Per il 72% dei medici famiglia e vita personale prima del lavoro, ma resta forte la vocazione. Il Rapporto Fnomceo-Censis

Per il 72% dei medici famiglia e vita personale prima del lavoro, ma resta forte la vocazione. Il Rapporto Fnomceo-Censis

Per il 72% dei medici famiglia e vita personale prima del lavoro, ma resta forte la vocazione. Il Rapporto Fnomceo-Censis

Per il 72,5% dei medici italiani vita privata e tempo per sé stessi vengono prima della professione. È quanto emerge dal III Rapporto Censis-Fnomceo, che fotografa un cambiamento profondo nella cultura professionale medica: resta forte il richiamo alla vocazione, all’etica e alla relazione con il paziente, ma cresce soprattutto tra giovani e donne la richiesta di un migliore equilibrio tra lavoro, famiglia e vita personale. Centrale anche il tema dell’intelligenza artificiale, già utilizzata dal 56% dei medici, ma per la quale viene richiesta una formazione specifica. IL RAPPORTO CENSIS-FNOMCEO

Per il 72,5% dei medici italiani vita privata e tempo per sé stessi sono la priorità, mentre solo per il restante 27,5% il lavoro resta il focus più importante. Un dato estratto dal III Rapporto Fnomceo-Censis intitolato “Le motivazioni soggettive dei medici nell’esercizio della propria professione”, presentato a Roma nell’ambito del Convegno nazionale “Il lavoro dei medici nell’Italia custodita dalla cura”, promosso dalla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri.

Un dato che dimostra come, anche nella professione medica, il rapporto con il lavoro si sia trasformato, con i camici bianchi più giovani e le donne a fare da apripista nel richiedere un maggiore equilibrio tra i doveri professionali e la vita privata, senza rinunciare alla vocazione.

Vocazione, etica e scienza tra le ragioni della scelta

Il 57% dei medici, infatti, richiama la vocazione e la passione all’origine della propria scelta professionale, il 49,1% il valore etico della professione e la possibilità di fare del bene agli altri, mentre il 39,2% indica l’interesse per la scienza.

Accanto a questi elementi, il 25,1% cita la possibilità di costruire relazioni significative con le persone, il 17,7% l’influenza familiare o di persone conosciute e il 15,3% esperienze di vita legate a persone amate colpite da patologie o a storie di malattia conosciute direttamente o indirettamente. Meno rilevanti, pur presenti, le motivazioni economiche e sociali: il 10,6% indica la possibilità di guadagnare bene, mentre l’8,1% richiama il rispetto sociale legato alla professione.

Le motivazioni attuali: risultati, pazienti e realizzazione personale

Se la scelta iniziale è stata spesso guidata da vocazione, etica e passione, le motivazioni che oggi continuano a sostenere l’esercizio della professione sono legate soprattutto ai risultati raggiunti.

Il 48,5% dei medici indica come motivazione principale le persone curate, le sfide cliniche affrontate e gli esiti ottenuti. Seguono la passione e la vocazione, indicate dal 35,3%, la qualità delle relazioni con i pazienti, citata dal 33%, e il senso di realizzazione personale, segnalato dal 30,4%. Per il 27,7% dei medici resta centrale anche l’eticità della professione, intesa come possibilità di fare del bene a persone che soffrono, mentre il 18,1% valorizza la varietà delle sfide e il carattere mai monotono del lavoro medico.

Professione come autorealizzazione, ma non senza sacrifici

La professione medica continua a essere vissuta come un percorso di realizzazione personale. L’83% dei medici afferma che la professione è stata ed è un modo per realizzarsi nella vita. Inoltre, l’80,2% si dichiara soddisfatto del proprio lavoro.

Il livello di soddisfazione cresce con l’età: è pari al 74% tra i medici fino a 49 anni, al 77,3% tra quelli tra 50 e 59 anni e all’85,2% tra chi ha almeno 60 anni. Anche il consiglio a un giovane di intraprendere la professione medica resta maggioritario, ma con differenze generazionali: lo farebbe il 58,1% del totale degli intervistati, il 49,4% dei più giovani e il 63,8% dei medici con almeno 60 anni. Accanto alla soddisfazione, però, emerge il peso dei sacrifici: il 67,7% dei medici dichiara che la carriera ha imposto molte rinunce nella vita privata.

Donne medico, più ostacoli e maggiore impegno richiesto

La ricerca evidenzia una forte differenza di percezione tra uomini e donne rispetto agli ostacoli nella professione. Il 74,2% delle dottoresse ritiene che nella professione medica esistano molti più ostacoli per le donne rispetto agli uomini. La stessa opinione è condivisa dal 33,1% dei medici uomini. Inoltre, il 73,1% delle donne medico ritiene che, per riuscire nella professione, le donne debbano impegnarsi molto più degli uomini. Tra i medici uomini, questa valutazione è condivisa dal 32,3%.

