Una questione di dignità

Una questione di dignità

Una questione di dignità

Gentile Direttore, è stato con grande piacere che non ho potuto non notare la convergenza in stretta contemporaneità di recenti due contributi di miei colleghi, che per dichiarata disillusione o per probabile ottimismo hanno voluto compiere un decisivo cambio di passo rispetto a quanto ero ormai abituato a riscontrare nel mondo della nostra – malgrado tutto – amata professione.

Gentile Direttore,

è stato con grande piacere che non ho potuto non notare la convergenza in stretta contemporaneità di recenti due contributi di miei colleghi, che per dichiarata disillusione [1] o per probabile ottimismo [2] hanno voluto compiere un decisivo cambio di passo rispetto a quanto ero ormai abituato a riscontrare nel mondo della nostra – malgrado tutto – amata professione.

Per me che sin dal primo “vagito” scritto su queste pagine [3] ho sempre evidenziato la irrisolta attuale madornale disparità di trattamento e considerazione tra le professioni sanitarie mediche e non mediche (come se, alla stregua di vecchie logiche corporative in auge in epoche storiche precedenti, forse pure non troppo distanti dalla nostra contemporaneità, esistano soltanto le prime e poi il nulla, [4]), sembra che finalmente si voglia uscire da un mondo indorato di ipocrisie, congressi altisonanti ed un impressionante sequel di inutilerie amministrative, ove si è fatto veramente di tutto per oscurare quanto oggi affermato da questi due miei colleghi, e cioè che malgrado il TSRM sia

«un professionista sanitario altamente qualificato, in possesso di laurea e titoli specialistici, responsabile della corretta ed efficace esecuzione degli esami diagnostici e terapeutici che impiegano radiazioni ionizzanti, risonanza magnetica, ultrasuoni e tecnologie di ultima generazione. Una figura che, negli ultimi decenni, ha vissuto una profonda evoluzione tecnica, scientifica ed universitaria» …

esso sia contemporaneamente in una situazione di “apartheid” rispetto a tutte le altre professioni, mediche e non mediche (caso tanto unico quanto emblematico), a causa di un

«recinto normativo in cui siamo confinati. La Legge 187 del 2000 ed il successivo Decreto Legislativo 101 del 2020 ribadiscono infatti il principio di giustificazione (e ottimizzazione) e la responsabilità clinica in capo al medico specialista, mentre i contenuti dell’Atto Medico Radiologico della SIRM blindano ulteriormente ogni procedura all’interno di un percorso che azzera l’autonomia professionale del TSRM».

Parafrasando Neil Armstrong è un «passo da gigante» in avanti rispetto a fortemente perplimenti formule del recente passato istituzionale:

«ritenevo che l’autorevolezza della professione non passasse dal riconoscimento normativo … » [5],

perché finalmente si vuole mettere a nudo la questione del madornale errore normativo/giurisdizionale commesso dal legislatore nell’anno 2000, complice la inetta inerzia di una pur nutrita e strapagata rappresentanza istituzionale in seno al CC della FNCTSRM, che fin troppo facilmente – da cui l’amletico dubbio sul perché non si sia intervenuti – avrebbe dovuto invocare con trombe squillanti ed in pompa magna  una incostituzionalità del decreto legislativo 187, stante – assai semplicemente – la intera previgente legislazione riguardante la storia della professione di Tecnico Sanitario di Radiologia Medica in Italia.

Subito dopo la soddisfazione per una apparente presa di coscienza che finalmente possa affiancare la “vox clamantis in deserto” del sottoscritto, la domanda sorge spontanea: cosa bisogna fare ora?

È evidente che anche la risposta giace in formula estremamente efficace e pragmatica nei contributi dei miei colleghi:

1. non si può guardare avanti (rimozione del vincolo di esclusività) se qualcuno resta indietro: il tema della soffocata autonomia del TSRM è talmente complesso ed impaludato che rischia di essere una zavorra per tutte le altre professioni (dott. Sciacca).

2. non si può guardare avanti se non si implementa il corrispondente indubitabile riconoscimento normativo, strutturato sul piano contrattuale ed organizzativo in generale (sia in ambito pubblico che privato) di professionisti (tutti) cui lo stato Italiano già da tempo riconosce Laurea magistrale, Master di primo e secondo livello e Percorsi di Alta Formazione, dottorato di Ricerca incluso (dott. Quartarone).

La voce che grida (o gridava) nel deserto già da tempo ha indicato qual è la strada principale per perseguire questi obiettivi: La revisione della legge sulla radioprotezione post d. lgs. 187/200 + d. lgs. 101/2020. A stretto giro, i suoi corollari: standardizzazione dei protocolli per ogni esame e/o quesito clinico e determinazione dei corrispondenti carichi di lavoro (tempi di esecuzione).

Questi sono gli ineludibili ed irrimandabili punti per far risorgere il TSRM e restituirgli (giammai regalargli) la propria dignità professionale. Una dignità che già sarebbe tutelata sulla carta sia dalla Costituzione Italiana, sia dalla Unione Europea, sia dalla Organizzazione Internazionale del Lavoro. Probabilmente però questa rivoluzione prevede che i temi lanciati da Quartarone, Sciacca, Spada ed alcuni altri (mi piace convocare anche il dott. Alemanno), diventino una fondamentale cultura diffusa tra tutti i professionisti; una cultura che guidi anche una attesa parallela rivoluzione nelle dinamiche di assegnazione dei ruoli all’interno dell’establishment rappresentativo, affinché guidi un tale epocale effettivo cambio di marcia.

Calogero Spada, TSRM – Dottore Magistrale, Libero professionista

_________________________________________________

[1] https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/il-disilluso-tsrm-italiano-in-contrasto-perenne-tra-ideale-e-reale/

[2] https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/riflessione-di-un-tecnico-sanitario-di-radiologia-medica/

[3]  http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=56594

[4] https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/serve-un-brambilla-tra-i-non-medici/

[5]   https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/la-legge-uguale-per-tutti-non-esiste/

13 Luglio 2026

© Riproduzione riservata

Casa, RSA e anziani fragili: una “non alternativa” che non aiuta il Paese
Casa, RSA e anziani fragili: una “non alternativa” che non aiuta il Paese

Gentile Direttore,un tema di dibattito molto attuale richiama un principio che merita attenzione: gli anziani devono poter restare il più possibile nella propria casa, nel proprio ambiente di vita, dentro...

La infrastruttura costituzionale del welfare: la funzione dei Livelli Essenziali di Comunità
La infrastruttura costituzionale del welfare: la funzione dei Livelli Essenziali di Comunità

Gentile Direttore, la discussione sui Livelli Essenziali di Comunità (LEC) non riguarda soltanto l'introduzione di una nuova categoria di prestazioni sociali. Essa apre una riflessione ben più ampia sul modo...

Salute orale e salute generale: la bocca come sentinella dell’organismo
Salute orale e salute generale: la bocca come sentinella dell’organismo

Gentile Direttore,la salute orale è una componente essenziale della salute complessiva della persona e un ambito di crescente rilevanza per la sanità pubblica, come dimostra l’inserimento nel Piano Triennale di...

Le cosiddette riforme si moltiplicano e si impongono, ma l’innovazione esisteva già
Le cosiddette riforme si moltiplicano e si impongono, ma l’innovazione esisteva già

Gentile Direttore,che il maggior quotidiano economico nazionale, Il Sole 24 Ore, dedichi una riflessione alla medicina generale territoriale (“Io medico di famiglia in Casa di Comunità ci vado per scelta...