Sanità pubblica: i numeri non sono più un allarme, sono una scelta che il Paese deve decidere se continuare a compiere

Sanità pubblica: i numeri non sono più un allarme, sono una scelta che il Paese deve decidere se continuare a compiere

Sanità pubblica: i numeri non sono più un allarme, sono una scelta che il Paese deve decidere se continuare a compiere

Gentile Direttore, i dati pubblicati sulla spesa sanitaria italiana impongono una riflessione che non può più essere rinviata. Essere ultimi nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro capite non rappresenta semplicemente una posizione in una classifica internazionale. Significa misurare concretamente la distanza...

Gentile Direttore,
i dati pubblicati sulla spesa sanitaria italiana impongono una riflessione che non può più essere rinviata. Essere ultimi nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro capite non rappresenta semplicemente una posizione in una classifica internazionale. Significa misurare concretamente la distanza che si è creata tra i bisogni di salute dei cittadini e le risorse che il nostro Paese decide di destinare al Servizio Sanitario Nazionale.

Quando milioni di persone arrivano a rinunciare a visite, esami e cure, la questione non riguarda più soltanto l’organizzazione della sanità: riguarda l’effettività di un diritto costituzionale. E dietro questi numeri ci sono anche i lavoratori.

Ci sono medici, infermieri, OSS, tecnici, professionisti sanitari, amministrativi e tutto il personale che ogni giorno continua a garantire servizi dentro organizzazioni sempre più sotto pressione, tra carenze di organico, turni difficili, professioni che perdono attrattività e una valorizzazione economica non proporzionata alle responsabilità richieste.

Come FIALS Lombardia diciamo con chiarezza che non si può continuare a chiedere al personale di compensare con sacrificio individuale ciò che manca in termini di programmazione, investimenti e risorse pubbliche.

Il problema non nasce oggi e sarebbe sbagliato attribuirlo a un solo Governo. È il risultato di scelte stratificate negli anni. Ma proprio per questo oggi serve una responsabilità politica altrettanto chiara: invertire strutturalmente la rotta.

Anche in Lombardia, una delle realtà sanitarie più importanti del Paese, dobbiamo interrogarci sul modello che vogliamo costruire. Liste d’attesa, difficoltà di reclutamento, pronto soccorso sotto pressione, medicina territoriale e valorizzazione dei professionisti non possono essere affrontati soltanto attraverso continue riorganizzazioni. Senza persone e senza risorse, nessuna riforma può funzionare.

FIALS Lombardia, in coerenza e piena sintonia con la linea politico-sindacale sostenuta dalla FIALS a livello nazionale, ritiene che il confronto sulla politica sanitaria, nazionale e regionale, debba partire da tre priorità inseparabili: più finanziamento pubblico, più personale e una maggiore valorizzazione economica e professionale di chi lavora nel Servizio Sanitario.

Perché quando il pubblico arretra non tutti hanno la possibilità di rivolgersi al privato. Ed è proprio lì che una difficoltà sanitaria diventa una disuguaglianza sociale. Difendere il Servizio Sanitario Nazionale significa difendere contemporaneamente due diritti: quello dei cittadini ad essere curati e quello dei lavoratori della sanità ad essere messi nelle condizioni di curare.

Come FIALS Lombardia diciamo quindi con chiarezza che il tempo delle analisi deve lasciare spazio alle scelte. Servono più finanziamento pubblico, più personale e una vera valorizzazione economica e professionale di chi lavora nella sanità.

Difendere il Servizio Sanitario Nazionale significa difendere insieme due diritti: quello dei cittadini ad essere curati e quello dei lavoratori ad essere messi nelle condizioni di curare.

Cordiali saluti,

Roberto Gentile
Segretario Regionale FIALS Lombardia

04 Settembre 2026

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