Il Ministero della Salute ha pubblicato il nuovo Rapporto Tossicodipendenze 2024, elaborato sui dati del Sistema informativo nazionale dipendenze (SIND). Il documento, che rappresenta la prima analisi nazionale dopo la modifica del SIND introdotta con il decreto ministeriale del 29 dicembre 2023.
Il quadro che emerge è quello di un sistema dei servizi pubblici per le dipendenze sostanzialmente stabile sul piano della rete, ma più sotto pressione sul fronte delle risorse professionali. Nel 2024 risultano operanti 569 Servizi pubblici per le Dipendenze, contro i 562 del 2019. Le sedi ambulatoriali di erogazione delle prestazioni passano da 603 a 619. Tuttavia, considerando i Ser.D che erogano prestazioni a soggetti con dipendenza da sostanze, il Rapporto 2024 indica 552 servizi e 595 sedi operative. Migliora anche la copertura informativa: nel 2024 il SIND rileva dati di attività del 98,7% dei Ser.D che trattano dipendenze da sostanze, mentre nel 2019 la quota era del 93,8%.
Il dato più rilevante riguarda però il personale. La dotazione complessiva del personale dipendente all’interno dei Ser.D passa da 6.221 unità al 31 dicembre 2018 a 5.766 unità al 31 dicembre 2023: 455 unità in meno, pari a una riduzione di circa il 7,3%. Cambia anche la composizione professionale. Gli infermieri aumentano il proprio peso percentuale, dal 30,2% al 33,1%, mentre i medici scendono dal 22,3% al 19,8%. In lieve calo anche psicologi, dal 15% al 14,4%, e assistenti sociali, dal 13,6% al 12,9%. Crescono invece gli educatori professionali, dal 9,4% all’11,1%, e gli OTA/OSS, dall’1,3% al 2,5%. Il rapporto infermieri/medici sale da 1,4 a 1,7, mentre quello tra medici e psicologi passa da 1,5 a 1,4.
Sul fronte dell’utenza, nel 2024 i servizi hanno assistito 126.910 soggetti dipendenti da sostanze, rispetto ai 130.168 del 2019: un calo di 3.258 assistiti, pari a circa il 2,5%. Diminuiscono anche i nuovi utenti, da 17.889 a 16.690, mentre aumentano in modo consistente i contatti complessivi, da 224.523 a 259.487. In altri termini, meno persone in carico, ma più occasioni di contatto con i servizi. La quota dei nuovi utenti resta sostanzialmente stabile: 13,2% nel 2024 contro 13,7% nel 2019.
La popolazione in trattamento appare più anziana. Nel 2019 le classi di età più frequenti tra gli utenti totali erano comprese tra 35 e 54 anni, con classe modale 45-49 anni. Nel 2024 il baricentro si sposta verso le classi 40-54 anni, con classe modale 50-54 anni. Anche l’età media dei pazienti già in carico cresce nettamente: da 41,9 a 44,5 anni. Tra i nuovi utenti l’età media passa da 33,3 a 33,8 anni.
Il cambiamento più marcato riguarda le sostanze. Nel 2019 il 65% dell’utenza in trattamento era in carico per uso primario di oppiacei; nel 2024 la quota scende al 59%. Il calo è ancora più netto tra i nuovi utenti: gli oppiacei passano dal 31,3% al 18,8%. L’eroina resta la sostanza primaria più usata tra l’insieme degli utenti trattati, ma il suo peso continua a ridursi.
Al contrario cresce la cocaina. Tra i nuovi utenti rappresentava già nel 2019 la prima sostanza d’abuso, con il 37,4% dei casi; nel 2024 arriva al 44,1%. Anche tra gli utenti già noti ai servizi il peso della cocaina aumenta, dal 19,2% al 23,7%, mentre sul totale dei pazienti passa dal 21,7% al 26,4%. In aumento anche la cannabis: tra i nuovi utenti passa dal 27,8% al 32,6%, e sul totale dei pazienti dall’11,7% al 12,7%.
Cambiano anche le modalità di assunzione. Nei pazienti già in carico l’uso per via iniettiva scende dal 32,5% del 2019 al 27,9% del 2024, mentre cresce la modalità fumata o inalata, dal 34,2% al 36,9%. Nei nuovi utenti la quota di chi usa la via iniettiva cala dal 7,6% al 4,4%, mentre aumenta la modalità fumata/inalata, dal 51,5% al 56,4%, e cresce anche la quota di chi sniffa la sostanza, dal 18,9% al 22,4%.
Sul piano delle prestazioni, il Rapporto segnala una riduzione dell’intensità media degli interventi sanitari e farmacologici e un aumento di quelli psicosociali. Nel 2019 ogni utente riceveva mediamente 20 prestazioni sanitarie, 193 farmacologiche e 13 psicosociali. Nel 2024 si passa a 18 prestazioni sanitarie, 166 farmacologiche e 19 psicosociali. La quota di pazienti con prestazioni medico-infermieristiche resta stabile, 80,3% nel 2024 contro 80,2% nel 2019, mentre scende quella sottoposta a trattamenti farmacologici, dal 57,8% al 52,6%. In lieve calo anche la quota di pazienti con almeno tre tipologie diverse di prestazioni, dal 68% al 66,2%.
