La fuga dei medici dal pronto soccorso non è un problema solo italiano. Anche il Canada deve fare i conti con un crescente abbandono della medicina d’urgenza, alimentato da burnout, carichi di lavoro e criticità organizzative. A fotografare la situazione è uno studio pubblicato sul Canadian Medical Association Journal (CMAJ), secondo cui un medico su dieci ha già lasciato la specializzazione. Un segnale che conferma come la crisi dell’emergenza-urgenza interessi ormai anche sistemi sanitari considerati tra i più avanzati.
L’indagine, realizzata nel 2025 dal Network of Canadian Emergency Researchers, ha coinvolto 410 medici di medicina d’urgenza provenienti da quasi tutte le province e i territori del Canada. I risultati delineano un quadro preoccupante: il 10% degli intervistati ha dichiarato di aver abbandonato la specializzazione, il 48% ha ridotto le ore dedicate all’attività clinica e il 20% ha usufruito di un periodo di congedo. A registrare i livelli più elevati di burnout sono soprattutto le donne e i professionisti più giovani.
Dalle testimonianze raccolte emerge un tema ricorrente: il sistema sanitario è percepito come in crisi. I medici descrivono pronto soccorso chiamati a compensare le carenze dell’intera rete assistenziale, con risorse insufficienti, scarso supporto e la convinzione che la situazione sia destinata a peggiorare. Per molti degli intervistati, il futuro della medicina d’urgenza appare privo di concrete prospettive di miglioramento.
Secondo gli autori, il burnout non può più essere considerato una conseguenza della pandemia. I livelli di esaurimento professionale restano elevati e rappresentano ormai un problema strutturale, con ripercussioni dirette sulla sicurezza dei pazienti e sulla qualità delle cure. Lo studio richiama infatti le evidenze che collegano il burnout dei medici a un aumento del rischio di errori e a un peggioramento dell’assistenza.
Tra le principali cause vengono indicate un sistema sanitario disfunzionale, sia a livello governativo sia ospedaliero, l’elevato volume di pazienti, la carenza di supporto clinico e organizzativo e aspettative spesso irrealistiche da parte dei cittadini sul ruolo del pronto soccorso, sempre più chiamato a rispondere anche a bisogni che esulano dalla medicina d’urgenza.
I risultati si aggiungono a quelli di altre analisi nazionali. L’indagine sulla salute dei medici dell’Associazione medica canadese aveva già evidenziato livelli analoghi di burnout, mentre un rapporto pubblicato nel giugno 2026 dall’Istituto canadese per l’informazione sanitaria ha documentato il progressivo aumento dei tempi di attesa nei pronto soccorso e il crescente numero di pazienti che lasciano la struttura senza essere visitati da un medico.
Per i ricercatori, la perdita di medici dell’emergenza rappresenta ormai una crisi per il sistema sanitario canadese. Inoltre, il progressivo abbandono della professione da parte del personale dei pronto soccorso contribuisce ad aggravare il burnout di coloro che rimangono in servizio, alimentando una spirale che rischia di compromettere ulteriormente la capacità di risposta del sistema.
Per invertire questa tendenza, gli autori chiedono interventi strutturali: colmare le lacune dell’assistenza ai pazienti, investire nell’assistenza geriatrica d’urgenza, ampliare il personale non sanitario per rispondere ai bisogni sociali e assistenziali e rafforzare l’organizzazione dei servizi. In parallelo, l’Associazione canadese dei medici d’urgenza ha definito un piano d’azione per sostenere il rilancio della disciplina.
Un richiamo all’azione arriva anche dall’editoriale che accompagna lo studio. Catherine Varner, medico d’urgenza e vicedirettrice del CMAJ, avverte che il Canada rischia di disperdere il patrimonio costruito in cinquant’anni di formazione specialistica. Con l’invecchiamento della popolazione, la crescente complessità del sistema sanitario, i disastri legati al cambiamento climatico e le minacce di conflitti internazionali, sottolinea, tutti i livelli di governo devono dare priorità alla prevenzione dell’abbandono della professione da parte dei medici di pronto soccorso.
L’editoriale invita però anche a non attendere esclusivamente riforme di sistema. Secondo Varner, sono necessari interventi immediati per proteggere il personale dei pronto soccorso e garantire la continuità dell’assistenza. Tra le proposte figura anche un maggiore coinvolgimento del governo federale, con meccanismi di responsabilizzazione delle amministrazioni provinciali e territoriali sui tempi di attesa e sull’accesso alle cure. Senza un’azione tempestiva, conclude, l’accesso all’assistenza di emergenza 24 ore su 24 in Canada rischia di essere seriamente compromesso.