Il dato conferma come la questione della conciliazione tra lavoro, famiglia e vita privata sia particolarmente rilevante per le donne e per le nuove generazioni, sempre meno disponibili ad accettare un modello di dedizione totalizzante alla professione.

Dignità umana, pace e democrazia nella cultura professionale

Uno degli aspetti più significativi della ricerca riguarda la centralità della dignità umana nella cultura professionale dei medici. Il 92,6% ritiene che curare le persone senza discriminazioni sia un modo per costruire una cultura di pace, mentre il 91,7% considera la tutela della salute per tutti un elemento capace di rafforzare buona convivenza e democrazia.

Il 46% dei medici reputa importante svolgere attività di volontariato in aree del mondo colpite da crisi umanitarie, guerre, catastrofi naturali o povertà. Inoltre, il 94,3% ritiene prioritario umanizzare la sanità, dedicando più tempo e maggiore attenzione alla relazione con i pazienti. Per il 93% degli intervistati, valori del giuramento professionale e codice deontologico restano una guida decisiva nell’attività medica.

Intelligenza artificiale: già usata dal 56% dei medici

La ricerca Fnomceo-Censis dedica un focus anche all’intelligenza artificiale. Il 56% dei medici intervistati dichiara di aver già utilizzato strumenti di IA nella propria attività clinica quotidiana. L’utilizzo supera la maggioranza assoluta in modo trasversale per età, anzianità di servizio e genere.

Tra i possibili benefici, il 44,9% dei medici ritiene che l’intelligenza artificiale possa contribuire in modo rilevante alla riduzione del tempo dedicato ad attività amministrative e burocratiche. Allo stesso tempo, il 78,3% degli intervistati considera importante una formazione specifica sull’IA, con riferimento agli aspetti etici, alle modalità di utilizzo e alle implicazioni professionali.

Il rischio di una relazione medico-paziente più fragile

Accanto alle opportunità, i medici segnalano anche possibili effetti critici dell’intelligenza artificiale. Il 34,9% ritiene che l’IA potrebbe portare pazienti e familiari a pensare di poter dialogare “alla pari” con i medici, con il rischio di indebolire il rapporto fiduciario e il riconoscimento delle competenze professionali.

Secondo la ricerca, solo una maggiore disponibilità di tempo per la relazione con i pazienti potrebbe permettere ai medici di fronteggiare questa possibile deriva negativa. L’IA viene quindi vista come uno strumento utile, ma da governare attraverso competenze, formazione e centralità della relazione di cura.

Lavoro dipendente, burocrazia e autonomia professionale

Un altro dato rilevante riguarda il rapporto con il lavoro dipendente. Per l’81,5% dei medici intervistati, il lavoro dipendente comporta un eccesso di impegni burocratici e finisce per sottrarre tempo alla relazione con i pazienti.

Inoltre, il 54% ritiene che il lavoro dipendente possa ridurre l’autonomia decisionale del medico. L’ipotesi del lavoro dipendente non trova quindi pieno consenso tra i professionisti, con un rigetto ancora più marcato tra i medici impegnati sul territorio. Il tema dell’autonomia resta dunque centrale nella percezione della qualità del lavoro medico e nella possibilità di esercitare la professione secondo criteri di responsabilità, appropriatezza e relazione con il paziente.

Una nuova idea di medico: meno eroismo, più equilibrio

“Ascoltare i medici, comprendere le motivazioni, le aspettative e le difficoltà è fondamentale per continuare a costruire politiche capaci di rafforzare il servizio sanitario nazionale e renderlo sempre più vicino ai cittadini” commenta il ministro della Salute Orazio Schillaci. “Sappiamo che è necessario rendere la professione medica più attrattiva, soprattutto per i giovani. Questo significa offrire percorsi di crescita, condizioni di lavoro adeguate, maggiore sicurezza, meno burocrazia, più tempo da dedicare alla cura delle persone, stipendi migliori ed esattamente quello che abbiamo fatto durante questo mandato di governo e che continueremo a fare fino all’ultimo giorno di lavoro” aggiunge. 

“Il medico – aggiunge Filippo Anelli, presidente Fnomceo – non è soltanto un professionista con competenze tecniche. È il custode di una relazione di cura, di un patto di fiducia con la persona malata e con la comunità. Per questo abbiamo chiesto al Censis di aiutarci a leggere in profondità il rapporto tra medici e lavoro: non per guardare al passato con nostalgia, ma per costruire un’agenda nuova, capace di valorizzare il buon medico e di restituire centralità alla cura”.

Gloria Frezza

09 Luglio 2026

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