Sessantuno milioni di tonnellate di detriti, pari al volume di 25 torri Eiffel, e circa il 15% delle macerie potenzialmente contaminato da amianto, rifiuti industriali o metalli pesanti. Sono i numeri richiamati da AIOM e Fondazione AIOM in apertura delle Giornate dell’etica, dedicate quest’anno a “Guerra, salute globale e oncologia”. Le stime sono in linea con quanto indicato dall’UNEP, secondo cui la distruzione nella Striscia di Gaza ha prodotto oltre 61 milioni di tonnellate di detriti e una quota significativa di rovine potrebbe essere a rischio di contaminazione se i flussi di rifiuti non vengono separati precocemente.
Per gli oncologi italiani, l’amianto mescolato alle macerie rappresenta un ostacolo rilevante alle operazioni di bonifica e un rischio sanitario destinato a protrarsi nel tempo. L’esposizione alle fibre di amianto è associata a neoplasie come mesotelioma pleurico, carcinoma del polmone, della laringe e dell’ovaio.
“Assistenza oncologica azzerata nei territori palestinesi”
Accanto al rischio ambientale, AIOM richiama l’impatto immediato della guerra sui percorsi di cura. I conflitti armati, sottolinea l’Associazione, interrompono diagnosi e trattamenti, danneggiano infrastrutture e catene di approvvigionamento dei farmaci, e pongono pazienti e operatori sanitari in condizioni di estrema vulnerabilità.
“Nelle Regioni colpite da conflitti”, spiega Massimo Di Maio, presidente AIOM, “i pazienti oncologici affrontano sfide urgenti dovute alla mancanza dei farmaci anticancro, ai danni agli ospedali, alla carenza di personale e alle difficoltà negli spostamenti da e per i luoghi di cura anche per il malfunzionamento delle strutture sanitarie, sovraccaricate da feriti di guerra”.
Secondo Di Maio, a Gaza la situazione era già critica prima del 7 ottobre 2023 e si è aggravata con il conflitto. “Dopo la distruzione, nel 2025, dell’ospedale turco-palestinese, l’unica struttura specializzata per il trattamento del cancro nella Striscia, circa 10.000 pazienti oncologici non hanno più ricevuto le diagnosi e le cure specialistiche, i farmaci e i trattamenti necessari”, afferma.
Il centro, riferisce AIOM, disponeva di 200 posti letto ed era il riferimento per chemioterapia e formazione oncologica. Oggi, sostiene Di Maio, “a Gaza l’oncologia non esiste più” e i pazienti continuano a incontrare difficoltà nell’ottenere il permesso di lasciare la Striscia attraverso Rafah per accedere a cure mediche specialistiche.
Secondo quanto riportato dagli oncologi, sarebbero circa 5.000 i pazienti in attesa dell’autorizzazione a partire. “Secondo i medici di Gaza, le persone colpite dal cancro nella Striscia stanno morendo a un ritmo da due a tre volte superiore rispetto a prima dell’inizio della guerra”, afferma il presidente AIOM.
Il confronto con l’Ucraina
AIOM e Fondazione AIOM richiamano anche il caso dell’Ucraina, dove, nonostante i danni, la carenza di personale sanitario e le interruzioni delle forniture, l’accesso alle cure oncologiche essenziali nelle aree controllate dal Governo sarebbe stato in gran parte ripristinato entro sei mesi dall’invasione russa del febbraio 2022.
Oggi, riferiscono gli oncologi, la maggior parte dei pazienti riceve assistenza nei centri regionali più vicini al domicilio, mentre chi necessita di farmaci innovativi o terapie non disponibili continua a recarsi all’estero grazie alla protezione temporanea della Commissione europea, che garantisce agli ucraini un accesso all’assistenza sanitaria pari a quello dei cittadini dell’Unione europea.
“La rapida ripresa dell’Ucraina evidenzia il valore della mobilità transfrontaliera strutturata, del coordinamento centralizzato e della collaborazione internazionale, modelli che potrebbero migliorare l’assistenza oncologica anche in altri contesti bellici”, afferma Francesco Perrone, presidente Fondazione AIOM.
Perrone: “Screening e prevenzione finiscono in secondo piano”
Per Perrone restano però aperte criticità importanti anche nel contesto ucraino. Il sistema sanitario, osserva, è oggi fortemente dipendente da sovvenzioni e prestiti internazionali per sostenere i servizi essenziali, compresa l’assistenza oncologica, mentre le entrate interne sono in gran parte destinate alla difesa.
“Nei contesti di guerra, prevale la preoccupazione per la sopravvivenza immediata, pertanto screening oncologici e prevenzione restano in secondo piano”, sottolinea Perrone. Questo può determinare una riduzione delle diagnosi precoci e, nel tempo, un incremento della mortalità evitabile per tumore.
A preoccupare sono anche l’interruzione degli studi clinici, la discontinuità terapeutica, la riconversione degli ospedali verso la medicina d’urgenza e la rottura delle catene di approvvigionamento dei farmaci.
Berardi: “Le guerre creano una biosfera contaminata”
“Oltre ai morti e ai feriti e agli enormi ostacoli alla cura dei pazienti oncologici, le attività belliche creano una ‘biosfera della guerra’ nella quale l’aria e l’acqua sono contaminate con metalli pesanti e sostanze cancerogene, che derivano dai residui bellici e dalle macerie”, afferma Rossana Berardi, presidente eletto AIOM.
Secondo Berardi, salute dell’ambiente e salute delle persone devono essere lette insieme, in un approccio One Health. “In particolare, l’amianto rappresenta un fattore di rischio oncologico presente in numerose aree di conflitto. A Gaza siamo di fronte a una trappola chimica con macerie miste a residui contaminati”.
Il problema riguarda anche l’Ucraina, dove l’amianto è stato utilizzato in edilizia fino a tempi recenti ed è stato vietato solo nel 2017, mentre in Italia il divieto risale al 1992. Secondo quanto richiamato da AIOM, la distruzione degli edifici può liberare fibre di amianto nell’atmosfera, con effetti che potrebbero emergere dopo decenni, considerata la lunga latenza tra esposizione all’asbesto e tumori correlati.
AIOM annuncia l’adesione ai principi del manifesto per migliorare l’assistenza oncologica nelle popolazioni colpite dai conflitti, pubblicato su The Lancet dopo il primo Global Summit on War and Cancer, svoltosi nel dicembre 2023. Il manifesto richiama la necessità di una collaborazione internazionale per sviluppare servizi oncologici specifici sia nelle emergenze umanitarie acute sia nei contesti di crisi prolungata.
Tra le raccomandazioni indicate figurano il rispetto delle Convenzioni di Ginevra per la protezione del personale medico, il divieto di attacchi contro le strutture sanitarie e la tutela dei diritti dei pazienti, compresi quelli con diagnosi di cancro.
“AIOM aderisce ai principi del manifesto ed è pronta a contribuire concretamente alla cooperazione internazionale”, conclude Di Maio, “mobilitando le competenze e l’impegno dei propri soci e dell’intera comunità oncologica italiana, promuovendo iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e sollecitando le istituzioni ad assumere impegni e interventi concreti per tutelare il diritto alla cura dei pazienti oncologici anche nei contesti di guerra”.