Per le patologie psichiatriche concomitanti si registra una lieve diminuzione complessiva: nel 2024 sono 7.803 gli assistiti con almeno una patologia psichiatrica, pari al 6,1% degli assistiti in trattamento presso i Ser.D, contro 8.500, pari al 6,5%, nel 2019. Restano prevalenti i disturbi della personalità e del comportamento, sostanzialmente stabili: 60,2% nel 2024 contro 59,8% nel 2019. Aumenta invece il peso di schizofrenia e altre psicosi funzionali, dall’11,4% al 15,5%, e cresce lievemente la depressione, dal 2,8% al 3,3%. Calano le sindromi nevrotiche e somatoformi, dal 15,1% al 13,8%.
Sul versante delle malattie infettive, la quota di utenti testati per HIV resta praticamente invariata: 30,1% nel 2024 contro 30,3% nel 2019. Scende però la quota di positivi sul totale dei trattati, dall’1,3% all’1,1%, e anche quella tra i testati, dal 4,2% al 3,7%. Cresce invece la quota di utenti testati per HBV, dal 23,4% al 29,1%, e soprattutto per HCV, dal 22,5% al 29,5%. Per l’HCV aumentano i positivi sul totale dei trattati, dal 9% all’11,2%, ma tra i soggetti testati la positività scende dal 40,2% al 37,9%.
Resta però una criticità importante nella prevenzione. Tra coloro che hanno assunto sostanze per via iniettiva almeno una volta nella vita, nel 2024 oltre il 60% non risulta mai testato per HIV, con una quota indicata al 68,4%. Nel 2019 questa percentuale era del 52,1%. Per l’HCV, tra gli utenti con storia di uso iniettivo, la quota testata sale dal 28,2% al 39%, ma nei nuovi utenti si ferma al 16,3%, meno del 18,7% rilevato nel 2019.
L’attività ospedaliera mostra un incremento del carico assistenziale. Nel 2023, ultimo anno disponibile nel Rapporto 2024, si registrano 18.968 dimessi con diagnosi correlate all’uso di droghe, rispetto ai 18.700 del 2019. Le giornate di degenza aumentano da 210.549 a 229.577 e la degenza media passa da 11,7 a 12,6 giorni. Diminuiscono invece gli accessi in day hospital, da 6.181 a 4.564, e il numero medio di accessi scende da 8,3 a 6,6.
Anche il Pronto soccorso registra un aumento: gli accessi droga-correlati passano da 8.004 nel 2019 a 8.849 nel 2023. La quota sul totale nazionale degli accessi cresce dallo 0,04% allo 0,05%. Tuttavia diminuisce la percentuale di accessi che esitano in ricovero, dal 15,2% all’11%. Tra i ricoveri successivi all’accesso in Pronto soccorso, il reparto di psichiatria resta il principale approdo, anche se la quota scende dal 38,7% al 36,6%. Nel 2024 il Rapporto segnala inoltre il 17,9% dei ricoveri in terapia intensiva e il 16,4% in medicina generale. Le psicosi indotte da droghe rappresentano il 75,9% delle diagnosi dei ricoveri da Pronto soccorso, contro il 72,1% del 2019.
Infine i costi. Nel 2024 il costo medio annuo per residente dell’assistenza per le dipendenze, territoriale e ospedaliera, è pari a 21,8 euro. Nel 2019 era 18,2 euro: l’aumento nominale è di circa il 20%. Il costo complessivo dell’assistenza territoriale passa da 1,049 miliardi a 1,229 miliardi di euro. L’assistenza ambulatoriale cresce da 705,990 a 815,877 milioni, quella semiresidenziale da 44,011 a 70,556 milioni e quella residenziale da 299,142 a 342,720 milioni. La remunerazione teorica delle prestazioni di ricovero ospedaliero passa da 49,139 milioni nel 2019 a 54,325 milioni nel 2023.
Nel complesso, il confronto 2019-2024 restituisce una trasformazione profonda del fenomeno e della risposta assistenziale. I Ser.D seguono meno utenti ma con più contatti, hanno meno personale e un mix professionale più spostato verso infermieri, educatori e OSS. Le prestazioni farmacologiche si riducono, mentre aumentano gli interventi psicosociali. Sul piano epidemiologico si conferma l’invecchiamento dell’utenza storica e l’ascesa della cocaina tra i nuovi accessi. Sul fronte sanitario, restano aperti i nodi dello screening infettivologico, della comorbilità psichiatrica e dell’aumento degli accessi ospedalieri e in Pronto soccorso. Il tutto con costi in crescita e una rete chiamata a rispondere a bisogni sempre più complessi.