Pnrr e Mezzogiorno: ricercatori assunti per restare, costretti ad andare via

Pnrr e Mezzogiorno: ricercatori assunti per restare, costretti ad andare via

Pnrr e Mezzogiorno: ricercatori assunti per restare, costretti ad andare via

Gentile Direttore, le scriviamo in rappresentanza dei ricercatori e del personale della ricerca sanitaria che, in questi anni cruciali, hanno rappresentato il motore dell'innovazione all'interno del Ssn. La nostra storia recente nasce da una successione di crisi e di risposte istituzionali...

Gentile Direttore,
le scriviamo in rappresentanza dei ricercatori e del personale della ricerca sanitaria che, in questi anni cruciali, hanno rappresentato il motore dell’innovazione all’interno del Servizio Sanitario Nazionale. La nostra storia recente nasce da una successione di crisi e di risposte istituzionali che oggi, paradossalmente, ci vedono come l’unico anello debole della catena.

Tutto ha avuto inizio con l’emergenza pandemica da COVID-19, una crisi sanitaria senza precedenti. Per coadiuvare il sistema in quel momento drammatico, sono stati reclutati con contratti a tempo determinato migliaia di infermieri, tecnici di laboratorio e OSS, spesso attraverso procedure concorsuali speciali basate su titoli e colloqui rapidi. Per queste figure, lo Stato ha giustamente previsto un percorso di stabilizzazione a tempo indeterminato al maturare di una determinata anzianità di servizio, riconoscendo il valore del loro operato durante l’emergenza.

Alla crisi sanitaria è seguita una profonda crisi economica, alla quale l’Italia ha risposto attraverso il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Questo piano non è stato solo uno strumento finanziario, ma una missione sociale: dare slancio al Mezzogiorno e contrastare la fuga dei cervelli. Molti dei nostri contratti sono nati proprio con questi vincoli: per accedere ai fondi, le unità di ricerca dovevano avere sede al Sud e includere ricercatori under 40 residenti nel Mezzogiorno. Siamo stati assunti per creare competenze locali, diminuire la disoccupazione giovanile e rafforzare territori storicamente svantaggiati.

I risultati di questo investimento sono tangibili: negli ultimi due anni abbiamo costruito infrastrutture, avviato progetti complessi e rafforzato la capacità di risposta del SSN. Il nostro lavoro non è solo un costo, ma un investimento che sta contribuendo concretamente alla ripartenza economica del Paese, come dimostrano gli indicatori di crescita legati all’attuazione del PNRR.

Tuttavia, oggi ci scontriamo con un’amara realtà: mentre i nostri colleghi assunti per l’emergenza sanitaria sono stati stabilizzati, noi ricercatori — che abbiamo contribuito a rispondere alla crisi economica e a modernizzare il sistema — ci troviamo a pochi mesi dalla scadenza dei contratti. Siamo vittime di una politica del “due pesi e due misure”: nonostante un’anzianità di servizio spesso superiore ai tre anni, rischiamo di essere espulsi dal sistema e rimandati a casa proprio ora che i progetti entrano nel vivo.

È inaccettabile che la ricerca sanitaria continui a essere considerata una “categoria B”. Non si possono investire fondi pubblici per trattenere i giovani al Sud e poi disperdere quel patrimonio umano non appena i riflettori del PNRR si spengono.

Rivolgiamo quindi un appello accorato al Ministero della Salute, alle Regioni e alle Istituzioni: chiediamo che vengano attivate immediatamente tutte le vie legislative per la nostra stabilizzazione a tempo indeterminato.

Non chiediamo privilegi, ma la coerenza di un sistema che non può permettersi di finanziare l’innovazione rendendo precario chi la rende possibile.

Confidiamo che la nostra voce trovi spazio e ascolto.

Cordiali saluti,

Il personale della ricerca a tempo determinato dell’IRCCS Pascale di Napoli

29 Aprile 2026

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