti può beneficiarne. Una recente estensione dell’accesso terapeutico consentirà adesso a circa 1.500 ulteriori pazienti italiani di essere trattati, ampliando ulteriormente la platea dei bambini e degli adolescenti che potranno accedere alle cure più avanzate. “La fibrosi cistica è il simbolo più evidente di come la medicina di precisione possa cambiare la storia naturale di una malattia”, sottolinea Renato Cutrera, Consigliere della Società Italiana di Pediatria e Responsabile dell’unità operativa complessa di Pneumologia e fibrosi cistica Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. “Oggi non parliamo più soltanto di aumentare la sopravvivenza, ma di migliorare in modo concreto qualità e prospettive di vita.”
Malattie atopiche: microbiota, alimentazione e terapie biologiche cambiano la prevenzione
Parallelamente cresce l’attenzione verso allergie e malattie atopiche, condizioni croniche sempre più diffuse in età pediatrica. Negli ultimi anni la ricerca ha mostrato come il rischio atopico inizi molto precocemente, già nei cosiddetti “primi 1000 giorni di vita”, periodo cruciale per lo sviluppo del sistema immunitario. “Sempre più evidenze indicano il ruolo centrale di microbiota intestinale, alimentazione precoce, modalità del parto, esposizioni ambientali, e introduzione controllata degli alimenti. La prevenzione sta quindi sostituendo progressivamente le vecchie strategie basate sull’evitamento. Parallelamente, stanno emergendo nuove terapie biologiche mirate, capaci non solo di controllare i sintomi ma anche di modificare l’evoluzione della cosiddetta “marcia atopica”, riducendo la progressione verso forme allergiche più gravi”, afferma Michele Miraglia del Giudice, Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, past presidente SIAIP.